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Consiglio Repubblicano di Mombasa

Il vice portavoce del Consiglio Repubblicano di Mombasa Richard Lewa (a destra) e il funzionario Malembi Mwatsahu.
Il vice portavoce del Consiglio Repubblicano di Mombasa Richard Lewa (a destra) e il funzionario Malembi Mwatsahu.

 

Mombasa Republican Council (MRC)

Il Consiglio Repubblicano di Mombasa (MRC) è una organizzazione separatista con sede nella città costiera di Mombasa, in Kenya.

Il gruppo, che ha sostenitori tra musulmani, cristiani e pagani che vogliono giustizia sociale, si è formato con l'intenzione di migliorare le condizioni del popolo costiero e liberare la regione costiera da decenni di presunta emarginazione e discriminazione economica da parte dei governi che si sono succeduti.

 

Il problema principale per la MRC riguarda l'antica disputa della distribuzione della terra in Kenya, problema che può essere fatto risalire al 1887, quando il sultano di Zanzibar Seyyid diede in affitto 10 miglia (16 km) di larghezza della fascia costiera (allora conosciuta come Bilâd al Zanj)* alla Compagnia britannica dell'Africa Orientale, che di fatto ha reso gli abitanti della costa degli abusivi nella propria terra.

Nel 1895 è stato fatto un accordo tra la Gran Bretagna e Zanzibar, sotto la supervisione del sultano Seyyid Hemed Bin Twain, la regina Vittoria e il governo britannico, in cui Mombasa doveva rimanere un protettorato sotto gli inglesi.

Il sultano ha permesso al governo britannico di amministrare Mombasa per le sue attività politiche e commerciali. Questo accordo prevedeva che la sovranità del sultano sarebbe stata mantenuta.

La storia continua nel 1962, poco prima che il Kenya ottenesse la sua indipendenza. Ci sono stati colloqui sulla necessità o meno che questo accordo del 1895 dovesse essere modificato. Fu constatato che la fascia costiera non era economicamente conveniente per conto suo e che il porto di Mombasa era molto importante per il Kenya e la regione dell'Africa orientale in generale.

Così si giunse all'accordo che il sultano venisse compensato e la regione diventasse ufficialmente una parte del Kenya.

L'accordo assicurava che "i residenti restassero soggetti del sultano, piuttosto che soggetti della corona britannica, come nella colonia del Kenya", e che la (allora) Costituzione riconoscesse la libertà religiosa che avrebbe permesso ai musulmani il diritto di seguire la legge della Sharia in materia di religione e status personale.

Al sultano fu assicurato che i tribunali della Sharia avrebbero continuato a funzionare in un Kenya indipendente e che l'autorità del Kadhi (autorità che decideva le contestazioni tra musulmani) sarebbe stata conservata per i musulmani in materia di status personale. Quando si trattava di un caso tra un non musulmano e un musulmano, si sarebbe applicata la legge generale.

Il sultano accettò, così rinunciando alle sue pretese nella regione.

 

Nel 1963, con le trattative alla Lancaster House di Londra tra gli inglesi e i kenioti, l'affare è stato sigillato e così svanirono le speranze di autonomia della costa, nonostante la presenza del gruppo Mwambao Fronte Unito - che voleva la possibilità di essere in grado di separarsi dal Kenya e se possibile di unirsi a Zanzibar. Il governo non ha mai revocato questo accordo.

Invece, dopo l'indipendenza, tutta la terra fu trasferita al governo, che a sua volta la cedette a persone che non erano i residenti originali dell'area in questione.

Ciò accadde quando fu approvata una legge che ancor oggi stabilisce che il primo titolo di acquisto della terra è valido ed irrevocabile, indipendentemente da come sia stato acquisito detto titolo.

Così l'élite del popolo e persone al momento influenti nel governo si sono fatte avanti e si sono registrate come proprietari originari della terra. Atti, questi, che hanno portato le popolazioni costiere a diventare abusivi in una terra che consideravano la loro.

 

I funzionari della MRC dichiarano di avere documenti che attestano l'esistenza di un altro accordo firmato nel 1963 dal primo ministro Jomo Kenyatta e il suo omologo di Zanzibar Mohamed Shante. Secondo loro, l'accordo è praticamente un contratto di locazione di 50 anni sul territorio costiero, il che significa che il governo avrebbe dovuto ritornare la regione ai popoli indigeni ... entro il 2013.

Il Segretario Generale della MRC, Hamza Randu, afferma che questo accordo del 1963 integra Mombasa come una regione indipendente nel più ampio Kenya e che nessuna parte di detto accordo può essere cambiato senza l'approvazione del popolo del protettorato.

Di conseguenza, la MRC sostiene che la fascia costiera, non ha bisogno di alcuna protezione da parte del governo del Kenya, il cui protettorato è stato ereditato dallo stato coloniale britannico.

La MRC annuncia di avere in atto un sistema strutturato, completo di una costituzione, quindi è pronta a governare. I funzionari aggiungono che la MRC è finanziata dai migliori imprenditori e politici nella regione (Mombasa).

La MRC sta categoricamente spingendo verso il partizionamento del territorio del Kenya, sollevando problemi di emarginazione, discriminazione e abbandono della gente della costa.

La MRC sostiene che non supporta l'uso della violenza. I funzionari aggiungono che i membri non devono essere considerati come i ribelli, in quanto stanno combattendo solo per quello che percepiscono come il loro paese: Mombasa. La MRC ribadisce che la loro è una relazione inter-religiosa, perché ha interessato tutte le persone della costa, un'affermazione che è stata dimostrata di recente, quando la Chiesa Pwani ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di ciò che la MRC stava facendo. La MRC afferma che, nonostante la costa sia un importante contributo per l'economia nazionale (attraverso il porto di Mombasa e turismo in generale), la gente della costa sta ancora attendendo di beneficiare delle sue risorse, ottenendo così solo uno stato di sotto sviluppo come risultato. Mombasa è il porto più importante di questa fascia africana, essenziale per la logistica internazionale ed è dotato di una raffineria che fornisce di carburante non solo il Kenya ma anche gli stati interni come l'Uganda.

 

La MRC dichiara di possedere i documenti del già citato accordo firmato nel 1963 dall'allora Primo Ministro del Kenya e in seguito dal presidente Kenyatta e il suo omologo di Zanzibar Mohamed Shante, garantendo al Kenya un contratto di locazione di 50 anni sulla costa. Come già detto, l'accordo sarebbe scaduto nel giugno 2013, in modo da restituire la regione alla sua popolazione indigena,

Ma il governo del Kenya e gli storici a Nairobi hanno respinto il Trattato come un falso e quanto afferma la MRC come propaganda.

Il governo dice che anche se la costa è stata governata da un sultano, è ritornata di nuovo al governo di Nairobi dopo l'indipendenza del Kenya dalla Gran Bretagna nel 1963.

La MRC Invece, accusa un sistema altamente centralizzato e diseguale di destinazione urbanistica del lotto per lasciare molti sulla costa indigenti, e così alimentando il sostegno popolare per il movimento.

Fino a poco tempo fa, infatti, solo il presidente poteva sancire la vendita di terreni sui 500 km (300 miglia) di costa del Kenya. Questo ha fatto sì che gran parte del litorale keniota, che si estende dalla Somalia alla Tanzania, è di proprietà dell'élite politica del paese, tra cui la famiglia del defunto presidente Kenyatta.

 

La MRC è stata dichiarata incostituzionale perché, anche se l'articolo 36 della vecchia Costituzione garantiva la libertà di associazione e di riunione per ogni persona, l'intento e movente dell'associazione, a detta del ministro della sicurezza interna, mina la stabilità e l'unità di questo paese. Il desiderio della MRC di separare la Coast Province dal Kenya, ha ribadito il ministro governativo, è incostituzionale ed è per questo che non può essere permesso alla MRC di andare avanti con il suo progetto.

Le altre motivazioni di incostituzionalità propalate dal governo: l'articolo 3 della Costituzione vieta ogni tentativo da parte di chiunque di formare un governo che non sia in linea con la Costituzione, cosa che la MRC cerca di fare; l'articolo 5 della Costituzione delinea rigorosamente il territorio keniota includendo le acque territoriali ed il territorio che c'era alla data di emanazione, quindi, qualsiasi tentativo di modificare il territorio del Kenya è incostituzionale e non sarà consentito.

 

Ma ai sensi dell'articolo 60 della nuova Costituzione entrata in vigore il 27 agosto 2010, c'è un tentativo di affrontare le ingiustizie dei terreni passati attraverso la consacrazione dei principi della politica fondiaria. Esso prevede che la terra venga mantenuta, utilizzata e gestita in un modo che sia equo, efficiente, produttivo e sostenibile, secondo, tra gli altri, i seguenti principi: accesso equo alla terra; la sicurezza dei diritti sulla terra. L'articolo 67 stabilisce inoltre che alla Commissione Nazionale Terra, le cui funzioni includono anche quelle di avviare indagini di propria iniziativa o in seguito a denuncia, è stato assegnato il compito di perseguire le ingiustizie attuali o storiche sulle proprietà terriere, e quindi di dare un risarcimento adeguato a coloro che detengono un reale diritto. Inoltre, con la divisione del Kenya in contee, la Costituzione riconosce il diritto delle comunità di gestire i loro affari e favorire il loro sviluppo. In conclusione: sembra che la nuova Costituzione abbia aperto uno spiraglio di luce alla fine del tunnel!

 

Il Consiglio Repubblicano di Mombasa è stato costituito nel 1999. Il gruppo è rimasto inattivo fino al 2008, quando ha iniziato l'agitazione sostenendo la popolazione originaria delle zone intorno a Mombasa e della zona costiera emarginate dal governo, avanzando così le loro pretese di secessione. Nel 2012, George Saitoti, ministro per la sicurezza interna, ha pensato bene di dichiarare la MRC un "gruppo criminale organizzato", quindi illegale ed anticostituzionale. Il leader della MRC, Omar Mwamnuadzi, fu accusato nel 2014 insieme ad altri 11 membri di aver costituito un gruppo di fuorilegge che ha stretto legami con militanti islamici al-Shabaab della Somalia. Già arrestato precedentemente per lo svolgimento di assemblee illegali, il leader del movimento secessionista è stato nuovamente incriminato il il 24 gennaio 2016, insieme a sua moglie Maimuna Hamisi, per detenzione di armi tra cui armi da fuoco e possesso di KShs 210,000 in contanti, che la polizia ritiene essere proventi di reclutamenti nel gruppo. Sempre secondo la polizia, per essere membri della MRC, la quota da pagare è di KShs 500. Il leader secessionista, che pare al momento latitante, si trova ad affrontare due accuse: la prima di incitamento alla violenza, la seconda per detenzione di materiale utilizzato nella stregoneria! Da non crederci quando la vera "colpa" è stata quella di aver accusato i governi del Kenya, che si sono via via succeduti, di emarginare gruppi etnici nella regione della Costa, dando la terra ad "estranei", da qui la richiesta della MRC di separare Mombasa e la Costa dal Kenya per diventare uno stato indipendente.

Gli slogan utilizzati dal movimento sono Pwani si Kenya ("La Costa non fa parte del Kenya"), Nchi Mpya Maisha Mpya ("Nuovo Stato, Nuova Vita") e Pwani Uhuru ("Libertà per la Costa").

In risposta, il governo ha dichiarato il gruppo un'organizzazione criminale illegale, insieme ad altri 33 gruppi.

Il Consiglio Repubblicano di Mombasa ha contestato la decisione del governo rivolgendosi al tribunale.

 

I funzionari della MRC, tra cui Randu, Robert Charo e Nyae Ngao hanno scelto la via giudiziaria cercando di rovesciare il divieto di associazione decretato dal governo. Tre giudici dell'Alta Corte, John Mwera, Francesco e Maria Tuiyot Kasango si sono pronunciati in loro favore il 25 luglio 2012, innescando un appello da parte del governo. Nel presentare il ricorso, il procuratore generale ha detto che la richiesta di secessione da parte della MRC non era contemplata dalle leggi del Kenya.

Ma il 25 luglio 2016 la Corte d'Appello ha deciso nuovamente a favore della MRC.

La Corte dei giudici d'appello, Daniel Musinga, Patrick Kiage, Jamilla Mohamed, Kathurima M'noti e William Ouko, ha stabilito che il ricorso promosso dal governo era senza fondamento e che i giudici dell'Alta Corte avevano ragione nel togliere l'avviso di interdizione della MRC, giungendo alla giusta conclusione che il divieto di costituzione per la MRC era un atto incostituzionale. Hanno sostenuto che ogni keniota ha il diritto di chiedere la secessione, se ritenuta la giusta linea di azione. Ma i giudici hanno altresì osservato che la MRC non poteva perseguire la secessione perché non era una entità registrata. "Gli interpellati hanno il diritto costituzionale di chiedere la secessione, ma che può essere fatto solo entro i confini della Costituzione," hanno detto i giudici. "Se gli interpellati desiderano formare un partito politico o movimento per la campagna per la secessione, la Costituzione, anche senza il parere della High Court, garantisce questo diritto. Ma non è lecito perseguire un legittimo diritto in modo illegale," è scritto nella sentenza. I giudici hanno detto che se una comunità vuole avere un proprio paese, lo Stato non ha poteri per costringerli a vivere in un unico blocco se non vogliono.

L'Alta Corte di Mombasa e la Corte d'Appello hanno così revocato il divieto di richiesta di secessionismo, stabilendo inoltre come illegale sostenere che il gruppo della MRC è incostituzionale.

 

INVESTIMENTI, IL COMMERCIO A RISCHIO.

Qualsiasi problema sulla costa potrebbe gravemente colpire per milioni di dollari l'industria del turismo del Kenya, già danneggiato dai rapimenti e dai massacri di turisti e non solo nelle località balneari sulla costa da parte di uomini armati somali.

Si potrebbe anche parlare di abbattimento degli investimenti, il commercio e il trasporto dei vicini senza sbocco sul mare del Kenya. Ruanda e Uganda si affidano infatti al porto di Mombasa per le importazioni di prodotti alimentari, beni di consumo e carburante.

Gli operatori alberghieri costieri stanno osservando attentamente gli sviluppi.

I funzionari della MRC sono pienamente consapevoli del potenziale impatto di eventuali disordini sul turismo: "Se i turisti vedono il caos in questo paese, sicuramente dovranno rimanere a casa", hanno detto.

I palazzinari e gli allocchi, specie italiani, sono avvisati !

 

Punto cruciale rimane il fatto che la MRC deve costituirsi come partito politico per rivendicare il diritto di secessione e la proprietà delle terre costiere da parte della popolazione locale.

Il vice portavoce della MRC Richard Lewa, lodando la decisione della Corte, ha chiesto immediati negoziati con il governo e parlando ad una conferenza stampa al Mombasa National Bureau, ha dichiarato che "... la Costa ha sofferto decenni di emarginazione, con la maggior parte dei residenti rimasti senza lavoro o abusivi. Dal momento della creazione del mondo, la gente della costa non è mai stata felice. Siamo ancora una colonia di alcune persone. Siamo ancora senza lavoro e solo circa il 30 per cento del nostro popolo ha un terreno proprio, mentre gli stranieri possiedono il resto della nostra terra. Vogliamo affermare che siamo un gruppo amante della pace che segue e valorizza lo stato di diritto. È per questo che negli ultimi cinque anni, mentre i nostri casi sono finiti in tribunale, siamo rimasti pazienti".

Circa i suggerimenti che la MRC si trasformi in un partito politico, il sig. Lewa ha dichiarato che i loro funzionari qualche tempo fa hanno presentato proposte per la registrazione come partito politico, ma il governo ha rifiutato la richiesta. "Siamo neutrali e non supportiamo alcuna parte dello spartiacque politico. Abbiamo voluto registrare la MRC come un partito politico, ma il governo ha rifiutato di registrarlo," ha detto. "Vogliamo dire al governo che siamo ancora fermi sui nostri propositi e vogliamo negoziati. Se il governo non è d'accordo con questa nostra posizione, quale alternativa ha?"

Non rimane che attendere per rispondere alla domanda del sig. Lewa !

 

Mentre l'idea di secessione dal Kenya è radicale, rimane fondamentale che il governo cerchi di affrontare attivamente questi problemi in particolare quelli riguardanti i terreni e la povertà. Nessun gruppo di persone nel paese dovrebbe sentirsi emarginato, tutti noi dovremmo lavorare per la costruzione di un Kenya più prospero e per tutti coloro che vivono qui.

Coste d'Abex d'Aian e di Zanguebar. Mappa pubblicata nel 1683 a Parigi.
Coste d'Abex d'Aian e di Zanguebar. Mappa pubblicata nel 1683 a Parigi.

 

Pillole di storia.

* Zanj (in arabo: ﺯﻨﺞ, significa "negro") è un vocabolo che s'incontra nella letteratura araba ma che probabilmente è di origine non araba, forse persiana, vista l'esistenza dell'identico vocabolo persiano: زنگی, zangī, che significa "di pelle nera". Zingium è la traslitterazione latina.
Gli Arabi chiamavano Bilâd ez Zenj (Bilâd al Zanj) la costa dello Zanguebar o Zanghebar ("Paese degli Zanj", o "Paese dei negri") ed era anche l'espressione cui facevano ricorso gli arabofoni, per identificare l'area geografica dell'Africa orientale a sud dell'Abissinia, e in particolare Zanzibar, in cui gli Arabi e i Persiani, forse fin dall'inizio del II secolo dell'Egira (VIII-IX secolo del calendario cristiano), imbarcavano le popolazioni indigene da essi catturate per destinarle alla schiavitù e trasferirle nel califfato, al fine di sfruttarne a infimo prezzo la forza-lavoro.
Inevitabilmente il vocabolo conobbe una trasformazione semantica, finendo con l'identificare sommariamente gli "schiavi di pelle nera", mentre gli africani di colore, ampiamente presenti nella storia e nelle istituzioni islamiche venivano di norma identificati col termine sūdān ("neri").

La costa Zanguebar o Zanj o Zingium o costa Swahili, dall'arabo Swahil che significa "Le Sponde", sono vecchi nomi nella stessa parte della costa di Africa orientale che oggi è divisa tra il Mozambico, la Tanzania, il Kenya e la Somalia.
La costa dello Zanghebar era visitata non solo da Arabi, ma anche da Persiani e Indù. Lo stesso nome di Zanghebar non è arabo. È formato alla maniera persiana, dal termine bâr, “parola dell’India – dice il viaggiatore Soleiman – che designa al tempo stesso un regno ed una costa” e dal nome proprio Zang o Zendj (Zenj, Zengi, plur. Zunùj); Zanghebar significa “paese o costa degli Zengi”, così come Hindubar significa costa o paese degli Indù.
In particolare, l'area si estendeva lungo l' Oceano Indiano tra la costa di Ajan nord e il Mozambico a sud, vale a dire il 5° grado di latitudine nord a 11° gradi di latitudine sud.
Il termine è venuto a significare Zanguebar l'area controllata dal sultanato di Zanzibar (Zanjibar), prima di cadere in disuso. Questa costa ospita la cultura swahili. È stata a lungo sotto l'autorità del Sultanato dell'Oman, e si distinguono gli stati Magadoxo (Mogadiscio), Mélinde (Malindi), Zanzibar, Kilwa, etc.