Translator
Translator

Tartarughe marine


Tartaruga marina
Tartaruga marina
Tartarughe marine
Tartarughe marine

 

Le tartarughe marine (Chelonioidea) sono una superfamiglia di tartarughe adattate alla vita marina. Sono tra i più antichi tetrapodi della Terra. Sono rettili perfettamente adattati alla vita marina, grazie alla forma allungata del corpo, ricoperto da un robusto guscio o carapace, ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne.

Le tartarughe marine sono per lo più erbivore e mangiano soprattutto alghe e alcuni tipi di corallo. Si nutrono anche di meduse, essendo immuni alla loro puntura, grazie alla robusta pelle di cui sono dotate.

 

 

 

Classificazione scientifica.

Famiglia Dermochelyidae:

Dermochelys coriacea,  tartaruga liuto o dermochelide coriacea (Specie Dermochelys coriacea)

Famiglia Cheloniidae:

Caretta caretta,  tartaruga comune (Specie Caretta caretta)

Chelonia mydas,  tartaruga verde o tartaruga franca (Specie Chelonia mydas)

Eretmochelys imbricata,  tartaruga embricata (Specie Eretmochelys imbricata)

Lepidochelys kempii,  tartaruga di Kemp (Specie Lepidochelys kempii)

Lepidochelys olivacea,  tartaruga olivastra o tartaruga bastarda (Specie Lepidochelys olivacea)

Natator depressus,  tartaruga a dorso piatto (Specie Natator depressus)

 

Cinque di queste specie (tranne la tartaruga a dorso piatto) sono presenti sulle coste del Kenya,

in particolare sull'Isola di Kiwayu .


 Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)
Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)

 

Dermochelys coriacea.

La tartaruga liuto (Dermochelys coriacea) è la più grande tra le tartarughe marine. È l'unica specie del genere Dermochelys e della famiglia Dermochelyidae.

Alla nascita è lunga 5,5 cm. Gli esemplari adulti possono arrivare fino a 2 m di lunghezza e pesano fino a 600 chili.

Il carapace è formato da piccole placche ossee disposte a mosaico, ricoperte da una pelle cuoiosa e liscia, spessa ma flessibile, tratto che in inglese le è valso il nome comune di leatherback turtle, ovvero tartaruga dorso di cuoio.

Il carapace è percorso da 7 creste longitudinali, mentre il piastrone è solcato da 5 carenature. Colore nerastro o bruno scuro con macchie chiare. Piccolo becco corneo a forma di W.

Nel maschio il piastrone è concavo e la coda raggiunge e talvolta supera la lunghezza delle natatoie posteriori, nella femmina il piastrone è invece convesso e la coda è più corta degli arti.

Vive nei mari caldi e temperati. Vive in alto mare, si avvicina alle coste del kenya per riprodursi e cacciare.

 

Potente e veloce nuotatrice (100 m in 10 sec.), è vivace e se molestata può diventare aggressiva. Vive probabilmente per 50 anni. Deposita, esclusivamente a notte inoltrata, all'inizio dell'estate, tra le 50 e le 150 uova ogni volta. Le uova sono quasi sferiche (52-55 x 57-60 mm), a guscio molle, e vengono deposte in buche profonde anche più di un metro. Si riproduce ogni 2-3 anni. Dopo 50-70 giorni, nascono i piccoli, lunghi 5-6 cm e del peso medio di 3,5 g. La mortalità dei giovani è altissima: su mille nati, alla fine del primo anno di vita ne sopravvivono appena 1 o 2. Si ciba di grandi meduse ed occasionalmente di pesci, crostacei ed echinodermi.

 

La specie, in base ai criteri della Lista Rossa IUCN è considerata in pericolo critico di estinzione. In Kenya la sua cattura è proibita e lo è pure in paesi che permettono la pesca di altre tartarughe. Sensibilissima all'inquinamento marino, è in pericolo anche per l'ingestione di sacchetti di plastica galleggianti che scambia per meduse e per il disturbo ai siti di nidificazione. Nel 2013, a seguito di nuovi controlli sulla popolazione, l'IUCN abbassa il rischio di estinzione portandolo da specie in pericolo critico a vulnerabile. Attualmente la popolazione stimata è pari a circa 54.000 esemplari e si stima che nel 2040 la popolazione possa salire a oltre 180.000 esemplari.

Tartaruga comune (Caretta caretta)
Tartaruga comune (Caretta caretta)

 

Caretta caretta.

La tartaruga comune (Caretta caretta) o "loggerhead sea turtle" in inglese, è la tartaruga marina più comune.

Sono animali perfettamente adattati alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Alla nascita è lunga circa 5 cm. La lunghezza di un esemplare adulto è di 80-140 cm, con massa variabile tra i 100 ed i 160 kg. La testa è grande, con il rostro molto incurvato. Gli arti sono molto sviluppati, specie gli anteriori, e muniti di due unghie negli individui giovani che si riducono ad una negli adulti.

Ha un carapace di colore rosso marrone, striato di scuro nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni, dotato di due placche prefrontali ed un becco corneo molto robusto. Lo scudo dorsale del carapace è dotato di cinque coppie di scuti costali; lo scudo frontale singolo porta cinque placche. Ponte laterale fra carapace e piastrone con tre (di rado 4-7) scuti inframarginali a contatto sia con gli scuti marginali che con quelli del piastrone. Gli esemplari giovani spesso mostrano una carena dorsale dentellata che conferisce un aspetto di "dorso a sega". I maschi si distinguono dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, che avviene intorno ai 13 anni. Anche le unghie degli arti anteriori nel maschio sono più sviluppate che nella femmina.

 

Di Caretta caretta, come della maggior parte delle tartarughe marine, si conosce ancora molto poco. Come tutti i rettili, hanno sangue freddo il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare. In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori. Sono animali onnivori: si nutrono di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse, ma nei loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi ed altri oggetti di plastica.

 

In estate, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove le seconde sono probabilmente nate. Hanno infatti un'eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole appena nate sono capaci di immagazzinare le coordinate geomagnetiche del nido ed altre caratteristiche ambientali che consentono un imprinting della zona di origine.

Gli accoppiamenti avvengono in acqua: le femmine si accoppiano con diversi maschi, collezionandone il seme per le successive nidiate della stagione; il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può durare diversi giorni.

Avvenuto l'accoppiamento, le femmine attendono per qualche giorno in acque calde e poco profonde il momento propizio per deporre le uova; in ciò sono facilmente disturbate dalla presenza di persone, animali, rumori e luci.

Giunte, con una certa fatica, sulla spiaggia vi depongono fino a 200 uova, grandi come palline da ping pong, disponendole in buche profonde, scavate con le zampe posteriori. Quindi le ricoprono con cura, per garantire una temperatura d'incubazione costante e per nascondere la loro presenza ai predatori. Completata l'operazione, fanno ritorno al mare.

È un rito che si può ripetere più volte nella stessa stagione, ad intervalli di 10-20 giorni. Le uova hanno un'incubazione tra i 42 e i 65 giorni (si è registrato un periodo lungo di 90 giorni, a causa di una deposizione tardiva che è coincisa con il raffreddamento del suolo, e, grazie a meccanismi non ancora chiariti, si schiudono quasi tutte simultaneamente; con differenze sostanziali tra i vari substrati che costituiscono la spiaggia dove è stata fatta la deposizione: la temperatura e l'umidità del suolo, la granulometria della sabbia sono fattori determinanti per la riuscita della schiusa. I suoli molto umidi determinano spesso la perdita delle uova poiché molte malattie batteriche e fungine possono attaccare le uova; inoltre alcuni coleotteri possono raggiungere il nido e parassitarle.

La temperatura del suolo determinerà il sesso dei nascituri: le uova che si trovano in superficie si avvantaggiano di una somma termica superiore a quelle che giacciono in profondità, pertanto le uova di superficie daranno esemplari di sesso femminile e quelle sottostanti di sesso maschile. I piccoli per uscire dal guscio utilizzano una struttura particolare, il "dente da uovo", che verrà poi riassorbito in un paio di settimane. Usciti dal guscio impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che sormonta il nido e raggiungere la superficie e quindi, in genere col calare della sera, dirigersi verso il mare. In condizioni naturali corrono prontamente verso il mare. Possiamo considerare il piccolo appena nato come una sorta di "robot" il cui programma biologico attiva la ricerca in automatico della fonte più luminosa in un arco sull'orizzonte di 15 gradi. Questa in condizioni normali è rappresentata dall'orizzonte marino su cui luna e/o stelle si riflettono.

Ma ormai la forte antropizzazione determina una concentrazione di luci artificiali che spesso disorientano le piccole appena nate, facendole deviare dal cammino, determinando talora la perdita di tutta la nidiata. Solo una piccola parte dei neonati riesce nell'impresa, cadendo spesso vittima dei predatori, tra cui l'uomo; di quelli che raggiungono il mare infine, solo una minima parte riesce a sopravvivere sino all'età adulta.

Giunte a mare nuotano ininterrottamente per oltre 24 ore per allontanarsi dalla costa e raggiungere i limiti della piattaforma continentale africana con quella indo-australiana, dove le correnti concentrano una gran quantità di nutrienti. Dove esattamente trascorrano i primi anni della loro vita è un mistero che i biologi non sono ancora riusciti a spiegare, il cosiddetto "periodo buio"; solo dopo alcuni anni di vita, raggiunte dimensioni che le mettano al riparo dai predatori, fanno ritorno alle zone costiere.

 

La specie, e la sua sottospecie, Caretta caretta gigas risiedono, in tutto l'Oceano Indiano, di preferenza in acque profonde e tiepide, prossime alle coste. 

Superficialmente i giovani possono assomigliare alla tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii). Gli adulti hanno qualche somiglianza con la tartaruga franca o tartaruga verde (Chelonia mydas) e con la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata).

Tartaruga verde (Chelonia mydas)
Tartaruga verde (Chelonia mydas)

 

Chelonia mydas.

La tartaruga verde (Chelonia mydas) è una tartaruga marina della famiglia Cheloniidae.

Si distingue dalle altre tartarughe marine per il carapace dotato di quattro paia di scuti costali, una sola placca prefrontale sulla testa, che è robusta, voluminosa ed arrotondata, la punta del becco corneo della mascella superiore non ricurva ad uncino e gli scudi del carapace mai embricati. Il maschio si differenzia dalla femmina per la coda più robusta (più larga e lunga) e per le unghie degli arti anteriori più lunghe.

La colorazione della corazza è bruno-olivastra, con striature e macchie gialle o marmorizzate. Gli esemplari giovani sono più uniformemente bruno-olivastri, con gli arti bordati di giallo. L'adulto è lungo fino a 140 cm circa, con un peso che può raggiungere i 500 kg. Il suo stile di vita è simile a quello della tartaruga comune (Caretta caretta), dalla quale differisce soprattutto per le imponenti migrazioni, anche di 2000 km, che a migliaia gli adulti compiono in gruppo spostandosi dalle zone dove sostano per cibarsi a quelle di accoppiamento e ovodeposizione. È ritenuta la più adatta al nuoto fra le tartarughe viventi.

Si nutre prevalentemente di fanerogame marine e per questo la si rinviene soprattutto in aree ricche di praterie sommerse.


La stagione riproduttiva va da luglio a marzo. La femmina si accoppia e depone le uova ogni 2-3 anni: sulla spiaggia, scava con le natatoie 5-7 buche nelle quali, ad intervalli di 10-15 giorni, depone circa 100 uova a guscio bianco e molle, per un numero complessivo stagionale di circa 500 unità. L'incubazione dura 50-60 giorni, in dipendenza delle condizioni climatiche. Si calcola che solo un neonato su 500 riesca a raggiungere la maturità sessuale.

La specie è cosmopolita di mari tropicali e subtropicali. Vive in acque pelagiche e costiere, in vicinanza delle barriere coralline e di coste sabbiose, dalla superficie fino a 30-40 metri di profondità.

Tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata)
Tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata)


Eretmochelys imbricata.

La tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) è una tartaruga marina della famigliadelle Cheloniidae. È l'unica specie del genere Eretmochelys.

Lo scudo è convesso, a forma di cuore e presenta quattro paia di scudi laterali. Le piastre cornee sono caratteristicamente sovrapposte come gli embrici di un tetto ed a ciò è dovuto il nome della specie. La testa è ben sviluppata, con un becco molto appuntito e simile a quello dei rapaci. Le zampe anteriori sono larghe, con due unghie a forma di spina sul margine anteriore. La corazza è bruno-giallastra con marmoreggiature nere. Può misurare fino a 90 cm.

 

Sebbene sia onnivora, ha una dieta essenzialmente basata sulle spugne. Alcune delle spugne che rientrano abitualmente nella dieta della tartaruga embricata sono altamente tossiche (talora letali) per la maggior parte degli altri organismi marini. Oltreché di spugne, la tartaruga embricata si nutre anche di alghe e di celenterati come le attinie e le meduse.

 

Si riproduce da luglio a febbraio. Scava nidi di circa 50 cm e ogni femmina può deporre un centinaio di uova che schiudono in 45-55 giorni.

La Lista Rossa IUCN classifica questa specie come in pericolo critico di estinzione.

 Tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii)
Tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii)

 

Lepidochelys kempii.

La tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), gravemente minacciata, è la più rara tartaruga marina.

È una delle due specie viventi del genere Lepidochelys (l'altra è la Lepidochelys olivacea, la tartaruga olivacea).

 

Questa specie deve il suo nome a Richard Kemp (uno studioso di Key West), che ne inviò per la prima volta un esemplare a Samuel Garman ad Harvard. L'etimologia del termine ridley, invece, impiegato in lingua inglese per indicare le due specie del genere Lepidochelys, è sconosciuta. Prima che tale termine divenisse di uso comune, la Lepidochelys kempii era nota semplicemente come turtle («tartaruga»).

Almeno una fonte indica che in passato questa specie era nota anche come heartbreak turtle, «tartaruga crepacuore». Nel suo libro "The Great Ridley Rescue", Pamela Philips sostiene che questo nome fu coniato dai pescatori, i quali, accorgendosi che le tartarughe morivano dopo essere state ribaltate sul dorso, pensavano erroneamente che le tartarughe «morissero di crepacuore».

 

La tartaruga di Kemp è la più piccola tartaruga marina vivente: infatti misura al massimo 61-91 cm di lunghezza e pesa in media 45 kg. Come le altre tartarughe marine, presenta un corpo appiattito in sensodorso-ventrale, zampe anteriori adattatesi a mo' di pinne natatoie e un becco corneo.

 

Generalmente le tartarughe di Kemp prediligono le acque calde. La tartaruga di Kemp si nutre di molluschi, crostacei, meduse, alghe e ricci di mare. Durante i primi anni di vita le giovani tartarughe tendono a vivere tra alghe galleggianti e mangrovie. In seguito, in attesa di raggiungere l'età adulta, si spostano in lungo e in largo lungo le coste. Con la maturità queste tartarughe cambiano colore. I piccoli, infatti, sono quasi completamente di colore grigio scuro o nero, ma gli adulti hanno il piastrone giallo-verde o bianco e il carapace grigio-verde. Alcuni studiosi ritengono che raggiungano la maturità sessuale all'età di 7-15 anni, mentre altri sostengono che l'età adulta non venga raggiunta prima dei 35 anni. In questa specie la stagione della nidificazione va da aprile ad agosto. L'accoppiamento avviene in mare aperto. Le femmine gravide prediligono le regioni con dune o, secondariamente, con paludi. Nel corso della stessa stagione le femmine depongono tre covate, a intervalli di 10-28 giorni. L'incubazione dura da 45 a 70 giorni. Ogni covata, in media, è composta da 110 uova. Il sesso dei piccoli è deciso dalla temperatura della zona durante l'incubazione. Se essa è inferiore ai 29,5 °C, i piccoli saranno quasi tutti maschi.

La popolazione è gravemente minacciata a causa dell'intensa raccolta delle uova, soprattutto da parte della popolazione indigena. I provvedimenti presi per proteggere la spiaggia e i nidi non sono però bastati a risollevare le sorti demografiche di questa popolazione. L'interazione con la pesca, lo sviluppo costiero e l'inquinamento luminoso compromettono gravemente le spiagge di nidificazione. Come nelle altre specie di tartarughe marine, anche l'ingestione di spazzatura, i cambiamenti climatici e gli accumuli di metalli pesanti danneggiano tutti gli stadi vitali.

Tartaruga bastarda olivacea (Lepidochelys olivacea)
Tartaruga bastarda olivacea (Lepidochelys olivacea)

 

Lepidochelys olivacea.

La tartaruga bastarda olivacea (Lepidochelys olivacea) è un rettile testudinato della famiglia dei Chelonidi.

La specie è diffusa in particolare alle latitudini tropicali (generalmente fra i 40° nord e i 40° sud) dell'Oceano Indiano. Predilige le acque costiere (entro i 15 km dalla linea costiera), ma esemplari solitari si possono trovare anche nelle acque aperte.

Il carapace misura fino a 75 cm, per un peso massimo che sfiora a malapena il mezzo quintale: queste misure ne fanno una delle tartarughe marine di minori dimensioni.

La pelle è di colore olivaceo: il carapace ha forma cuoriforme e presenta profilo a cupola con margini alti. Esso si forma da cinque paia di placche laterali, oltre a una fila mediana di 6-9 placche. Il colore del carapace è verde oliva scuro, mentre il piastrone è giallastro. La coda è conica e corta: nei maschi essa oltrepassa il bordo del carapace, cosa che nelle femmine non accade.

 

Si tratta di animali che passano il tempo a vagare per gli oceani, scendendo fino ad oltre 150 m di profondità e sostando di tanto in tanto nei pressi della superficie per poter prendere il sole e perciò riscaldarsi. Il bagno di sole avviene solitamente nelle ore centrali della giornata, mentre la mattinata è dedicata alla ricerca del cibo. In acque fredde, spesso numerose tartarughe possono essere osservate prendere il sole assieme, mentre in acque temperate e calde l'abitudine di fare bagni di sole può essere del tutto assente.

 

Si tratta di animali onnivori, che si nutrono principalmente di crostacei ed alghe che trovano sul fondo marino, preferendo substrati molli a quelli coerenti: solo occasionalmente mangiano meduse, soprattutto quando si trovano in acque basse. In cattività, questa specie mostra un tasso di cannibalismo sorprendentemente elevato.

 

Indipendentemente dall'età, le femmine sembrano evitare di riprodursi almeno fino a quando la lunghezza del loro carapace non supera i 60 cm. L'accoppiamento avviene sulla terraferma fra la primavera e l'estate ed è molto promiscuo, con ciascun maschio che cerca di accoppiarsi col maggior numero di femmine possibile. Le femmine, dal canto loro, conservano lo sperma dei maschi per tutta la stagione riproduttiva, prima di utilizzarlo per fecondare le proprie uova.

In prossimità della deposizione, le femmine (spesso in flottiglie anche numerose) migrano verso la propria spiaggia natale, che riconoscono molto probabilmente grazie ad avanzatissimi chemiorecettori che consentono loro di riconoscere il proprio luogo di nascita dall'odore. I siti più importanti di nidificazione si trovano in India: negli ultimi tempi, inoltre, contrariamente a quanto si credeva (ossia che le alte salinità della zona abbattessero il tasso riproduttivo di questi animali), le tartarughe bastarde hanno deposto con successo anche nel Mar Rosso. Queste tartarughe hanno la spettacolare tendenza a compiere deposizioni in massa, con anche 500 femmine alla volta che salgono a riva durante la notte. La deposizione avviene sempre durante le ore notturne e pare legata al ciclo lunare, in quanto coincide solitamente col primo od ultimo quarto di luna. Le uova vengono deposte in buche scavate dalla femmina nella sabbia a circa una cinquantina di metri dalla riva, profonde fino a mezzo metro. La femmina depone fino a 107 uova bianche e sferiche nella buca, e dopo averle ricoperte di sabbia ritorna in acqua e si allontana: a volte, alcune femmine depongono numerose uova a intervalli di settimane. La schiusa avviene circa cinque settimane dopo la deposizione: la temperatura influenza sia la rapidità di sviluppo embrionale, che il sesso del nascituro, come avviene anche in altre specie di tartarughe marine. I piccoli, appena nati, scavano nella sabbia fino a raggiungere la superficie, dopodiché, orientandosi con la luce lunare, si dirigono verso il mare e prendono il largo.

 

La specie ha subito negli ultimi anni un forte decremento numerico a causa della pesca indiscriminata (le tartarughe rimangono impigliate nelle reti e soffocano) e della distruzione dell'habitat costiero nei siti riproduttivi delle femmine. Gli animali selvatici, come cani randagi, ratti e sciacalli, scavano nella sabbia alla ricerca delle uova, mentre i piccoli appena nati vengono falcidiati dagli uccelli marini durante la loro corsa per guadagnare il mare. Si calcola che meno del 5% delle tartarughe nate in un anno sopravviva al primo anno di vita. Un altro pericolo è rappresentato dai rifiuti lasciati in mare, che l'animale può scambiare per cibo ed ingoiare, rimanendo intossicato o soffocato. La specie è classificata dalla IUCN come Vulnerabile: in base agli esemplari che tornano a riva per la riproduzione.