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Mangusta


Mangusta

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Mangusta

 

La Mangusta o Erpestide (Herpestidae), "Nguchiro" in Swahili, Mongoose in inglese, appartiene ad una famiglia dell'ordine dei Carnivori.

Il principale habitat naturale delle manguste è costituito dal continente africano, in tutta la sua estensione.

Sono mammiferi per lo più terrestri, ma alcune varietà hanno abitudini semi-acquatiche e altre sono ottime arrampicatrici, a proprio agio sui rami degli alberi.

La loro lunghezza varia dai 18 centimetri della mangusta nana fino ai 60 di quella egiziana.

Questi mammiferi dal pelo lucente hanno tutti corpo allungato, zampe corte e il muso affusolato. Hanno generalmente una pelliccia color marrone o brizzolata e un certo numero di specie fa mostra di un manto a strisce o di una graziosa coda inanellata.

Le manguste vivono all'interno di tane e sono predatrici onnivore che si nutrono indiscriminatamente di roditori, uccelli, rettili, rane, insetti e vermi. Alcune specie aggiungono alla loro dieta frutti, noci e semi.

Hanno la fama di essere cacciatrici creative: per rompere il guscio delle uova d’uccello, ad esempio, le manguste usano le loro zampe anteriori per scagliarle contro un oggetto solido.

Oltre che di ingegno, le manguste danno prova anche di una certa audacia: alcune specie attaccano senza indugi serpenti velenosi quali il cobra.

Le manguste rappresentano un gruppo di animali che si è diffuso con successo. Non si conosce alcuna specie che sia in via di estinzione, ma le più vulnerabili sembrano essere le manguste di Sokoke, Sokoke Bushy Tailed Mongoose (Bdeogale crassicauda omnivora, nome scientifico della mangusta dalla folta coda) specie endemica della Arabuko Sokoke Forest Reserve.

Manguste nane
Manguste nane

 

La mangusta ha difese simili ai serpenti e per questo è immune dal loro veleno.

La mangusta è da sempre conosciuta per la sua abilita' nell'attaccare e nell'uccidere i serpenti.

Lo fa con una rapidità fulminea e con un'infallibile precisione, mirando al collo o alla nuca del rettile, che stringe tra i suoi denti aguzzi. Non abbandona la presa se non dopo che il nemico è stato ucciso, incurante di essere avviluppata dalle sue spire o sferzata con la coda.

Si è sempre ritenuto che, nella lotta coi serpenti, le manguste potessero vantare unicamente una maggiore velocità di azione e agilità di movimento, non potendo contare apparentemente su alcun'altra difesa di fronte alla micidiale arma del veleno dei serpenti.

Le ricerche condotte da Sara Fuchs e dalla sua equipe del Dipartimento immunologia dell'Istituto Weizmann, in Israele, hanno invece dimostrato che questi animali possiedono una particolarità fisiologica che consente loro di neutralizzare gli effetti letali delle tossine contenute nel veleno dei serpenti. Un meccanismo di difesa che, peraltro, è del tutto identico a quello posseduto dagli stessi serpenti.

L'azione principale delle tossine contenute nei veleni dei rettili è quella di bloccare progressivamente i movimenti di un animale, sino a provocarne la morte. La sostanza più attiva è l'afa - neurotossina che, una volta all'interno dell'organismo, si lega ai recettori per l'acetilcolina, molecola deputata a trasmettere gli impulsi nervosi ai muscoli, impedendone di fatto ogni movimento, sia la contrazione che il rilassamento.