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Storia di Watamu


Watamu, Kenya
Watamu, Kenya
Watamu, Kenya
Watamu, Kenya

 

L'attuale moderna Watamu ha una giovane storia che può essere fatta partire dal 1937 quando una famiglia irlandese, i Flynns, naufragarono intorno Watamu e furono trascinati a riva sull'attuale spiaggia di Turtle Bay e dove vissero in una barca rovesciata.

Allora Watamu era solo una foresta senza popolazione, tranne per i pescatori occasionali provenienti da Malindi e Lamu (Bagiuni-Bajuni in Swahili, discendenti da matrimoni misti tra Giriama e commercianti arabi) che di tanto in tanto nuotavano verso la riva quando il mare era agitato rifugiandosi in baracche dal tetto di paglia, a nord della spiaggia anzidetta, vicino all'odierna posizione del villaggio di Watamu. Lo sviluppo attuale ebbe inizio intorno 1950-1960, quando il governo coloniale inglese tracciò 50 piazzole sulla spiaggia iniziando a lottizzarle per la maggior parte dei coloni bianchi del Kenya e di tutti gli ospiti internazionali interessati. Questo ha dato a Watamu il suo fascino come destinazione di vacanza. I lotti si allineano da dove si trova ora Blue bay fino alla foce del Mida Creek.

Gli indigeni del Kenya sono stati inclusi anche quando l'allora governo sviluppò il sistema di insediamento a Gede che copre le aree di Gede, Jimba, Dabaso e ha permesso ai Mijikenda di comprare il terreno e di stabilirsi.

Anche le famiglie dei pescatori Bajuni iniziarono a stabilirsi nel villaggio di Watamu quando il governo britannico fece saltare una piccola parte della scogliera per fornire il gateway (Mlango in Swahili) alle imbarcazioni che potevano così attraccare più vicino alla riva, mentre il villaggio era rimasto protetto dalle scogliere durante o prima della seconda guerra mondiale. Ciò permise a Watamu di avere un ampio giardino di corallo e abbondanti pesci per questa comunità essendo la pesca la principale attività economica e un mercato pronto per i villeggianti di queste spiagge.

 

Il primo hotel ad essere costruito a Watamu è stato l’Ocean Sports che ha iniziato come un bar sulla spiaggia a Turtle Bay (nello stesso luogo in cui i componenti della prima famiglia irlandese si ritrovarono dopo il naufragio), costruito da Ian Pritchard che sbarcò lì nel 1951. Il bar è stato successivamente sviluppato in un albergo ed è stato il primo centro per gli sport acquatici.

Il secondo hotel completo di camere è stato il Watamu Beach costruzione che si affacciava su Watamu Bay.

La combinazione di queste comunità, con le loro diverse culture e le loro attività economiche, è ciò che ha dato alla luce Watamu, rimasta fino ad oggi una destinazione top di vacanza oltre che ricca area marina di biodiversità. Questa zona è assistita dal Kenya Wildlife Service che nel 1968 formò la Watamu National Marine Park e Reserve, che si estende per 42 km quadrati lungo la costa, fornendo una protezione legale per la zona di conservazione.

Nel 1979 a Watamu è stata data una maggiore protezione internazionale, quando fu dichiarata United Nation's Man and Biosphere Reserve (UNMBR).

Oggi Watamu è una società cosmopolita con una popolazione di 2.000 abitanti ed è cresciuta fino ad avere almeno 16 hotels e resorts da due a cinque stelle, numerosi alberghi e ville private ed è stata votata come la seconda migliore spiaggia di sabbia in Africa dalla CNN Travel nel 2012 (vedi Watamu Beach).

 

Watamu è una piccola città situata a circa 105 km a nord di Mombasa ed a circa 15 km a sud di Malindi sulla costa dell'Oceano Indiano. Posta su un promontorio tra Watamu Bay e Blue Lagoon Bay è parte del Distretto di Kilifi. Le sue principali attività economiche sono il turismo e la pesca. Watamu è famosa per gli sport acquatici come lo snorkeling, immersioni e sci.

Il nome Watamu è un termine swahili che significa "gente dolce", e questa zona è stata così chiamata in riferimento alle persone Swahili cordiali e gentili che abitano questa area. Tuttavia altre teorie suggeriscono che gli arabi abbiano usato dolci per attirare i locali per poi catturarli come schiavi.

Watamu è stata abitata da mercanti arabi che conquistarono gran parte della costa del Kenya nei primi del 18° secolo. Secondo reperti archeologici, Watamu si dice sia stata abitata fin dal 13° secolo. Santuari e luoghi sacri, ora rovine, sono popolari attrazioni (vedi Rovine di Gede).

 

Curiosità: nel 2007 a Watamu è stata scoperta la più grande specie al mondo di cobra sputatore (Naja ashei), serpente appartenente alla famiglia degli elapidi, detto anche cobra sputatore gigante. Il veleno di questa specie è molto simile per composizione (neurotossine e citotossine) a quello di altri cobra sputatori, tra cui il cobra sputatore dal collo nero (Naja nigricollis) e il cobra sputatore rosso (Naja pallida), che si trovano entrambi nelle stesse aree. Tuttavia, questa specie è in grado di iniettare un volume molto più grande di veleno in un solo morso rispetto agli altri. L'epiteto specifico dato a questa specie onora il compianto James Ashe, che ha fondato la Bio-Ken Snake Farm di Watamu (annoverata nei Links di questo sito) e fu uno dei primi esperti a suggerire che il Naja ashei fosse una nuova specie.

Il Watamu Beach Hotel la sera del 28 agosto 2007.
Il Watamu Beach Hotel la sera del 28 agosto 2007.

 

Oggi il Watamu Beach Hotel non esiste più !

 

Dai diari di viaggio "Il Giramondo" - 4 settembre 2007.

Siamo partiti il 20 agosto per un soggiorno di 15 gg a Watamu presso il Watamu Beach Hotel dell’African Safari Club, era la nostra prima esperienza in Kenya, come programma un po’ di sole e due bei safari.

La spiaggia di Watamu è bellissima, lunga e con la bassa marea si arriva a piedi alle splendide lingue di sabbia di fronte, ci sono le alghe, ma solo in riva al mare, non puzzano e non mi hanno infastidita.

I beach boys sono presenti, ma non così invadenti come pensavo, si avvicinano propongono tutte le loro gite, ma sempre in modo cordiale ed educato, così come i vari venditori ambulanti, dopo i primi giorni ci si abitua e si gestiscono in tranquillità. Il paese di Watamu è molto povero, c’è una via centrale piena di negozietti (anzi baracchette) si gira bene e in tranquillità.

L’albergo è in stile keniota, molto semplice, la nostra stanza a picco sulla scogliera aveva una vista mozzafiato, il cibo e la gestione discreta.

Se la mia vacanza si fosse conclusa così avrei detto che, senza aspettarsi un trattamento fenomenale, consigliavo l'African Safari Club come tour operator.

Invece lo sconsiglio vivamente a seguito di quello che ci è successo, poi ognuno è libero di pensarla e di fare ciò che ritiene più opportuno.

La sera del 28 agosto, mentre eravamo in una decina di persone sedute al bar a chiacchierare, sentiamo suonare i borghi, incuriositi usciamo a vedere e vediamo che ci sono alcune persone dell’albergo che corrono da una parte all'altra in silenzio, poi notiamo in una capanna vicino alla piscina, che è scoppiato un incendio, li sotto c’era il grill (capanna con tetto in makuti o come cavolo si chiama…), nessuno spegne il fuoco, tutti corrono e basta, quando dopo 10 minuti prende fuoco il tetto allora tutti noi ci allarmiamo e decidiamo di intervenire, cerchiamo gli estintori, ci sono, ma sono ad acqua, scaduti nel 2000, arrugginiti e non funzionano, troviamo il manicotto, troviamo dove attaccarlo, ma non c’è abbastanza pressione dell’acqua e quindi non esce nulla, a questo punto dalla capannina in fiamme alcuni lapilli finiscono sul tetto, sempre in foglie secche, della struttura principale che prende fuoco, allora capiamo che la situazione è irrecuperabile e iniziamo a svegliare tutti quelli che dormivano nelle stanze accanto all'incendio, tutte le persone si radunano in spiaggia, alcune con i bagagli, altri senza nulla, solo con il pigiama, soffiava un vento fortissimo, in circa mezz'ora è bruciato tutto e per pura fortuna l’incendio non si è esteso anche al villaggio, quando l’incendio si stava esaurendo siamo riusciti a rientrare nelle nostra stanza situata in una posizione più elevata a recuperare i bagagli, alla fine siamo stati tutti evacuati e trasferiti a Shanzu negli altri hotel dell'African Safari Club senza nessun ferito ma con un grande spavento e un po’ di fumo nei polmoni.

Tutto è bene quello che finisce bene? Magari!!!!!!!

A Shanzu inizia la nuova odissea, siamo rimasti senza un referente sempre presente a gestire la crisi, abbiamo dovuto litigare in continuazione per avere il trattamento di bevande ai pasti come a Watamu, garantitoci da loro al nostro arrivo a Shanzu, i bagagli recuperati arrivavano senza nessun preavviso e nessun controllo, siamo stati noi a farci carico di segnare su un foglio cosa arrivava a chi veniva dato, sono arrivate valigie vuote, altre senza vestiti, ma piene di coperte e lenzuola di Watamu, solo 2 bagagli bruciati, il 90% della roba non è stato bruciato, ma rubato….alcuni di noi sono ritornati a Watamu e hanno constatato di persona che solo una piccola parte delle stanza era stata effettivamente bruciata, tutte le altre erano state solo saccheggiate dopo, circa 20 persone su 100 volevano rientrare prima, poiché visibilmente scosse e senza più nulla, ma non ci hanno concesso nemmeno questo, si sono dovute fermare per un’ altra settimana.

L’ASC ha concesso un bonus di 100 euro a stanza spendibile solo nei negozi dell’hotel, dove un bagnoschiuma costava 9 euro e uno shampoo 18, un costume 80 euro e un telo da mare 15, con le commesse dei negozi che facevano ostruzionismo e nascondevano l’ultimo shampoo rimasto per poterlo vendere ai “clienti buoni” e non agli sfollati di Watamu, più tanti altri pasticci conti sbagliati, acqua fredda, aria condizionata non funzionante, bagli fatiscenti in alcune stanze e alla fine sveglia alle 3,30 per prendere l’aereo delle 8.45 con l’albergo a 40 minuti di distanza dall'aeroporto, cosa abbiamo fatto in tutto quel tempo? Litigato per i conti sempre sbagliati delle stanze….

Chicca finale?

Il Watamu Beach Hotel era già bruciato almeno un’altra volta, anche il complesso in cui ci hanno trasferito dopo era già bruciato 2 anni fa e non c’era nessun estintore visibile, né indicazioni su dove trovarli.

Conclusioni: gli incendi possono capitare ovunque è vero, ma questo all'inizio era gestibilissimo, lo abbiamo visto con i nostri occhi, un estintore funzionante a portata di mano avrebbe evitato tutto ciò, soprattutto dopo aver avuto già incendi in precedenza.

Se fosse successo alle 3 di notte invece che alle 23 sarebbe stata una tragedia perché a quell'ora nessuno avrebbe avvisato tempestivamente gli altri.

I prezzi relativamente bassi sono a discapito della sicurezza degli ospiti, che secondo me viene al primo posto e alla quale nessuno pensa quando acquista una vacanza, me compresa, almeno fino ad oggi.

Nessuno pretende standard europei, ma un minimo si, soprattutto da un tour operator svizzero!!!

 

 

Un commento: Mara28  -  9 settembre 2007 alle 11:10

Brutta storia…

sono stata al Watamu Baech qualche anno fa e già allora la situazione era drammatica…camere senza vetri, poca pulizia e i topi che giravano nella zona del ristorante…va bene che è Africa, ma l’impressione è stata quella che l’African Safari volesse solo fare soldi e risparmiare il più possibile sulla manutenzione villaggio.

È un vero peccato perché l’hotel è in una zona meravigliosa e la gente di Watamu, che vive grazie ai turisti, non si merita una mazzata simile!!

Watamu Bay
Watamu Bay

Vedi anche: Watamu Beach