Translator
Translator

Ernest Hemingway


Ernest Hemingway 2 luglio 1961, mise in bocca le canne del suo fucile preferito e premette il grilletto.
Ernest Hemingway 2 luglio 1961, mise in bocca le canne del suo fucile preferito e premette il grilletto.

 

Ernest Hemingway: la verità da sempre celata.

 

Anche se la vita, le opere e le lettere lasciate dal famoso scrittore, sono già state esaminate, studiate da professionisti, nessuno di loro ha mai saputo o voluto dire la verità sul conto di questo "artista".

La scienza afferma che fosse semplicemente affetto da "disturbo bipolare", una malattia caratterizzata da gravi alterazioni dell’umore, e quindi delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti; altri invece, per lo più la gente comune, dicevano e dicono che fosse un maniaco che soffriva di esaltazione e depressione a fasi alterne, un manipolatore (specie dei lettori), e altri ancora soltanto un "assholealcolizzato che aveva avuto fortuna.
Era nato il 21 luglio 1899 a Oak Park (sobborgo di Chicago). Si sposò quattro volte e condusse una vita sociale turbolenta.

 

Oggi 16/05/2014, con parole velate dalla circostanza, il nipote John Patrick figlio di Gregory (terzogenito dello scrittore, medico che nel 1994 cambiò sesso) che ha finito di scrivere un libro sulla vita della sua famiglia, rivela, oltre alla psicopatia del nonno curata nell'alcol, la omosessualità.

 

"È morto quando avevo 11 mesi - dichiara in una intervista - ma dai racconti di mio padre mi sono fatto un'idea del carattere di mio nonno. Ho avuto delle lettere da mio padre, lettere inedite, che aveva scritto a mio nonno. Anche se le lettere di mio nonno sono già state lette, studiate da professionisti, quelle di mio padre non sono mai state considerate, tranne che da mio fratello.

Il mio libro è diverso dagli altri e parla della vita della mia famiglia e di questo rapporto tra Gregory e Ernest e di come questi due uomini erano simili. Sia mio padre sia mio nonno erano affetti dal disturbo bipolare. In famiglia siamo abituati a considerarla una disgrazia. Il destino tira a sorte, io ne sono scampato. Ma chi soffre di disturbo bipolare - aggiunge John - afferma di non poterne fare a meno. Nelle fasi ''maniacali'' queste persone sono dotate di creatività ed energia straordinarie. Poi cadono in una depressione profonda.

Papà un giorno mi disse: ''Tuo nonno scriveva davvero bene. Ma quando scriveva male, scriveva malissimo''.

John racconta poi della passione del nonno per la corrida: ''Ne fu sempre affascinato sebbene la considerasse una tragedia. Aveva per lui un forte significato simbolico: rappresentava l'incontro fra uomo e donna, dove non e' chiaro fra toro e torero chi fosse l'uomo e chi la donna. L'ambiguità fra maschile e femminile è sempre stata una sua ossessione''.
"Mio nonno - prosegue John - aveva questa immagine di grande scrittore e di un uomo macho e cacciatore. Ma la gente non sa che c'era anche un altro lato di lui: non solo macho ma anche femminile, ricercava il senso di essere femminile".
Non essendo il sottoscritto un "distratto", posso indefettibilmente affermare che quanto rivelato da John non è mai trapelato negli scritti di Ernest, anzi la figura del "macho" è sempre stata esaltata, rivelando poi, sul lato pratico, la sua vera quintessenza specie come scarso tiratore nelle battute di caccia: il completo disprezzo per la natura, oltre ad una consistente esperienza come vigliacco, fottuto bastardo, eunuco rotto in culo e sacco di merda!

È stato scientificamente provato che nel disturbo bipolare c'è una certa “vulnerabilità genetica”, una predisposizione che deve però essere attivata da diversi tipi di “stressor” ambientali (ad esempio: conflitti relazionali e psichici, altri problemi di natura medica, cambiamenti di vita etc.). È quindi lecito parlare di una predisposizione genetica che, in presenza di condizioni particolari, può rendere evidente la malattia.
Si ritiene che il disturbo bipolare possa essere causato da uno squilibrio cerebrale di alcune sostanze chimiche quali la dopamina e la serotonina. La dopamina può essere responsabile dei sintomi di illusione e di grandiosità, mentre la serotonina dei sintomi di ansia e di depressione.
La storia racconta che molti personaggi di spicco hanno sofferto di disturbo bipolare. Costoro hanno agito probabilmente durante la fase maniacale, arrivando a produrre in modo straordinario per mezzo dell'euforia, della grande quantità di energia e del succedersi rapido dei pensieri, che permette di cogliere connessioni tra idee che normalmente appaiono slegate. Sono stati tuttavia fatti molti studi sull’argomento e apparentemente la creatività non è più frequente in chi soffre di disturbo bipolare: se consideriamo in generale la popolazione di artisti, non possiamo dire che ci sia una maggiore incidenza di bipolari tra di essi rispetto alla popolazione generale.
La più comune espressione del disturbo bipolare è la depressione. La forma più grave, la fase depressiva è circa tre volte più frequente di quella maniacale. Inoltre i sintomi depressivi impattano maggiormente. L’abuso di alcol in presenza di disturbo bipolare ha effetti potenzialmente catastrofici sulla malattia: spesso la maschera aggravandone le conseguenze.
I primi trattamenti del disturbo bipolare risalgono ai tempi dell’antica Roma: le acque di località termali del nord Italia venivano usate per trattare pazienti agitati, euforici o pazienti maniacali. Si è scoperto più tardi che queste acque contengono sali di litio. Il litio è uno stabilizzatore dell’umore usato ancora oggi per trattare i disturbi bipolari.
Hemingway non accettò mai l’aiuto dei medici, e si “auto-medicò” con l’alcool. Questo lo portò a cercare le emozioni forti del corrispondente di guerra, che più di una volta gli fece rischiare la vita. Non lo aiutò di certo la genealogia, che parlava di avi depressi e suicidi: Hemingway, infatti, si suicidò nel 1961.

Ancora oggi le cause alla base del disturbo bipolare non sono del tutto conosciute. Quel che è certo è che si tratta di una malattia multifattoriale. Il ruolo più importante è ricoperto dalla vulnerabilità genetica su base familiare. I soggetti più a rischio sono quelli che presentano determinate mutazioni genetiche e che hanno già avuto altri casi di questa malattia in famiglia. Essere predisposti, però, non è sufficiente per ammalarsi: la malattia si manifesta solo se subentrano anche fattori ambientali, come stress fisici e psicologici.
Il picco di età in cui si registra l'instaurarsi del disturbo bipolare è l'adolescenza fino alla prima giovinezza, con un’età media di insorgenza intorno ai 21 anni.
"Venuto a sapere - continua John - che il disturbo bipolare poteva essere generato sulla base di una malattia genetica, ho scoperto che anche il mio bisnonno ne era affetto. Questi uomini hanno vissuto una sessualità ambigua e non sapevano da che parte stare. Eppoi il mio libro parla della mia famiglia che è stata forgiata dalle donne, un fattore questo non certo di poco conto. Ernest da sua madre Grace e mio padre dalla seconda moglie di Ernest: Pauline".
"Ho scritto questo libro perché tratta della mia vita, perché volevo essere onesto e lo volevo fare per mio padre che ha sofferto tantissimo, per tutta la sua vita e si è sempre tenuto dentro questo".

Posto che tutto ciò sia stato scientificamente provato, nulla è stato dimostrato riguardo al nesso tra orientamento sessuale e bipolarismo, ne viene sicuramente influenzato però, il modo di rapportarsi ai partners.
L'omosessualità di Hemingway, e non solo, non ha quindi nulla a che fare con il suo bipolarimo.
Così come non ha nulla a che fare con l'omosessualità l'espressione "en travesti", usata esclusivamente in ambito teatrale per chi interpreta personaggi di sesso diverso dal proprio.

Disturbo bipolare, una malattia che fa tendenza.
Il disturbo, associato a creatività e genialità, esercita fascino soprattutto negli Stati Uniti, dove la malattia è diventata una moda: dopo che attori, cantanti, scrittori e registi si sono rivelati o hanno confessato di essere bipolari, sono anche arrivati gli emulatori e un alto numero di persone ha cominciato a dichiarare di essere “un po’ bipolare”, ma forse volevano dire di essere "un po' gay". Una situazione in cui si è teso a confondere le normali variazioni dell’umore con la malattia, potendo però così dichiararsi "artisti".
L’alterazione dell'attività neurochimica che sottende la patologia bipolare nelle fasi di elevazione è analoga a quella indotta dall'assunzione di cocaina o di altre sostanze psicostimolanti, da cui può aumentare la creatività. Naturalmente se questo si verifica in soggetti dotati di talento, in assenza di doti si producono solo opere di scarsa qualità. In ogni caso è vero che in queste fasi il carisma, la capacità di leadership e altre caratteristiche socialmente vincenti aumentano e sono questi aspetti che hanno reso possibile il mantenimento nel corso dell’evoluzione di questa patologia, che, in caso diverso, si sarebbe estinta naturalmente. Proprio per questi elementi positivi la presenza del disturbo bipolare resta invece stabile nella popolazione.

Ernest Hemingway durante un safari, 1934
Ernest Hemingway durante un safari, 1934

 

Strange Tribe (Strana Tribù),

è il titolo del libro che John Hemingway ha scritto sull'intricato rapporto tra il nonno Ernest e il padre Gregory.

«Avevo 22 anni quando scoprii che di nascosto mio padre si travestiva da donna.
Ero andato a trovarlo a Bozeman, nel Montana, dove tornava a trascorrere i weekend con la terza moglie e gli ultimi tre dei suoi sette figli: durante la settimana faceva il medico in un’altra città e dormiva in una roulotte parcheggiata dietro l’ospedale.
Entrando in quel caravan ero incappato in un rossetto e avevo chiesto a mio fratello se era di sua madre: “No, è di papà”, aveva risposto lui con aria indifferente. “Di papà?” “Certo. Non lo sai? Quando è lontano da casa si depila le gambe e indossa la parrucca”. Non una parola di più.
Tornato a Los Angeles, ne avevo parlato a mia madre, che si era scomposta ancora meno: “Ah, quella cosa lì… Sì, la faceva anche quando era sposato con me”».

John Hemingway, figlio di Gregory Hemingway, che ha sua volta era il figlio minore del celeberrimo Ernest, l’autore di Addio alle armi, continua così il suo racconto:
«Due anni dopo venni a sapere che, stufo di travestirsi di nascosto, nella solitudine di quella roulotte, mio padre aveva preso a entrare nei bar da cowboy del Montana nei panni di Gloria, suo alter- ego femminile: lo venni a sapere dal rapporto della polizia che lo aveva arrestato».

John parla un italiano perfetto: per fuggire a migliaia di chilometri di distanza dalle asperità di famiglia, ha vissuto a lungo in Italia, da giovane. E ricorda vicende sconcertanti con voce pacata, quasi impassibile, come chi ha molto sofferto, molto elaborato, e infine è riuscito a prendere una qualche distanza anche psicologicamente:
«Mia madre era schizofrenica: i miei fratelli ed io siamo cresciuti sballottati da una casa all’altra mentre lei inseguiva le sue “voci”, fino a essere affidati a un prozio. Mio padre soffriva di sindrome maniaco-depressiva, alternava fasi di eccitamento a periodi di depressione profonda – e giù sbronze, risse, stati di abbrutimento, arresti – e dopo anni di travestitismo, durante il suo quarto matrimonio, si è fatto operare: ha cambiato sesso». John fa una lunga pausa. «Una vita, la sua, scandita dall’amore e odio verso suo padre: Ernest Hemingway l’eroe, il Nobel, il mito ingombrante. Che un giorno lo aveva scoperto mentre, ancora dodicenne, si provava un paio di calze di nylon. E non aveva detto nulla, solo un’occhiata devastata, interdetta, per commentare due settimane dopo: “Greg, proveniamo da una strana tribù, tu ed io”».

E si intitola proprio Strange tribe il libro che John Hemingway ha scritto sull'intricato rapporto tra il nonno Ernest e il padre Gregory: John si è chiesto mille volte che legame ci fosse tra l’inossidabile machismo dello scrittore – epico cacciatore, pescatore, guerriero, amante – e il travestitismo del suo fragile e impossibile papà, da lui molto amato nonostante i mille scogli. Per giungere alla conclusione che i due avessero innumerevoli punti di contatto. Anzi, di più, che fossero due facce della stessa medaglia. Tra loro c’era infatti un legame unico, privilegiato: a dimostrarlo, le lettere di Gregory a Ernest che qui vengono pubblicate per la prima volta. In una scrive:
«Questa faccenda degli abiti è una cosa che non sono mai riuscito a controllare e di cui mi vergogno terribilmente ». E, a legarli, il disperato tentativo di Gregory di essere all’altezza dell’irraggiungibile leggenda paterna. Uno sforzo vano: «Diceva che non poteva fare a meno di travestirsi da donna perché era l’unica cosa che allentava uno stress insopportabile».

Ne esce un libro straziante, più doloroso che scandalistico, edito in Usa dalla Lyons Press e tradotto in spagnolo, bulgaro, ceco, cinese. Ma non in italiano, chissà perché. E il 25 maggio 2014 John Hemingway sarà al Festival internazionale della Storia, a Gorizia, quest’anno dedicato al centenario della prima guerra mondiale: la mattina accompagnerà il pubblico sui luoghi di Addio alle Armi, il pomeriggio racconterà la sua stravagante famiglia. Nonno in testa. Da un lato il gigante, dall'altro la pecora nera: cosa non aveva funzionato in Greg? Cosa scatenava quegli stati maniacali in cui, in un’esaltazione a mille giri, tacchi alti e parrucca, provocava la gente per strada fino a farsi arrestare, per poi piombare in depressioni plumbee, vivere da eremita, con gli stessi abiti per settimane, tra piatti sporchi, spazzatura, odori e malori?
«Oggi si ritiene che il disturbo bipolare abbia una componente genetica», spiega John. «Negli Anni 40-50 se ne parlava troppo poco perché in nonno Ernest si identificassero i picchi maniacali, ma certo le sue depressioni erano tombali. E, come più volte Gregory, anche lui si sottopose a elettroshock. Fino a suicidarsi, nel ‘61, dopo vari tentativi falliti. Come si erano tolti la vita suo padre Clarence e sua sorella Ursula; e in seguito il fratello Leicester. Come morirà d’overdose la bellissima nipote Margaux. Quella che i giornalisti chiamano “la maledizione degli Hemingway” ha più a che vedere con l’ereditarietà che con il vudù».

E il travestitismo di Gregory, il desiderio – divenuto ossessione – di cambiare sesso?
«Neanche dopo l’operazione mio padre ha mai mostrato attrazione per gli uomini. Lui non era gay: per tutta la vita ha amato e sedotto le donne. Come suo padre. E in realtà anche suo padre, nonno Ernest, nascondeva un’inaspettata attrazione per lo scambio di genere. Il diario di Mary Welsh, la sua ultima moglie, racconta di giochi erotici in cui lei è il maschio e lui la femmina. E su quel diario lo scrittore appunta: “A lei piace che io sia la sua ragazza; e a me piace esserlo”. Non solo: nel suo romanzo Il giardino dell’Eden il protagonista, giovane scrittore americano, sperimenta scambi di ruolo sessuale con la moglie Catherine. Credo che, diventando donna, mio padre abbia portato alle estreme conseguenze i sogni erotici e le fantasie letterarie di nonno Ernest».

John aggiunge:
«Entrambi hanno avuto madri che li hanno cresciuti come fossero bambine. La bisnonna Grace, che si era sempre sentita schiacciata dalla figura di suo fratello, allevò il piccolo Ernest come fosse “la gemella” della sorellina Marceline, di un anno più grande: andavano in classe insieme, si scambiavano i vestiti, le bambole… E nonna Pauline, seconda moglie di Ernest, rimase molto delusa quando nacque Gregory, perché il marito infedele, che già cominciava ad allontanarsi da lei, desiderava ardentemente una bambina: da sempre priva d’istinto materno, non fece mistero della sua delusione e affidò Greg a una governante alcolizzata. Ernest e Gregory lottarono tutta la vita con le proprie contraddizioni, cercando un equilibrio tra la parte femminile e maschile della loro personalità».

Come tutti d’altronde…
«In loro però lo sforzo assume forme estreme. Hanno le stesse passioni supermascoline: la boxe, la caccia, la pesca, i safari in Africa. La stesso bisogno di annegare nell’alcol. La stessa ossessione per le donne: quattro mogli a testa, mille amori e l’incapacità di vivere senza una donna accanto. Che in Gregory sembra una sfida a suo padre: basta dire che la sua terza moglie, Valerie, era stata la segretaria di Ernest, conosciuta al funerale dello scrittore.
E che, dopo aver divorziato dalla quarta moglie, la risposò. Battendo così il padre con le quinte nozze».

Un matrimonio tragico…
«Ida conobbe Greg in un bagno per signore, mentre era travestito da donna. Ma lui era un rampollo Hemingway e lei aveva un sesto senso per i soldi… Lo sposò nel ‘92, lo lasciò nel ‘95, quando Greg divenne donna a tutti gli effetti. Ma ci ripensò subito dopo, vedendosi tagliata fuori dall’eredità di famiglia. Di nuovo moglie, sopportò gli ultimi difficili anni di vita di Greg. Come Mary Welsh aveva sopportato gli ultimi anni ardui con Ernest, tra alcol, tradimenti, liti furibonde. Entrambe sapevano che un giorno sarebbero rimaste sole con il patrimonio Hemingway. Fatto di diritti d’autore, ma anche di royalty sui mille prodotti venduti col marchio dello scrittore, dai mobili alla carta da parati, dal rum alle salse».

Ernest si sparò un colpo in bocca. Gregory morì di cuore in prigione, dove era finito per atti osceni nei panni di Gloria.

John conclude:
«Mary aveva lasciato le chiavi dell’armadietto dei fucili dove Ernest le avrebbe trovate facilmente. Ida non pagò la cauzione per far uscire mio padre da quel buco di cella».

Tuttavia, ritengo che il costante declino di Hemingway giunse ad una conclusione comunque immeritevole, ma al pari di Karen Blixen, Denys Finch Hatton e William Northrup MacMillan, dimenticavo il "grande nostro presidente ambientalista" l'ex presidente americano Theodore Roosevelt, passato poi alla storia come "il killer della fauna selvatica"... ... abbiamo sfatato un mito!