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Uccidere animali o bestie umane?


Il veterinario Luciano Ponzetto.
Il veterinario Luciano Ponzetto.

 

04 novembre 2015
Parte per la Tanzania e, dopo aver ucciso un leone, ha deciso di postare sul Web la foto della sua “impresa”.
Immediata la protesta degli utenti che ora, a gran voce, chiedono giustizia per quel malcapitato felino.
Il protagonista di questa vicenda è Luciano Ponzetto, veterinario che dal 1999 è direttore sanitario del canile di Caluso (Torino). Il professionista, soprannominato il "Walter Palmer italiano", il dentista statunitense che ha ucciso il leone Cecil in Zimbabwe, aveva postato alcune sue foto con il cadavere del “trofeo” sul sito Safari Italian Chapter.
Animalisti sul piede di guerra - Gli scatti hanno scatenato l’ira degli animalisti che hanno voluto pubblicare altre immagini del veterinario con animali appena uccisi.
“Non ci sono parole - spiegano alcuni - questo è un assassino”. Altri sono persino passati alle minacce, insultandolo anche con parole più pesanti. Nell'immagine, che i responsabili di Safari Italian Chapter hanno preferito rimuovere, il veterinario appare dietro la carcassa con il fucile in spalla. A dirla tutta gli amministratori del sito hanno preferito rimuovere quasi tutte le foto gallery dei soci, sempre ritratti con le rispettive prede appena uccise.
Il veterinario: "Non ho violato regole né leggi". Il veterinario di Caluso, che non ha voluto parlare dell’accaduto, se non con i suoi più stretti collaboratori, si è affidato a un comunicato. “La professione di veterinario non è incompatibile, né sotto il profilo deontologico né sotto quello morale, con attività di caccia o safari, praticate nel rispetto delle vigenti leggi”. In un’intervista rilasciata a La Stampa il professionista si dice frastornato. “Mi trovo a dover rispondere per una fotografia vecchia di cinque anni. Adesso perfetti sconosciuti mettono in dubbio la mia professionalità, il mio lavoro e l’amore che ho per gli animali”. Il 50enne tenta comunque di giustificarsi. Ciò che ho fatto “fa parte della cultura contadina che mi ha cresciuto. Rispetto le regole e le leggi di ogni Paese. E in Italia nessuno vieta a un veterinario di imbracciare un fucile e cacciare. È un istinto che fa parte di me, anche se - ammette - dopo aver ucciso c’è sempre un po’ di amarezza”.

 

C'è chi lo minaccia e chi chiede la sua radiazione dall'Ordine - Intanto il professionista torinese si è dovuto rivolgere ai carabinieri per le già numerose minacce ricevute tramite Internet. “C’è chi vuole mi investire con la macchina - commenta - e chi mi vorrebbe sparare in fronte. Mi hanno cercato anche a casa. Per fortuna non tutti la pensano così”. Nel mentre, sebbene i veterinari italiani dediti alla caccia siano tantissimi, molti colleghi di Ponzetto si sono rivolti all'Ordine per chiedere la sua radiazione dall'albo. “Mi rimetto alle loro decisioni - sottolinea - ma non ho fatto nulla di irregolare”.

Presunta "vittima" dell'attacco di un leone.
Presunta "vittima" dell'attacco di un leone.

 

 

"Io, africano, vorrei che si piangesse per i morti di fame del mio villaggio come per Cecil".

Il parere controcorrente di Nzou.

 

Qui sotto la traduzione di gran parte di una lettera pubblicata dal New York Times e scritta da Goodwell Nzou, uno studente di bioscienze molecolari originario dello Zimbabwe, sulla recente vicenda di Cecil.

 

 

 Ecco la lettera:

«Mi dispiace tantissimo per Cecil» . «Cecil viveva nella tua zona in Zimbabwe?»

Cecil chi, mi sono chiesto. Quando al telegiornale ho scoperto che i messaggi riguardavano un leone ucciso da un dentista americano, il bambino africano dentro di me ha immediatamente esultato: un leone in meno che minaccia le famiglie come la mia! Entusiasmo che si è prontamente raffreddato quando mi sono reso conto che il “killer dei leoni” veniva dipinto come il cattivo.
Ho sperimentato la peggior contraddizione culturale dei miei ultimi cinque anni di studio negli Stati Uniti.
Gli americani che hanno firmato le petizioni si rendono conto che i leoni uccidono, letteralmente, le persone?
Nel mio villaggio in Zimbabwe, circondato da riserve naturali, nessun leone è mai stato amato o degnato di affettuosi soprannomi. I leoni sono considerati animali terrificanti.
Quando avevo nove anni un leone solitario aveva preso ad aggirarsi nei dintorni di un villaggio vicino al mio. Dopo aver ucciso alcuni polli, poi alcune capre e infine una vacca, ci avevano avvertito di andare a scuola in gruppo e smettere di giocare fuori casa. Le mie sorelle non potevano più andare al fiume a raccogliere acqua o a lavare i piatti, mia madre doveva aspettare mio padre e i suoi fratelli – armati di asce, lance e machete – per essere accompagnata nella foresta a raccogliere legna da ardere. Una settimana dopo lo zio di mia madre venne attaccato dal leone e riuscì a cavarsela con una gamba ferita. Il leone aveva letteralmente succhiato via la vita dal villaggio, nessuno si raccoglieva più vicino ai fuochi la sera, nessuno passeggiava tra le fattorie. Quando infine il leone venne ucciso a nessuno importò se il cacciatore fosse del posto o fosse un cacciatore di trofei bianco, se il leone fosse stato ucciso legalmente o illegalmente.
Ballammo e cantammo per la scomparsa della terribile bestia e per esserle sopravvissuti.

Recentemente un ragazzo di quattordici anni di un villaggio non lontano dal mio non è stato così fortunato. Stava dormendo nei campi coltivati con gli altri abitanti del villaggio – per proteggere le piantagioni dall'essere calpestate da bufali, ippopotami o elefanti – quando un leone l’ha sbranato ed ucciso. Non fraintendetemi, per noi abitanti dello Zimbabwe gli animali hanno un significato mistico. Apparteniamo a dei clan, ogni clan possiede un animale totemico, un antenato mitologico. Il mio nome è Nzou, l’elefante, e per tradizione non posso mangiare carne di elefante, sarebbe come mangiare la carne di un parente. Il nostro rispetto per gli animali, però, non ci ha mai trattenuto dal cacciarli o lasciare che vengano cacciati. Ho una certa familiarità con gli animali pericolosi, devo la perdita della mia gamba destra al morso di un serpente quando avevo undici anni.

Nella foto vi mostro un africano a cui un leone ha strappato ILLEGALMENTE ambedue le braccia.

La tendenza americana a romanticizzare gli animali, dargli un nome e saltare sul treno degli hashtag, ha trasformato una situazione normale – nell'ultimo decennio sono stati cacciati e uccisi circa 800 leoni, del tutto legalmente, da parte di stranieri disposti a spendere cifre molto alte per mettere alla prova la propria abilità – in quella che ai miei occhi di africano pare il circo dell’assurdo.
La PETA chiede che il cacciatore venga impiccato. I politici dello Zimbabwe accusano gli Stati Uniti di aver messo in scena l’uccisione di Cecil come stratagemma per metterli in cattiva luce. Gli americani, che non riuscirebbero ad indicare lo Zimbabwe su una mappa, applaudono alla richiesta di estradizione del dentista, ignorando ad esempio che un cucciolo di elefante è stato recentemente macellato per il banchetto di compleanno del nostro presidente.

Noi cittadini dello Zimbabwe scuotiamo semplicemente la testa, chiedendoci perché gli americani si preoccupino più degli animali africani che degli esseri umani africani.
Non diteci cosa dobbiamo fare con i nostri animali quando avete il permesso di cacciare i vostri leoni di montagna fino a portarli quasi all'estinzione nell'area occidentale degli Stati Uniti. E per favore, non fatemi le condoglianze per Cecil, a meno che non siate disposti a farmele per gli abitanti dei villaggi uccisi dai loro simili, dalla violenza della politica e dalla fame
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Kevin Richardson con alcuni dei suoi 38 leoni
Kevin Richardson con alcuni dei suoi 38 leoni

 

Muoio dalla voglia di aggiungere qualcosa ma, riassumendo qui di seguito quanto già illustrato in questo sito e che ritengo prioritario, preferisco attendere i vostri commenti.

 

Considerazioni:

Finché l'uomo non rispetterà i propri simili non potrà mai rispettare gli animali. Migliaia di uomini sono stati massacrati nel nome di Cristo ed ancor oggi vengono trucidati nel nome della democrazia o della religione di appartenenza (l'Inquisizione spagnola, da sola, fece ben 430 mila vittime). Così milioni di animali sono stati e vengono uccisi a scopo alimentare.

 

L’uomo, come l’animale, non ha alcun bisogno di cibi carnei! (Leggi "Carne umana o di animali?")

"Anche il leone può mangiare quasi tutto", parole di Kevin Richardson, un ragazzo sudafricano di 34 anni, che è già stato soprannominato "l’uomo che sussurra ai leoni", perché lui ama giocare e scherzare con leoni e leonesse come fossero gattini nella sua riserva naturale, rispettando il loro habitat, nei pressi di Johannesburg.

Anche in Africa, dove i leoni non dormono con le antilopi, ma le sbranano, a volte accade che animali predatori adottino le loro prede, specie se cuccioli.

Prima regola non rispettata: prima di impossessarsi di un territorio occupato da altri occorre essere accettati da chi vi ha sempre vissuto o scendere a compromessi. Altrimenti sarebbe come se un estraneo volesse a tutti i costi entrare in casa vostra senza il vostro permesso ed ancor più “cacciando” i legittimi occupanti. E non vi è dubbio che i primi abitanti di qualsivoglia territorio sulla terra siano stati gli animali e gli stessi hanno sempre evitato luoghi che non gli appartenevano ed in cui l'uomo si era da tempo insediato.

Le nazionalità non fanno testo, quindi se agli Zimbabwiani non gliene importa nulla del leone Cecil, così dicasi per i Tanzaniani circa il leone ucciso dal veterinario, ma nondimeno per i connazionali di quel sacco di merda nonché eunuco psicopatico che fu Theodore Roosevelt, gli Americani per intenderci, paradossalmente definito dagli stessi il "grande nostro presidente ambientalista" !!! (Leggi "Uganda Raiway" e "William Northrup MacMillan")

 

Sono le leggi promulgate dai governi dei vari paesi ed i loro presidenti che fanno la differenza, e chi li presiede non può certo promuovere sessioni di caccia guidate, per avere maggiori opportunità di abbattere gli animali, quindi maggiori introiti, ambientate in lussuose locations come accade in Namibia (Hage Geingob), Zimbabwe (Robert Mugabe), Tanzania (John Magufuli), nonché Sud Africa (Jacob Zuma), in assoluta contraddizione con la cultura di conservazione di cui tanto si vantano.

La caccia non è un nuovo hobby. Purtroppo, però, ad oggi questa pratica è del tutto legale in questi paesi, tanto che esistono agenzie che si occupano di offrire questo servizio ai turisti. Anche l’ex presidente del Sudafrica Nelson Mandela, premio Nobel per la pace (1993) non fece nulla. Evidentemente, permettendo queste barbarie, non è stato solo un leader del movimento anti-apartheid, ma anche un leader dei corrotti.

"La grandezza di una nazione ed il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui i suoi animali vengono trattati." - Mahatma Gandhi.

 

La questione è proprio questa, caro Nzou, oltre a nascondere la tua provenienza (quantomeno l'etnia, provincia e distretto), non riveli che la nazione che ti ha dato i natali è governata da corrotti (dal presidente ai capi villaggio), i cui interessi sono esclusivamente potere e denaro.

E, come tu ben sai, dagli introiti di queste mattanze, il tuo popolo e la fauna locale non hanno mai tratto alcun beneficio. Quei denari, caro Nzou, frutto della corruzione endemica nel tuo paese, finiscono nelle tasche delle "malaye" (prostitute in lingua Swahili) con cui i tuoi ex governanti sfogano i loro abbietti istinti.

Nei primi anni trascorsi nell'Africa sub sahariana anch'io provavo emozioni sia per gli animali che per quelle persone che, come tu dici, "quotidianamente soccombono alla fame", per poi passare alla totale indifferenza per coloro che non vogliono neppur pensare ad un minimo cambiamento nel loro modo di vivere e di pensare, ma continuano pedissequamente a lamentare ingiustizie e soprusi da parte dei governanti da loro stessi eletti.

Ma questi "eletti", caro Nzou, sono la vostra stessa gente, sono quelli che prima soccombevano alla fame e tu sei uno di loro, sei come loro!

Come si addice ai codardi hai preferito fuggire dalle sofferenze della tua gente, ma gli animali non possono sfuggire neppure all'odio che ancor oggi riversi ingiustamente su di loro.

Come conosco la tua gente, conosco te! Non provi pietà non solo per gli animali, ma neppure per i tuoi simili.

La colpa, che secoli fa potevate attribuire alle tribù cannibali assetate di sangue che imperversavano nell'Africa sub-sahariana, agli arabi, ai portoghesi alle colonie europee, oggi è esclusivamente tua e di quei morti di fame, come tu stesso li definisci, della tua gente!

Ma non va mai dimenticata la realtà di fondo: le tribù del sub-Sahara hanno imparato a cacciare gli animali per il solo gusto di uccidere e per futili motivi, tra i quali l'avorio, dai colonialisti europei (con la pelle bianca).

Devi però prendere atto, caro Nzou, che la stupidità e la codardia degli odierni "assholes" bianchi non sono certo paragonabili alla crudeltà e alla ferocia dei bracconieri (la vera peste nera!) che, guarda caso, vestono esclusivamente "pelle nera" o "gialla"!

 

Come ho già avuto modo di dire: Verità è che i bianchi cacciano, .... i negri macellano!

I negri, anche se armati, solitamente non affrontano un animale a viso aperto, specie se di grandi dimensioni. A meno che non crediate nelle favole, anche i guerrieri maasai, armati di lance, cacciavano in gruppo il leone ormai vecchio e spelacchiato. Al piegarsi ai loro piedi della maestosità, fierezza e forza dell'animale, i negri vengono assaliti da un senso di onnipotenza che li guida ad essere ancora più violenti e crudeli nei confronti delle loro vittime.

Ne consegue che, alla vista e all'odore del sangue, sia degli animali che degli umani, questi ultimi vengono pervasi da un senso di eccitazione che influisce sulla loro ferocia in modo esponenziale, con il risultato che i corpi o le carcasse dei caduti vengono orrendamente mutilati. In parole povere... il loro coraggio è direttamente proporzionale alla loro eccitazione che viene alimentata anche in modi diversi da quelli qui citati.

Questa è la risposta ai molti che chiedono perché i negri sono molto più feroci dei "buana" nel massacro degli animali. (Leggi "Video Safari")

 

Quanto alla foto della presunta "vittima" dell'attacco di un leone che hai voluto mostrare, la stessa non dimostra:

chi sia il soggetto ritratto, che l'uomo sia stato realmente aggredito e da chi, che la mutilazione sia avvenuta per opera di un animale in quanto impropria, specie per un leone, e chiunque può pensare che l'uomo abbia subito un'aggressione in una battuta di caccia, che l'uomo fosse armato ed avesse il solo scopo di abbattere l'animale, naturalmente per lucro!

 

Attribuisci la perdita della tua gamba destra al morso di un serpente (sempre che sia la verità), ma non dici il luogo, i motivi, lo svolgersi dei fatti, né il tipo di serpente che ti ha morso! Già perché i serpenti mordono, non dilaniano gambe!

Va premesso che, nella stragrande maggioranza dei casi, un serpente, anche il più nervoso, tende ad evitare l’uomo, percepito come una minaccia, per cui anche quelle aggressioni che paiono immotivate sono causate, spesso, dall'aver, pur inavvertitamente, messo l’animale in una situazione che lui riteneva pericolosa per se stesso, come l’ingresso di un intruso nel suo territorio. Stavi giocando nel bush a piedi nudi? Il serpente ti ha morso mentre cacciava un topo nella tua capanna di fango e tu dormivi a terra sul pagliericcio?

Nello Zimbabwe vi sono serpenti velenosi appartenenti alle famiglie degli elapidi, viperidi, atrattaspidi e colubridi che provocano tumefazione della zona colpita, tumefazione che certamente, non ho il minimo dubbio, ti è stata curata con la medicina tribale. Il tuo Paese, quindi la tua gente, non è stata in grado, non ha potuto, o non ha voluto (scegli quale meglio credi) curarti con i normali farmaci elargiti, anche gratuitamente, negli ospedali sin dai tempi dei coloni. Ci son volute settimane per far si che le citotossine (sostanze tossiche per le cellule) quelle responsabili, soprattutto nel morso dei viperidi e dei cobra sputatori, di un’ischemia col risultato di necrosi e gangrena. Con la necrosi, cioè un ridotto o mancato arrivo di sangue e quindi di ossigeno ai tessuti, le cellule muoiono e vanno letteralmente in putrefazione, causando spaventose ulcere maleodoranti e mutilazioni. Non solo, il riassorbimento di sostanze tossiche derivanti dal disfacimento dei tessuti, può causare shock settico e blocco renale, con conseguente decesso. Evidentemente, ad un certo punto, qualcuno (non certo lo stregone del villaggio) avrà provveduto ad amputarti la gamba, salvandoti la vita.

 

Parli di protezione delle coltivazioni, senza renderti conto che seguendo l'esempio scellerato dei coloni bianchi, avete distrutto migliaia di ettari di foreste, non solo togliendo agli animali il loro habitat naturale, ma altresì contribuendo col disboscamento alla desertificazione della terra che può essere riscontrata nella drammatica perdita di fertilità del suolo.

Così, ancor oggi, tentando tanto caparbiamente quanto inutilmente di trarre profitto dalle coltivazioni (la vostra condizione sociale odierna lo conferma), da bravi vigliacchi macellai quali siete, sterminate a colpi di macete centinaia di esemplari della fauna affinché non tornino a vivere e alimentarsi sui territori a loro sottratti.

La vostra cultura o coltura (per voi è la stessa cosa) si è ridotta a tal punto da coltivare persino ortaggi lungo le rive dei fiumi, dove gli ippopotami divorano ogni notte ormai da millenni oltre 50 kg di erba, per poi lamentarvi che questi eco sostenitori (che con i loro escrementi, materia organica vitale, “fertilizzano” l'acqua nutrendo i pesci) vi mangiano l'insalata!

 

Caro Nzou, come puoi verificare in questo sito, io vivo in una casa chiamata Tembo, che in Swahili significa "elefante", ma non per questo non mi cibo delle sue carni. Visto che sei rispettoso delle tradizioni, voglio suggerirti una ricetta culinaria: come facevano i tuoi antenati sostituisci la carne del pachiderma con quella di tua madre, non te ne accorgeresti nemmeno e diresti che è buona!

Quello che non riesco proprio a capire è perché ad eseguire l'amputazione della tua gamba non sia stato il "macellaio" del tuo villaggio... almeno ti avrebbe tagliato la gamba sana anziché quella malata!

 

Per quanto riguarda quegli americani che ti porgono le loro condoglianze per Cecil, sono da considerare come i soliti imbecilli ignoranti che, come tu dici per gli animalisti, non solo non saprebbero indicare lo Zimbabwe su una mappa, ma neppure gli Stati Uniti! E cosa ancor più grave, non essendo per nulla a conoscenza sia del tuo che del loro paese, aprono la bocca solo per dare aria ai denti.

Violenza nello Zimbabwe
Violenza nello Zimbabwe

 

Zimbabwe: pillole di storia.

 

Nel 1980 lo Zimbabwe (Rhodesia Meridionale nel 1888 - Repubblica di Rhodesia nel 1965) assunse il nome odierno e la sua indipendenza.

L'etnia prevalente è quella nera bantu shona (67,1%); seguono i bantu ndebele (13%), i chewa (4,9%) e i bianchi, massimamente di stirpe anglosassone (3,5% nel 2004, ma in forte diminuzione per via dell'emigrazione causata dalle repressioni governative). Il restante 11,5% va suddiviso tra meticci, mulatti, asiatici e altri.

Si calcola che i rhodesiani/zimbabwesi all'estero ammontino a svariati milioni di persone. Esiste anche un Governo Rhodesiano in esilio. In particolare, a causa delle intollerabili condizioni economiche e politiche interne, dalla metà del 2007 sono fuggite dal paese altre 3,4 milioni di persone.

Le prime elezioni del paese elessero Capo del Governo Robert Mugabe, leader del partito etnico ZANU, di matrice shona. Le attenzioni di Mugabe si rivolsero per tutti gli anni ottanta alle etnie nere rivali, in particolare gli ndebele di etnia ZAPU. Tra ZANU e ZAPU nel 1983 scoppiò un terribile conflitto che fece migliaia di vittime.

 

Nel 1987 Robert Mugabe si autoproclamò presidente con poteri esecutivi, eliminando la carica di Primo Ministro. Riconfermato nel 1990 e nel 1996, Mugabe e il suo partito accentrarono sempre più i poteri dello Stato, assumendo atteggiamenti viepiù demagogici e repressivi verso qualunque oppositore. Tra la seconda metà degli anni novanta ed oggi, il regime di Mugabe si è scagliato in particolare contro i bianchi e, più in generale, contro gli oppositori riuniti nella MDC (Movement for the Democratic Change), guidata da Morgan Tsvangirai. Innumerevoli gli episodi di violenza e buona parte dei bianchi sono così emigrati. Mugabe ha in tal modo privato il paese della sua impalcatura economica, trascinandolo nella più totale rovina sociale ed economica, come dimostrano tutti i parametri economici a cominciare da una spaventosa inflazione e dalla penuria dei generi alimentari di prima necessità.

 

Dopo la riforma agraria del 2000, che ha portato all'espropriazione violenta e senza indennizzi di molte tenute dei bianchi, i rapporti con la Gran Bretagna e i paesi europei sono degenerati. Anche i paesi limitrofi hanno via via preso le distanze dallo Zimbabwe. Soprattutto lo Zambia e i paesi afro-portoghesi hanno condannato senza mezzi termini le politiche dello Zimbabwe, e l'unico paese che aveva mantenuto buoni rapporti diplomatici con Mugabe era il Sudafrica vista la grande amicizia con Nelson Mandela (vi invito a riflettere).

Dal 2005 i rapporti con il Botswana e con il Sudafrica si sono fatti tesi a causa della crisi dei rifugiati: in fuga dall'intollerabile situazione interna, milioni di Zimbabwiani tentano di emigrare, e quei due paesi sono ovviamente le mete più scelte. La meta preferita è senz'altro il Botswana, con il quale le relazioni si sono notevolmente deteriorate proprio a causa dell'immigrazione di cittadini provenienti dallo Zimbabwe. Per evitare l'arrivo di un numero tanto grande di persone è stato messo in piedi un lungo muro elettrificato.

Mugabe, visto l'isolamento, si è rivolto soprattutto alla Cina, che è diventata così il principale investitore del paese.

 

Il governo di Mugabe è stato oggetto di innumerevoli accuse di gravi violazioni dei diritti umani. A complicare la situazione interviene inoltre l'estrema diffusione dell'AIDS, che ha determinato una drammatica discesa dell'aspettativa di vita. Peraltro la diffusione dell'AIDS attraverso lo stupro è un'arma biologica che è stata sfruttata da Mugabe contro le etnie rivali, come ha testimoniato il rapporto all'ONU delle Associazioni Femminili dello Zimbabwe. Nonostante ciò nel 2008 Mugabe è stato nuovamente riconfermato al vertice del paese.

A Mugabe è vietato l'accesso nell'Unione europea e negli Stati Uniti.

 

Il 15 giugno 2015 lo Zimbabwe ha ritirato dalla circolazione la propria moneta nazionale, il Dollaro Zimbabwiano, ormai troppo svalutata dopo oltre un decennio di gravissima inflazione, che non veniva più stampata dal 2009 (anno in cui la banconota di valore maggiore aveva raggiunto un taglio di 100.000 miliardi). Esso è stato sostituito dal Dollaro USA e dal Rand Sudafricano: il cambio è stato fissato in 250.000 miliardi di Dollari Zimbabwiani per un Dollaro Americano in caso di banconote stampate prima del 2009, mentre per le banconote stampate in tale anno il cambio si è attestato a 175 milioni di miliardi di Dollari Zimbabwiani per avere in cambio cinque Dollari Americani.

In Tanzania gli stregoni utilizzano corpi di albini (cacciati, ammazzati e fatti a pezzi) o parti di essi per i loro riti magici a cui, tra l’altro, si sottopongono molti politici e dignitari
In Tanzania gli stregoni utilizzano corpi di albini (cacciati, ammazzati e fatti a pezzi) o parti di essi per i loro riti magici a cui, tra l’altro, si sottopongono molti politici e dignitari

 

 

La caccia e la Tanzania

 

 

Sul web si leggono commenti particolarmente interessanti per gli idioti che li scrivono nonché per gli imbecilli che ci credono.

 

 

 

 

 

Eccone alcuni esempi:

"Quello che molti non sanno è che i parchi africani vivono di queste cose..."

"La caccia regolare in Africa è molto importante per mantenere le riserve. Il denaro serve a pagare tracciatori, cuochi spellatori, interi villaggi vivono per assistere cacciatori americani, europei e russi. Emotivamente può sembrare crudele, ma ecologica."

"Ha sparato ad un leone sicuramente vecchio e malato, probabilmente aveva delle metastasi."

"I Masai diventavano uomini veri solo dopo avere ucciso un leone!"

"L'unica speranza e che i soldi spesi per fare questo atto "coraggioso" servano per ripopolare e gestire la fauna locale."

 

La stupidità umana non ha limiti, ci sarebbero altri commenti da riportare ma mi limito.

 

Ma tornando al nostro "veterinario" ed alla Tanzania in particolare dove, tra brogli e violenze, ha vinto ancora le elezioni il leader socialista del Partito della Rivoluzione, l'Immortale Magufuli. Va sottolineato che quello della Rivoluzione è il partito più longevo al governo di tutta l'Africa: 54 anni di potere!

Questo Paese non accetta l'idea di un possibile cambiamento, restando sempre più vincolato ad usanze tribali che lascio a voi giudicare. Bambini sacrificati durante riti di stregoneria per ottenere benefici dagli spiriti, uomini trucidati per placare l’ira degli dei: agli occhi di un uomo occidentale tali usanze possono sembrare retaggio di secoli passati e di barbarie inaccettabili ma, come spesso accade, la realtà è purtroppo diversa.

Il 13 marzo 2015 sono stati arrestati 200 stregoni per violenze contro gli albini. Ma proprio nell'anno delle elezioni, dopo anni di totale indifferenza, la notizia della cattura di centinaia di indovini non fa certo sperare in una definitiva presa di posizione del governo di Dodoma contro le violenze subite dalle persone affette da albinismo uccise e mutilate perché considerate magiche dai Tanzaniani. Fondati restano i soli interessi elettorali in quanto fino ad oggi delle 155 segnalazioni di attacchi contro le persone albine, tra cui 75 omicidi, solo 5 casi sono finiti in tribunale. E il risultato è stata la rivolta degli sciamani che continuano nelle loro pratiche.

Ma la violenza dei Tanzaniani non finisce qui, e dire che siano rimasti all'epoca del Savonarola sarebbe un'eresia (vedi foto sotto).

Verità è che questo popolo è rimasto legato alle tradizioni e alla mentalità dei loro progenitori Chaga (o Chagga, Jagga, Dschagga, Waschagga, Wachanga).

Quindi che dire dei Tanzaniani e del "veterinario" che ha contratto la "sindrome di Hemingway"!

A quest'ultimo non posso che suggerire dove mettersi le canne del fucile, ma sicuramente lo immagina da solo.

Coloro che uccidono animali per divertimento o lucro li definirei BESTIE UMANE!

Caro "sacco di merda", se uccidere, come tu dici, è un istinto che fa parte di te, fallo quantomeno ad armi pari e con i tuoi simili. Così potrai orgogliosamente postare sul web, con quel sorriso del cazzo su quella faccia da stronzo, qualche foto con un tuo familiare. In tal modo potrai dar sfogo alla tua vanità, quale futile e puerile desiderio di esporre al mondo la tua immagine di codardo e godere delle medesime soddisfazioni dei Tanzaniani e Zimbabwesi!

Almeno le foto non sarebbero così patetiche!

 

Ora date sfogo ai vostri commenti.

Walter Palmer (a sinistra), la "belva umana" del Minnesota che uccise Cecil
Walter Palmer (a sinistra), la "belva umana" del Minnesota che uccise Cecil

 

12 OTT 2015

Non sarà incriminato il cacciatore che uccise Cecil, il leone dello Zimbabwe.

Il governo del paese africano ha annunciato che Walter Palmer, il dentista del Minnesota autore di quella caccia, aveva tutti i permessi in regola.

 

HARARE - Torna a far notizia il caso di Cecil, il leone ucciso a luglio scorso nello Zimbabwe. E la scia delle polemiche rischia di allungarsi. Nonostante le richieste degli ambientalisti di tutto il mondo Walter Palmer, il dentista americano che colpì a morte l'animale simbolo del parco nazionale Hwange, non sarà incriminato. Lo ha annunciato Oppah Muchinguri-Kashiri, il ministro dell'ambiente del Paese africano: Palmer aveva tutti i permessi in regola per effettuare quella battuta di caccia. Il rappresentate del governo ha detto che il governo ha eseguito le verifiche con la polizia e il procuratore generale ed è risultato che il dentista, 55enne di Minneapolis, era autorizzato.

L'uccisione di Cecil, un esemplare di leone di 13 anni, aveva scatenato le proteste degli animalisti. L'animale era morto dopo 40 ore di agonia: Palmer lo aveva rintracciato con un gps, attratto fuori dalla riserva con un'esca e poi lo aveva trafitto con una freccia e solo dopo molte ore lo aveva trovato e ucciso. Palmer dichiarò di non sapere che il leone a cui aveva dato la caccia fosse proprio Cecil, il leone così importante per lo Zimbabwe. Quella caccia gli era costata 55mila dollari. Anche Theo Bronkhorst e il fattore Honest Ndlovu ebbero problemi con la legge per quella caccia: furono arrestati con l'accusa di bracconaggio per aver accompagnato Palmer nella ricerca del leone.

Gli animalisti protestarono con forza contro il cacciatore: fu avviata una petizione sul sito della Casa Bianca per chiedere la sua estradizione per essere processato secondo la legge dello Zimbabwe. La petizione in meno di tre giorni raccolse 170mila firme. Sulla vicenda si espressero anche alcuni personaggi noti come Brigitte Bardot che chiedeva per il medico del Minnesota un castico "esemplare", definendolo un "serial killer".

Dopo l'esplosione del caso, tornato in patria Palmer fu sommerso di insulti su Facebook e costretto a chiudere il suo studio dentistico perché preso di mira quotidianamente con cartelli e ambientalisti in protesta. Sparì per un periodo per poi tornare a lavoro solo ai primi di settembre. Adesso l'annuncio del ministro dell'Ambiente africano potrebbe riaccendere le polemiche.

 

 

29 LUG 2015

Cecil, leone simbolo dello Zimbabwe, è stato ucciso e decapitato da Walter Palmer, cacciatore di trofei statunitense.

 

Cecil era un leone maschio (Panthera leo) di tredici anni, non un leone qualunque, era il simbolo e la principale attrazione del parco nazionale di Hwange, in Zimbabwe, anche grazie alla sua peculiare criniera nera.

Cecil è stato ucciso, e probabilmente le sue vestigia adorneranno il salotto del suo carnefice. Nella prima settimana di luglio, ma le autorità ne hanno dato notizia solo pochi giorni fa, il corpo di Cecil è stato trovato fuori dalla riserva, scuoiato e decapitato.

Il felino sarebbe stato attirato fuori dei confini dell’area protetta con un’esca, per ucciderlo senza effettivamente violare la legge, e ferito con una freccia. Qui è cominciato il “divertimento” del cacciatore che avrebbe braccato per oltre quaranta ore il leone ferito prima di trovarlo e ucciderlo in uno scontro impari, con un colpo di fucile.

Il cacciatore di trofei sarebbe stato aiutato da due guardie del parco, debitamente corrotte. La perdita del simbolo del parco rappresenta un ingente danno economico per il Paese, il parco incassa circa ottomila dollari al giorno grazie all’afflusso turistico.

“La morte di Cecil non è una tragedia solo per lo Zimbabwe, ma anche per i suoi sei cuccioli – ha affermato Johnny Rodrigues, a capo della Zimbabwe Conservation Task Force – i leoni maschi che tenteranno di conquistare le tre leonesse di Cecil non permetteranno mai che essi restino in vita”.

I safari di caccia grossa al di fuori dei parchi sono, inspiegabilmente, legali e generano un notevole giro d’affari attirando dall’Europa e dagli Stati Uniti numerosi cacciatori di trofei. Secondo il quotidiano britannico Telegraph, proprio dagli Stati Uniti verrebbe l’assassino di Cecil, si tratta di un dentista del Minnesota, Walter Palmer.

L’uomo avrebbe pagato 50mila dollari per uccidere l’animale e avrebbe lasciato il Paese. Le autorità dello Zimbabwe hanno però arrestato Theo Bronkhorst, cacciatore professionista e fondatore del Bushman Safaris Zimbabwe, e due guardie del parco che avrebbero aiutato il cacciatore.

Bronkhorst e le guardie sono accusate di caccia di frodo, considerato che non avevano i permessi per uccidere il leone. Il vero responsabile, colui che ha comprato i suoi complici e la vita di Cecil, resta però latitante.

La caccia a Palmer è in corso, ma l’uomo, anche se dovesse essere arrestato non proverà mai il terrore cieco di essere ferito e braccato, giorno e notte, come quello che ha provato Cecil negli ultimi istanti della sua vita.