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Leone Africa orientale


Leoni Masai negli altipiani del Serengeti
Leoni Masai negli altipiani del Serengeti

Leone Africa orientale o Leone Masai

Leone Masai Cratere Ngorongoro, Tanzania.
Leone Masai Cratere Ngorongoro, Tanzania.

 

 

Il Leone Masai o Leone dell'Africa orientale (Panthera leo massaicus), "Simba" in Swahili, Lion in inglese, è una sottospecie tassonomicamente e geograficamente riconosciuta di Panthera leo, più diffusa e maggiormente conosciuta.

Questa sottospecie ha la sua massima diffusione intorno al Monte Kilimanjaro, in Kenya (nord-est del lago Vittoria, Masai Mara, Amboseli e Tsavo) e Tanzania ( regione di Tanga, Serengeti e Ngorongoro).

 

Il leone masai è meno paffuto, con le gambe più lunghe e schiene meno curve di altre sottospecie di leone. I maschi hanno moderati ciuffi di capelli sul ginocchio, e le criniere non sono piene, ma sembrano pettinate all'indietro. I maschi dei leoni dell'Africa orientale hanno una lunghezza del corpo, compresa la coda, generalmente intorno ai 2,5-3,0 metri (8.2-9.8 piedi). Le leonesse sono più piccole, 2,3-2,6 metri (7,5-8,5 piedi).

Nel peso, i maschi raggiungono i 145-205 kg (320-452 libbre), e le femmine 100-165 kg (220-364 libbre).

Il leone masai, maschio o femmina, ha un'altezza al garrese di 0.9-1.10 metri (3.0-3.6 piedi).

I maschi dei leoni masai sono noti per una vasta gamma di tipi di criniera. Lo sviluppo della criniera è legato all'età: i maschi più anziani hanno criniere più folte di quelli più giovani; le criniere continuano a crescere fino all'età di quattro o cinque anni, molto tempo dopo che i leoni sono diventati sessualmente maturi.

I maschi che vivono negli altopiani superiori a 800 metri (2.600 piedi) di altitudine sviluppano criniere più fitte dei leoni nelle pianure più umide e calde del Kenya orientale e settentrionale. Questi ultimi hanno criniere scarse o sono addirittura completamente “maneless”, senza criniera.

Leone

Leone ( Panthera leo ) in Namibia. La piattaforma fotografica e di osservazione è a circa 25m di distanza.
Leone ( Panthera leo ) in Namibia. La piattaforma fotografica e di osservazione è a circa 25m di distanza.

 

Il Leone (Panthera leo) è un mammifero carnivoro della famiglia dei felidi.

Dopo la tigre, è il più grande dei cinque grandi felidi del genere Panthera, con alcuni maschi la cui massa corporea supera i 250 kg.

Il suo areale era già nel 2011 ridotto quasi esclusivamente all'Africa sub sahariana; il continuo impoverimento del suo habitat naturale e il protrarsi della caccia di frodo ai suoi danni ne fanno una specie vulnerabile. Questa definizione è giustificata da un declino stimato tra il 30 ed il 50% nella zona africana negli ultimi vent'anni.

 

In virtù delle dimensioni e delle abitudini, questo felino non può essere allevato al di fuori di aree protette e parchi naturali o zoologici. Celebre l'esempio della leonessa Elsa, restituita all'habitat naturale dopo aver vissuto per alcuni anni con i coniugi Adamson.

Anche se le cause del declino dei leoni non sono certe, il degrado dell'habitat e i conflitti con l'uomo ne sembrano le cause predominanti. In natura un leone sopravvive da dieci a quindici anni, mentre in cattività può arrivare a venti. I maschi in particolare, non superano spesso i dieci anni d'età in natura, in seguito agli infortuni derivanti dalle lotte con i rivali per il dominio sul branco.

 

Tipicamente, i leoni abitano la savana e le praterie, ma possono adattarsi ad aree cespugliose e foreste. In confronto ad altri felini, i leoni sono animali con uno spiccato spirito di socialità. Un branco è formato generalmente da un maschio alfa (o più raramente 2, se fratelli), un gruppo di femmine, imparentate tra loro, con cui, questo (o questi), si accoppia, e la loro prole.

I cuccioli maschi, restano all'interno del branco fino alla loro maturazione sessuale, quando vengono scacciati da parte del maschio alfa (il loro padre). I giovani maschi adulti, una volta allontanati dal vecchio branco, possono, per qualche tempo restare insieme formando un piccolo branco di soli maschi (fratelli), finché non decidano di separarsi per formare delle loro famiglie, in genere scacciando un altro maschio da un branco rivale.

Le femmine tipicamente cacciano insieme, principalmente ungulati. È un cosiddetto predatore alfa, ovvero si colloca all'apice della catena alimentare, non avendo predatori in natura, a parte l'uomo (ed eccezionalmente il coccodrillo del Nilo), ma ciononostante, può compiere sciacallaggio in caso di estremo bisogno. I leoni non cacciano l'uomo con regolarità, in quanto lo temono, ma alcuni esemplari particolari lo hanno fatto. Nel 1898 il colonnello Patterson, abbatté i due leoni "Men Eatersche avevano seminato il panico ed ucciso più di 28 operai indiani durante la costruzione della ferrovia Mombasa-Nairobi.

 

Assai facile da distinguere, il maschio di leone ha una criniera caratteristica, e la sua immagine è uno dei simboli più sfruttati nella storia dell'umanità. Essi appaiono nella cultura di praticamente ogni civiltà antica che vi abbia avuto a che fare. Li troviamo inoltre in un enorme quantità di sculture, dipinti, bandiere nazionali e regionali, film e libri contemporanei. Furono tenuti in menagerie fin dai tempi dell'Impero romano e sono stati la chiave delle esibizioni degli zoo di tutto il mondo a partire dal XVIII secolo.

La criniera è una caratteristica dimorfica fondamentale nei leoni
La criniera è una caratteristica dimorfica fondamentale nei leoni

 

Il leone è uno dei più grandi predatori terrestri in assoluto ed il più grande in Africa. Fra i felini, è quello più alto al garrese e, in quanto al peso, è secondo solo alla tigre. Il maschio può pesare dai 150 ai 250 kg, mentre la massa corporea delle femmine varia dai 120 ai 182 kg. Ha avuto luogo l'abbattimento di un esemplare eccezionale di 272 kg presso il Monte Kenya.

L'appartenenza regionale influisce pesantemente sulle dimensioni dei leoni: quelli sudafricani ad esempio tendono a pesare in media il 5% in più rispetto a quelli dell'Africa orientale. Sembra comunque che il record di massa corporea per un leone in libertà appartenga ad un esemplare di ben 313 kg abbattuto nel 1936 presso Hectorspruit nel Transvaal orientale in Sudafrica. Sembra che questo animale fosse un mangiatore di uomini, certamente un buon motivo per "liberarsi" di quei  "assholes" che gli davano la caccia.

 

La lunghezza del corpo, esclusa la coda, varia da 170 a 250 cm nei maschi e da 140 a 175 cm nelle femmine; l'altezza media al garrese è intorno ai 123 cm per i maschi e 107 cm per le femmine (il massimo è rispettivamente di 126 e 110 cm). Il record di lunghezza succitato appartiene ad un leone dalla criniera nera che è stato abbattuto presso Muccso, nell'Angola meridionale nell'ottobre 1973.

In cattività tuttavia i leoni hanno la possibilità di evitare i pericoli della vita libera ed arrivano a pesare anche 300 kg; un maschio in particolare è riuscito a raggiungere la massa corporea record di 375 kg. Il leone in questione si chiamava Simba e nel 1970, epoca della misurazione, viveva nello zoo di Colchester in Inghilterra.

La coda ha una lunghezza considerevole compresa tra 90 e 105 cm per i maschi e tra 70 e 100 cm per le femmine. Fatto unico per i Felidi, la coda termina con un ciuffo peloso che nasconde una punta ossea di circa 5 cm di lunghezza, la cui funzione non è nota. Assente alla nascita, questa propaggine, spesso dotata di spine e formata dalle ultime ossa della coda saldate assieme, inizia a formarsi dopo i cinque mesi e mezzo d'età ed è completa a sette.

Le leonesse sfruttano i denti aguzzi per uccidere le prede con un morso al collo
Le leonesse sfruttano i denti aguzzi per uccidere le prede con un morso al collo

 

Oltre alla differenza di stazza, il più evidente indizio di dimorfismo sessuale è rappresentato dalla folta criniera, di cui solo i maschi sono dotati. Si tratta degli unici felini che presentano una caratteristica dimorfa così spiccata.

Non è certo che la presenza della criniera abbia influenza sulle abitudini del leone maschio. Se da una parte potrebbe limitarne le capacità mimetiche, dall'altra potrebbe svolgere una funzione protettiva durante i frequenti scontri con altri maschi o con altri predatori.

Gli arti potenti, la formidabile mascella ed i canini di 8 cm gli permettono di abbattere prede di grandi dimensioni.

Il colore della pelliccia varia sui toni del giallo e del camoscio, sino al rossiccio ed all'ocra, più chiaro nelle parti inferiori del corpo. La criniera varia in colore dal biondo al marrone scuro e generalmente si scurisce con l'età, mentre il ciuffo al termine della coda è invariabilmente nero.

 

I cuccioli nascono con la pelliccia maculata, simile a quella di un leopardo. Anche se al sopraggiungere dell'età adulta le macchie scompaiono, qualche puntino tenue si può spesso osservare sulle zampe e sul ventre, in modo particolare nelle leonesse.

Sebbene siano rari, leoni bianchi si incontrano occasionalmente a Timbavati, in Sudafrica. Il loro insolito colore è dovuto alla presenza di un gene recessivo. In particolare non si può parlare di una sottospecie distinta, ma di un caso di polimorfismo genetico legato ad una condizione di leucismo, che causa una colorazione pallida e simile a quella delle tigri bianche. La condizione è inoltre analoga, anche se con effetti opposti, al melanismo tipico della pantera nera. Non si tratta invece di una variante dell'albinismo, in quanto la pigmentazione degli occhi e della pelle è quella classica.

In cattività si sono verificati alcuni casi di incrocio fra leoni e tigri: l'accoppiamento tra un esemplare di leone maschio ed uno di tigre femmina dà origine ad un ibrido detto ligre, mentre l'incrocio tra una leonessa ed un esemplare di tigre maschio dà origine al tigone.

Un gruppo di leonesse collabora per abbattere un bufalo
Un gruppo di leonesse collabora per abbattere un bufalo

 

I leoni restano per molto tempo inattivi durante la giornata, stando a riposo per circa 20 ore su 24. Nonostante questo, se si dovesse rendere necessario, i leoni possono attivarsi in qualsiasi momento.

In genere, il periodo di massima mobilità è quello successivo al tramonto, dedicato alla socialità, alla toelettatura ed ai bisogni fisiologici. Raffiche intermittenti di grande attività avvengono durante le ore notturne fino all'alba, dedicate alla caccia. Spendono una media di due ore al giorno camminando o correndo ed all'incirca 50 minuti per nutrirsi.

 

La vita dei leoni in natura arriva al massimo a circa 16 anni, mentre in cattività può protrarsi per ulteriori 10. Tuttavia, per varie cause, pochi esemplari riescono a vivere così a lungo, ed in particolare i maschi solitari. Anche se i leoni adulti non hanno predatori naturali, alcuni indizi provano come la maggior parte delle morti siano violente e causate dall'uomo o da altri leoni. Ciò è particolarmente vero per i maschi i quali, essendo il primo baluardo in difesa della prole, sono esposti agli attacchi di altri aspiranti leader. Infatti, anche se l'età massima in natura è di circa 16 anni, la maggioranza dei maschi non supera i 10. Ne consegue che la vita di un maschio dura generalmente meno di quella di una femmina, in natura. Tuttavia non solo i maschi sono soggetti a morte violenta: qualora i territori di due branchi si sovrappongano, esemplari di entrambi i sessi possono perdere la vita nelle lotte che ne conseguono.

Le prede predilette nella zona africana dell'areale sono grandi mammiferi, in particolare gnu, impala, zebre, bufali neri e facoceri. Sono molte tuttavia le specie di animali che possono divenire oggetto della caccia di questi felini, a seconda delle necessità e delle differenze geografiche. Tra queste ricordiamo ungulati tra i 50 ed i 300 kg come kudu, alcelafi, orici, gazzelle ed antilopi. In alcune occasioni, possono nutrirsi anche di animali più piccoli come gazzelle di Thomson o addirittura lepri ed uccelli.

In generale un gruppo di leoni è in grado di abbattere qualsiasi animale, anche se adulto e perfettamente in salute, ma essi tendono ad evitare di attaccare animali troppo grandi, come ad esempio le giraffe adulte, per evitare il rischio di ferirsi durante l'attacco.

In Kenya e Tanzania la preda preferita sarebbe lo gnu, seguito dalla zebra. La maggior parte degli ippopotami, rinoceronti ed elefanti adulti sono normalmente evitati.

I re della savana arrivano inoltre ad uccidere i loro competitori come leopardi, ghepardi, iene, licaoni anche se, diversamente da quanto fanno la maggior parte degli altri felini predatori, assai raramente se ne nutrono. Infine, i leoni possono nutrirsi di carogne di animali morti per cause naturali o uccisi da altri predatori, e stanno molto attenti ai movimenti degli avvoltoi, che sono indicatori di animali morti o in gravi difficoltà.

Una coppia di leoni durante l'accoppiamento
Una coppia di leoni durante l'accoppiamento

 

Nei branchi, vi è una ripartizione dei ruoli molto più marcata che in altre specie.

Se da un lato l'attività della caccia è appannaggio quasi esclusivo delle femmine, che sono più snelle ed agili, i maschi hanno un ruolo ugualmente importante, ma diverso.

Hanno infatti il compito di perlustrare il territorio, difendere le prede catturate e proteggere il gruppo, ed in particolare i cuccioli, da minacce esterne. Questo li espone costantemente a scontri diretti contro altri leoni, iene, leopardi e ghepardi, facendo dei leoni maschi dei combattenti perfetti, modellati dalla selezione naturale.

Inoltre i giovani maschi, che presentano criniere relativamente corte, sono discreti cacciatori, anche se non validi quanto le leonesse, mentre i maschi adulti partecipano solo occasionalmente a battute di caccia se la preda è un animale particolarmente vigoroso, come un bufalo o una giraffa (che può arrivare alle due tonnellate di peso).

 

Malgrado il peso elevato, il leone è un animale eccezionalmente agile: può salire sugli alberi, nuotare, lanciarsi nel vuoto, correre con grande rapidità (quando è lanciato, raggiunge i 75 km/h su terreni pianeggianti e percorre cento metri in cinque secondi) e spiccare balzi incredibili, fino a dodici metri in lunghezza e tre in altezza.

Malgrado ciò, un aspetto peculiare dell'attività predatoria dei leoni è il fatto che in realtà non sono dotati di grandi capacità di resistenza agli sforzi causa la massa particolarmente ridotta del cuore rispetto al peso corporeo totale. Pertanto, anche se una leonessa è capace di raggiungere velocità di punta pari a circa 81 km/h, non può riuscire a mantenerla se non per la durata di uno scatto repentino, e per questo motivo tende ad avvicinarsi silenziosamente alla preda prima di attaccarla.

 

La strategia di caccia prevede l'avvicinamento silenzioso già citato in precedenza sino ad una distanza di circa 30 metri. Tipicamente le femmine si avvicinano in gruppo a branchi di prede circondandoli, e quando si trovano alla distanza adatta, attaccano repentinamente l'esemplare più vicino o apparentemente più debole. L'attacco è breve e potente e consiste in uno scatto poderoso che culmina in un balzo finale.

La malcapitata preda è generalmente uccisa per strangolamento in seguito al tenace morso sul collo da parte del felino, che può causare ischemia cerebrale o asfissia. Il morso causa spesso la perforazione della trachea, che tronca sul nascere ogni possibile velleità di fuga della preda.

A volte i leoni uccidono la preda mordendole la bocca e le narici causando ancora asfissia, altre volte, se la preda è sufficientemente piccola (come nel caso delle zebre) sfondando il cranio con i canini.

Le prede più piccole comunque, possono morire anche in seguito ad un colpo di zampa ben assestato.

 

La maggior parte delle leonesse si riproduce per la prima volta entro il compimento del quarto anno d'età. L'accoppiamento non avviene in stagioni specifiche, ma le femmine sono poliestre. Analogamente a quanto avviene per la maggior parte dei felini, il pene del maschio è dotato di spine che puntano all'indietro e aiutano a mantenere la presa durante l'accoppiamento. Dopo il rapporto le pareti della vagina possono essere danneggiate, causando un effetto simile all'ovulazione. Nel periodo del calore, la femmina può accoppiarsi con più di un maschio, e una sessione di accoppiamento può durare anche per diversi giorni, durante i quali la coppia si incontra da venti a quaranta volte al giorno e tralascia spesso anche l'alimentazione.

Cucciolo intento a giocare con un pezzo di corteccia
Cucciolo intento a giocare con un pezzo di corteccia

 

La gestazione dura in media 110 giorni, e la femmina mette alla luce da 1 a 4 cuccioli per volta in un covile appartato, che può essere rappresentato da una macchia di boscaglia, un letto di canne, una grotta o un altro luogo protetto.

Essa si allontana pertanto dal branco al momento del parto. Mentre la prole è ancora indifesa, la madre caccia da sola rimanendo comunque ad una distanza ridotta dal covile.

I cuccioli nascono ciechi, e gli occhi si schiudono soltanto una settimana dopo il parto. Il peso di un nuovo nato varia tra gli 1,2 ed i 2,1 kg e, dopo i primi movimenti che avvengono un giorno o due dopo la nascita, i primi passi regolari sono compiuti al compimento delle tre settimane. La madre sposta i cuccioli in una nuova tana diverse volte in un mese, trasportandoli per il collo. Si comporta in questo modo per evitare che l'odore dei cuccioli si accumuli in un luogo e possa attirare i predatori.

 

Lo svezzamento non avviene prima di sei sette mesi dalla nascita. I maschi sono maturi a 3 anni d'età, e a 4-5 sono già in grado di insidiare e sostituire il capo di un altro branco. Iniziano tuttavia ad invecchiare a 10 anni, al massimo a 15, ma solo se non hanno mai subito danni considerevoli in una lotta per la difesa del branco.

Quando un nuovo maschio dominante conquista il dominio del branco, spesso uccide tutti i cuccioli del branco stesso. Il motivo di questo comportamento aggressivo è che le femmine del gruppo non sono fertili e ricettive fino alla maturazione o alla morte dei loro cuccioli. Di fatto, circa l'80% dei cuccioli di leone non raggiunge l'età di due anni.

Le leonesse spesso tentano di opporsi all'infanticidio dei loro cuccioli, ma scarsamente hanno successo e l'attaccante uccide tutti i cuccioli più giovani di due anni d'età. Una leonessa da sola non può nulla, in quanto più fragile del maschio, ma a volte la ribellione congiunta di più madri può avere la meglio sul capo branco.

 

I leoni infine presentano una vasta gamma di espressioni facciali e posture, che utilizzano per comunicare.

Il repertorio vocale è altrettanto vasto: le variazioni di intensità e frequenza, piuttosto che segnali prefissati, sembrano la base della comunicazione.

Tra i suoni emessi da un leone ricordiamo il brontolio, le fusa, il sibilo, il colpo di tosse, il miagolio, l'abbaiamento, il ruggito. Quest'ultimo suono in particolare è molto caratteristico, in quanto questi grandi felini iniziano a comunicare con alcuni ruggiti profondi e durevoli, e concludono con una serie di ruggiti più corti.

In condizioni particolari, i leoni possono stabilire legami affettivi con individui di altre specie, incluso l'uomo.  Non è un caso isolato la storia di Kevin Richardson, il ragazzo sudafricano di 34 anni, che è stato soprannominato "l’uomo che sussurra ai leoni", perché da quasi vent'anni ama giocare e scherzare con leoni e leonesse come fossero gattini nella sua riserva naturale, rispettando il loro habitat, nei pressi di Johannesburg. “Nonostante le concezioni, i leoni non sono mangiatori di uomini senza cervello. Sono in realtà molto tolleranti se li rispetti. Un leone non è un possesso. È un essere senziente, quindi è necessario prestare attenzione e sviluppare un legame come in qualsiasi altro rapporto”, spiega Richardson. Ma attenzione! Bisogna rendersi conto del pericolo quando si ha a che fare con animali di questo calibro. E questo non solo fuggendo di fronte a loro come lepri, risvegliando così il loro istinto felino di predatori, ma facendo ben attenzione anche alle loro dimostrazioni di affetto: un "abbraccio" può costarvi anche un ricovero in ospedale per non dire di peggio. Godetevi questo video.

Un episodio particolarmente insolito, verificatosi in Kenya nel 2005, coinvolse una leonessa che adottò alcuni piccoli di orice (una specie normalmente predata dai leoni), allevandoli e proteggendoli anche dagli attacchi dei propri simili.

Una vicenda molto nota di relazione affettiva fra uomo e leone (come già accennato in relazione alla leonessa Elsa) è quello narrato da Joy Adamson nel romanzo autobiografico Nata libera.

 

All'epoca coloniale i leoni, come altri animali, non erano considerati altro che un lusso naturale ed erano sfruttati senza pietà, con terribili perdite nella cattura e nel trasporto. L'idea diffusa dell'eroico cacciatore di leoni dominò l'immaginario collettivo del secolo scorso. Esploratori e cacciatori sfruttarono la popolare divisione manichea tra bene e male nel regno animale per aggiungere pathos al racconto delle loro avventure, dipingendosi come eroi, ma essendo in realtà veri e propri eunuchi! Ciò portò al fatto che i grandi felini, sospettati di essere mangiatori di uomini, iniziassero a rappresentare la paura verso la natura e la soddisfazione per saperla dominare.

La popolazione dei leoni in Africa è scesa da circa 350.000 a circa 25.000 esemplari nel corso di un arco quindicennale. 

 

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