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Tribù Kavirondo


Guerrieri Kavirondo con il capo al centro.
Guerrieri Kavirondo con il capo al centro.

I KAVIRONDO.

Nome comprensivo con cui si designano due importanti gruppi etnici del Kenya.

Il primo, che deriva il nome dall'omonimo golfo del Lago Vittoria, sulle cui rive è stanziato, è anche detto dei Kavirondo nilotici (o Luo Kavirondo, o Joluo); sono agricoltori e pescatori patrilineari, dediti anche all'allevamento. Parlano Dholuo come prima lingua.

Il secondo gruppo, assai consistente, è quello dei Kavirondo bantu, anch'essi organizzati in clan patrilineari; l’agricoltura è la loro principale attività economica.

I Bantu sembrano essere stati i primi arrivati, mentre i gruppi etnici nilotici, provengono dalla zona di confine tra Sudan del Sud e Uganda: tra il 1500 e il 1800, alcuni di loro hanno attraversato il lago Vittoria per raggiungere la loro casa attuale nell'odierna Tanzania e Kenya. In Kenya si stanziarono nei territori intorno al Golfo Kavirondo (o Kaviirondo), oggi Golfo di Winam, un prolungamento del lago Vittoria a nord-est verso la parte occidentale del Kenya.

I Bantu ora occupano una regione più a nord rispetto ai loro vicini, regione che si estende fino al Monte Elgon.

 

Eziologia del nome "Kavirondo": i giovani guerrieri locali, armati di lance, archi, frecce avevano l’abitudine di sedersi sui talloni, che in Swahili si dice kaa virondo . Così la regione venne chiamata Kavirondo e gli abitanti spregiativamente chiamano wa-Kavirondo "le persone che siedono sui talloni".

Potete osservare che ciò non ha senso, ma non ha senso meravigliarsi che in questo paese non esiste una logica o qualsivoglia azione logica. Qui l’espressione in sé (parola, frase, azione o altro) appare priva di una logica significante più che di un significato. La lingua dei popoli Swahili, pur conservando una correttezza formale è spesso bilanciata da un caos semantico o dai doppi significati.

Donne Kavirondo al mercato di Port Florence, oggi Kisumu. Vedi "Uganda Railway".
Donne Kavirondo al mercato di Port Florence, oggi Kisumu. Vedi "Uganda Railway".

 

Una caratteristica di queste genti era la loro tradizionale nudità.

Gli uomini sposati nilotico Kavirondo, che erano padri, portavano un piccolo pezzo di pelle di capra (Sembe). Anche se praticamente inutile come rivestimento, veniva indossata in base al galateo etnico. Anche oggi, tra gli uomini che hanno adottato un abbigliamento europeo, questa pelle di capra deve essere ancora indossata sotto i vestiti. Il contatto con i bianchi ha portato all'adozione di un abbigliamento europeo da un numero di uomini, ma le donne, più conservatrici, sono rimaste in nudità o con quella scarsità di vestiti che indossavano prima dell'avvento degli europei.

Tra i bantu Kavirondo le donne coniugate portano una frangia corta di spago nero davanti e dietro un fiocco di fibra di banana tenuto da una cintura. Questo fiocco, visto da una certa distanza, ha l'aspetto di una coda.

Agli uomini, ed anche ai mariti, è proibito toccare le “code” delle donne, che devono essere indossate anche se si ha avvolto qualsiasi altro capo di abbigliamento intorno al corpo.

I “tatuaggi”, che in realtà non sono altro che cicatrici provocate col taglio della pelle, sono praticati sul petto e sullo stomaco per ornamento.

Alcune delle tribù bantu praticano la circoncisione , le tribù nilotiche non lo fanno.

I Kavirondo, si dice, siano noti per la loro natura indipendente e combattiva, l'onestà e la morale sessuale, tratti particolarmente marcati tra le tribù bantu.   

Bantu Kavirondo, Kenya. Una giovane coppia sposata
Bantu Kavirondo, Kenya. Una giovane coppia sposata

 

Ci sono più donne che uomini, e quindi i Kavirondo sono naturalmente inclini verso la poligamia.

Tra le tribù Bantu un uomo rifiuta tutte le sorelle minori della moglie quando raggiungono la pubertà. Nessuna donna vive praticamente celibe tutta la vita, se non ha nessun pretendente che la vuole per moglie, lei sceglie un uomo e si offre a lui ad un prezzo ridotto, un’offerta generalmente accettata, poiché le donne sono eccellenti lavoratrici agricole.

I Kavirondo nilotici sono inclini all'esogamia, tentando sempre di sposarsi fuori del loro clan. Le ragazze sono fidanzate con sei o sette, e il marito scelto fa continuamente piccoli regali per il padre fino a quando la sposa raggiunge la femminilità. È considerata come una vergogna se la ragazza non arriva vergine al giorno delle nozze. Lei viene rimandata dai suoi genitori, che devono restituire quanto pagato per avere la ragazza in sposa, e pagare una multa. La moglie che commette adulterio era precedentemente punita con la morte, e la pena capitale era anche inflitta a ragazzi e ragazze colpevoli di impudicizia.

Tra i bantu Kavirondo il prezzo minimo normale per una donna è di quaranta zappe, una ventina di capre e una mucca, pagati a rate.

I nilotici Kavirondo pagano venti pecore e da due a sei vacche; il marito scelto può rivendicare la sua sposa dopo mezzo pagamento; se una donna muore senza aver avuto bambini, l'ammontare del suo acquisto deve essere restituito dal padre, a meno che il vedovo acconsenta di sostituirla con un'altra sorella.

 

Le donne sono prolifiche ed il parto gemellare, anche se molto comune è considerato un evento fortunato che si celebra con feste e balli.

Tra i bantu Kavirondo la madre di due gemelli deve rimanere nella sua capanna per sette giorni; tra i nilotici Kavirondo i genitori ed i bambini devono rimanere nella capanna per un mese intero.

Se una madre Bantu ha perso due figli in successione, il prossimo figlio nato viene collocato all'alba sulla strada, dove rimane fino a quando un vicino di casa, di solito una donna amica, va di proposito a raccoglierlo togliendolo così alla madre che deve dare una capra in cambio; una simile usanza prevale anche tra le tribù nilotiche.

I nomi non sono né maschili né femminili, e una ragazza porta spesso il nome di suo padre.

 

I Kavirondo seppelliscono i loro morti.

In una delle tribù Bantu, la Awa-Kisesa, un capo è sepolto nel pavimento della sua capanna in posizione seduta, ma ad una tale profondità che la testa possa sporgere. Sopra la testa viene posto un vaso di terracotta, e le sue principali mogli devono rimanere nella capanna finché la carne viene mangiata dalle formiche o si decompone, poi il cranio viene rimosso e sepolto vicino alla capanna. Più tardi lo scheletro è portato alla luce, e seppellito con una grande cerimonia nel luogo di sepoltura sacro della tribù.

Le donne sposate delle tribù Bantu sono sepolte nella loro capanna sdraiate sul loro lato destro con le gambe accavallate (incrociate), la capanna viene poi abbandonata.

Tra le tribù nilotiche la tomba è scavata sotto la veranda della capanna.

Gli uomini delle tribù Bantu sono sepolti in uno spazio aperto in mezzo alle loro capanne; fra le tribù nilotiche, se la prima moglie del defunto è viva, l’uomo viene sepolto nella sua capanna, se non, sotto la veranda della capanna in cui è morto.

Un bambino è sepolto vicino alla porta della capanna di sua madre. Un segno di lutto è una corda di fibra di banano portata attorno al collo e alla vita.

 

Un capo sceglie, a volte anni prima della sua morte, uno dei suoi figli come suo successore, spesso dando un braccialetto in ottone come emblema.

Le proprietà di un uomo sono divise in parti uguali tra i suoi figli.

Kavirondo. Villagggio vicino al  Lago Vittoria, Kenya
Kavirondo. Villagggio vicino al Lago Vittoria, Kenya

 

Mentre alcune tribù vivono in capanne isolate, quelli del nord hanno villaggi recintati. Le pareti sono di fango, tra le tribù nilotiche, di tanto in tanto sono in pietra. Le loro capanne sono circolari con tetti di paglia conici, e verande abbastanza ampie a tutto tondo. Una parte esterna della capanna è riservata come dormitorio per le capre, mentre le galline dormono al chiuso in un grande cesto. I giacigli sono costituiti unicamente da pelli. In ogni rifugio ci sono due camini, su cui prevale una rigida etichetta: estranei o lontani parenti non sono autorizzati a passare oltre il primo, che è vicino alla porta, e viene utilizzato per la cottura; mentre accanto al secondo, che è quasi al centro della capanna, si trova il proprietario, le sue mogli, figli, fratelli e sorelle. Intorno a questo camino dorme tutta la famiglia.

Pentole, contenitori per l'acqua e vasi di terracotta per il grano sono gli unici altri mobili. Il cibo è servito in piccole ciotole. Ogni uomo adulto ha una capanna per se stesso, e una per ogni moglie. Le capanne dei Masaba Kavirondo ad ovest del monte Elgon hanno l'apice del tetto sormontato da un palo scolpito che rappresenta “ovviamente” un fallo.

 

Tra i bantu Kavirondo un padre non mangia con i suoi figli, né i fratelli mangiano insieme.

Tra le tribù nilotiche il padre ed i figli mangiano insieme, di solito in una capanna separata con i lati aperti. Le donne mangiano a parte e solo dopo che gli uomini hanno finito.

 

Anche se un popolo pacifico, i Kavirondo sono buoni combattenti. Le loro armi sono lance con lame piatte piuttosto lunghe e spade a pala larga (macete). La maggior parte usano anche archi e frecce oltre a degli scudi. Le armi da fuoco stanno comunque soppiantando altre armi.

La guerra per i Kavirondo è principalmente difensiva e inter-tribale, quest'ultima è una chiara forma di vendetta.

Quando un uomo uccide il suo nemico in battaglia si rade la testa e al suo ritorno viene strofinato con la “medicina” (generalmente escrementi di capra), per difenderlo dallo spirito del morto. I Awa-Wanga hanno abbandonato questa usanza da quando hanno ottenuto le armi da fuoco. I giovani guerrieri usano le armi per trafiggere i corpi dei loro nemici uccisi.

 

Già in epoca coloniale si registrava un aumento della popolazione dei Kavirondo a causa della loro fecondità e la loro morale. Ma da allora coloro che vivono nelle terre basse soffrono di una lieve forma di malaria, mentre quelli che popolano gli altipiani sono soggetti alla dissenteria ed alla polmonite. Si sono verificate anche epidemie di vaiolo.

La medicina natale è delle più semplici se non inesistente.

Le ferite si ricoprono con burro e foglie, e per l'infiammazione dei polmoni o la pleurite, viene praticato un foro nel petto.

Non ci sono medici: le donne sono i medici.

Alcuni dei denti incisivi vengono estratti. Se un uomo li conserva, si pensa, possa essere ucciso in guerra.

Tra alcune tribù le donne hanno anch'esse gli incisivi estratti, altrimenti la disgrazia colpirebbe i loro mariti. Per lo stesso motivo la moglie si pratica cicatrici sulla pelle della fronte o sullo stomaco. Un marito Kavirondo, prima di iniziare un pericoloso viaggio, pratica ulteriori cicatrici sul corpo della moglie al fine di garantire la buona fortuna.

 

I Kavirondo hanno danze per le nascite, così come la danza della morte, oltre a danze di genere propiziatorio nelle stagioni di siccità.

La loro musica è a volte abbastanza lamentosa e prodotta da uno strumento musicale tradizionale a corde a forma di grande lira, il nyatiti. Usano anche vari tamburi.

Sembra che i Kavirondo pratichino un vago culto degli antenati, ma le tribù del nord hanno due dei, Awafwa e Ishishemi, gli spiriti del bene e del male. Per il primo vengono sacrificati, bovini e capre.

I Kavirondo hanno grande fiducia nella divinazione dalle interiora di una pecora. In genere tutte le persone e tutte le cose sono presagio di bene o di male per i Kavirondo.

Hanno pochi miti o tradizioni; l’oritteropo è la figura principale nella loro leggende con animali.

Essi credono nella stregoneria e nella prova pratica dell’ordalia.

I Kavirondo sono essenzialmente un popolo di agricoltori: gli uomini e le donne lavorano nei campi con grandi zappe di ferro. Oltre al sorgo, miglio rosso (Eleusine coracana) e mais, tabacco e canapa sono entrambi coltivati e affumicati. Entrambi i sessi fumano, ma l'uso della canapa è limitato a uomini e donne non sposate, in quanto si pensa di ferire le donne in età fertile. La canapa è fumata in un narghilè.

I Kavirondo coltivano sesamo e fanno un olio dai suoi semi, che si bruciano in lampade di argilla.

I Kavirondo allevano bovini, pecore, capre, polli e tengono anche alcuni cani, i gatti selvatici o domestici se li mangiano (quindi non ne circolano).

Le donne non mangiano pecore, polli o uova, e non sono autorizzate a bere il latte, tranne quando è mescolato con altre cose.

La carne del gatto selvatico e del leopardo è stimata dalla maggior parte delle tribù.

Le capre e le pecore vengono uccise soffocandole, il muso viene tenuto fino a quando l'animale muore.

Dal miglio rosso viene prodotta una birra.  

Ecco come le donne Kavirondo "catturano" gli ippopotami.
Ecco come le donne Kavirondo "catturano" gli ippopotami.

 

I Kavirondo, secondo antiche ed odierne leggende, sono “cacciatori coraggiosi”, catturando l'ippopotamo con corde e trappole, e attaccando con le lance i più grandi elefanti.

La verità sta totalmente all'opposto: i Kavirondo sono feroci macellai.

Come ho già avuto modo di dire nel blog “Video Safari”, i negri, anche se armati, solitamente non affrontano un animale a viso aperto, specie se di grandi dimensioni. A meno che non crediate nelle favole, anche i guerrieri Maasai, armati di lance, cacciavano in gruppo il leone ormai vecchio e spelacchiato.

Al piegarsi ai loro piedi della maestosità, fierezza e forza dell'animale, i negri vengono assaliti da un senso di onnipotenza che li guida ad essere ancora più violenti e crudeli nei confronti delle loro vittime.

Ne consegue che poi, alla vista e all'odore del sangue, sia degli animali che degli umani, costoro vengono pervasi da un senso di eccitazione che influisce sulla loro ferocia in modo esponenziale, con il risultato che i corpi o le carcasse dei caduti vengono orrendamente mutilati. In parole povere... il loro coraggio è direttamente proporzionale alla loro eccitazione che viene alimentata anche in modi diversi da quelli qui citati.

 

Quindi, non è vero che i Kavirondo catturano l’ippopotamo con corde o trappole, ma usano corde per trascinarlo solo quando l’animale stramazza al suolo in fin di vita, dopo aver subito un feroce attacco con lance e frecce da parte di un gruppo composto da almeno (e dico almeno), una ventina di individui di cui la vigliaccheria, la barbarie ed il totale disprezzo per la natura sono parti integranti della loro quintessenza: le cosiddette “bestie umane!”

Chi pensa che i Kavirondo necessitino di uccidere ippopotami ed elefanti per il loro sostentamento alimentare, pecca di totale incompetenza, ma le madri di costoro, come si suol dire, sono sempre incinte!

Vero è che i Kavirondo mangerebbero pure vostra madre e direbbero: “Nzuri nyama huu ng'ombe!” (“Buona la carne di questa vacca!”). Ancorché molto intuitiva, non ho voluto lasciare i più in balia della lingua, ai quali consiglio la lettura di “Uccidere animali o bestie umane?” e “Carne umana o di animali?”.

I video che seguono testimoniano la veridicità di quanto detto, ricordandovi che quello che vedrete è ancor oggi non il metodo di caccia, ma il "Game Safari" dei negri in tutta l'Africa sub-sahariana. Se la visione vi stimola, venite a trovarmi... vi verrà riservato il medesimo trattamento!

Perca del Nilo
Perca del Nilo

Il pesce, “molto apprezzato”, è catturato utilizzando attrezzature inadeguate che finiscono per intrappolare pesci di tutte le dimensioni, compresi quelli più giovani, che sono essenziali per la ricostituzione delle specie.

Alcuni scelgono addirittura di usare delle zanzariere a maglia sottile, il che, oltre alla illegale “caccia di novellame” ha sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo la presenza di insetticidi nell'acqua in quanto le zanzariere sono trattate con permetrina e deet.

Per quanto concerne lo stato ecologico del lago vi rimando alla sezione “Lago Vittoria”, nonché all'interessante “Reportage Fotografico” sul secondo lago più grande del mondo.

 

L’apicoltura è comune, e dove gli alberi sono scarsi gli alveari sono posti sul tetto della capanna.

Industrie di Kavirondo tradizionali sono improntate sulla produzione di lisciva, a loro dire prodotta con le ceneri dalla combustione di canneti e piante acquatiche, mentre a mio avviso viene largamente usata la cenere di legna; la fusione del minerale di ferro (confinato alle tribù Bantu); ceramiche ed il confezionamento dei cesti.