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Malindi di male in peggio!


Jihadisti in Kenya.
Jihadisti in Kenya.
Macabro. Musulmano si rivolge a Dio.
Macabro. Musulmano si rivolge a Dio.

 

"Di Malindi in peggio..."


È l'articolo apparso su DagoSpia.com il 26 aprile 2016, che invito a leggere.

 


Vedi anche: Kenya Economia

 

Polizia sulla scena dove sono stati ritrovati i corpi dei due turisti svizzeri
Polizia sulla scena dove sono stati ritrovati i corpi dei due turisti svizzeri

PENSIONATI SVIZZERI AMMAZZATI SULLA COSTA DEL KENYA


23 agosto 2017

Werner Borner Paul e Marriane Hornel, una coppia di pensionati svizzeri, entrambi settantenni, sono stati ritrovati cadaveri ai bordi di un tratto di strada sterrata, tra Kisauni e Kiembeni, due popolose borgate di fama discutibile, nella contea della capitale costiera.
Erano atterrati poco dopo la mezzanotte di sabato 19 agosto, all'aeroporto internazionale di Mombasa, accolti dal loro autista e dal personale domestico. La mattina successiva, domenica, un passante ha scoperto i loro corpi senza vita.

Identificate le vittime, la polizia ha trovato la loro automobile, con all'interno numerose tracce di sangue, nel parcheggio dell’abitazione della coppia situato nel prestigioso quartiere residenziale di Nyali a nord di Mombasa.
Nel corso del sopralluogo, la polizia ha arrestato il giardiniere, ritenuto l’ideatore del crimine e, dopo uno stringente interrogatorio, ha emesso tre ordini di cattura a carico del guardiano notturno, del custode e di un vicino di casa, che, stando alle conclusioni degli inquirenti, avrebbero attivamente partecipato all'omicidio. I tre presunti complici del giardiniere, che nel frattempo si erano già dileguati, avrebbero lasciato tracce tramite il segnale GPS di un cellulare.

È presumibile che i due sventurati coniugi siano stati oggetto di una efferata rapina a scopo di lucro.
Come spesso accade, fatti del genere finiscono quasi sempre nel sangue: la miseria della popolazione locale contrapposta al benessere dei corrotti e dei "colonizzatori" provoca la deumanizzazione che permette la soppressione delle emozioni e della compassione creando condizioni istigatrici alla violenza di coloro che, oppressi dalla violazione dei loro diritti e dal potere del denaro degli "invasori stranieri", cercano con qualsiasi mezzo di schiacciare i "parassiti" e gli "scarafaggi" che divorano ed infestano il loro Paese!

Ebony Kenya
Ebony Kenya

Il caso ...

25 luglio 2017

Tutto quello che rimbalza e fa notizia anche in Italia, il “giornalaio” di Malindi cerca come sempre di stemperarlo o addirittura di non farne neppure menzione.
Oggi è il caso di due coniugi, vittime di una efferata rapina nella loro casetta a Kikambala. La donna italiana di 71 anni, Maria Laura Satta, originaria di Cremona,è stata uccisa; il marito Luigi Scassellati, 72 anni, è ricoverato al Mombasa Hospital.
Noi, da piccoli provinciali, cercheremo di dire “due parole serie su Mtwapa e Kikambala”, nonché su Malindi, e da qui cominceremo.

Molto si è già detto, anche nel prosieguo di questa pagina, ma cosa ci viene a fare il turista a Malindi?
A Malindi c'è il mare, non certo la savana, laghi, isole o montagne e neppure il Kilimanjaro! Ma per chi è indicata una vacanza a Malindi? Certamente per chi affronta otto ore di volo con il solo scopo di praticare acquagym nelle vasche da bagno keniote, nonché per le "vecchie babbione del burraco".
A Malindi, dalla Silversand Road al Sabaki, non ci sono “spiagge bianche”, ma solo un “mare di merda”! Il termine “mare” è valido in ogni senso.
Solo il turista più disinformato trascorrerà le sue vacanze a Malindi: il "buco del culo del Kenya"!

Le persone che vogliono trascorrere le loro vacanze nelle meravigliose spiagge del Kenya devono decidere se andare in Costa Sud o Costa Nord, che significa semplicemente a sud o a nord di Mombasa. Mentre la costa meridionale ha le più belle spiagge e la natura più primordiale, la costa settentrionale intorno a Mombasa e Mtwapa offrono molto più attrazioni e attività.

Mtwapa è conosciuto come "il villaggio che non dorme mai". Anche dopo la mezzanotte i pub sono frequentatissimi, così come molte le persone che gironzolano per le strade.
È il centro della vita notturna e della prostituzione nell'area di Mombasa. Anche per questo motivo molti europei si stabiliscono e portano sviluppo insediando “vecchie e nuove attività”, costruendo case o semplicemente trascorrendo il periodo invernale.
La maggior parte dei turisti, infatti, visitano Mtwapa per la sua vita notturna, unica nel suo genere.
Mtwapa è la capitale keniota del vizio, tanto da essere definita " Sin City ": offre tutti i tipi di intrattenimento che i turisti si aspettano di trovare, come discoteche, bar, ristoranti e soprattutto la prostituzione femminile nonché maschile, in particolar modo quella minorile, il vero business per il turismo sessuale (vedi: Ebony Kenya - area protetta). Non mancano sulla spiaggia vere e proprie schiere di maschi locali in cerca della turista bianca, non importa se sei una signora molto in là con gli anni, oppure, se hai delle caratteristiche fisiche che ti rendono sostanzialmente “impraticabile” da un punto di vista sessuale (vedi: Beach Boys oggetti del desiderio).

Malindi puoi girarla a piedi, una cittadina piccola e provinciale, quasi tutti gli africani parlano italiano e sanno subito tutto di te, in quale hotel stai, con chi scopi etc.
La notte a Malindi offre ben poche alternative ai “cacciatori di gazzelle”, in particolar modo le note dolenti riguardano la presenza nei vari locali: sono poche e soprattutto non c'è ricambio.... frustrante vedere sempre le stesse ragazze ogni sera per chi ama cambiare! Turisti... davvero pochi in cerca della “gnocca”, e di quei pochi molti di loro sono già accompagnati da “inguardabili melanzane e ricotte nostrane”, ... quindi la concorrenza è pressoché nulla! Anche per chi porta il “pannolone” ci sono buone chance (vedi: Cosa cercano gli italiani a Malindi?).

Anche a Mtwapa… c’è il mare! Ma, a differenza di Malindi, Mtwapa ha belle spiagge non affollate con alberghi e bar e perfette per rilassarsi. E c’è pure il Creek, una baia con una bella flora e fauna tropicale e piccoli porti turistici. Il luogo è famoso per il bird watching e viene utilizzato come punto di partenza per la pesca d’altura. Alcuni buoni ristoranti offrono ottimi piatti di pesce sulle terrazze che si affacciano sulla baia.
La situazione a Mtwapa, a nostro avviso, è sicuramente quella dei sobborghi di Mombasa, che purtroppo si sta avviando ad essere una seconda "Nairobbery", ma a Kikambala la situazione è ben diversa.

Kikambala, a sette chilometri da Mtwapa, offre una spiaggia panoramica con palme tipiche e sabbia bianca oltre ad una magnifica barriera corallina. La spiaggia è frequentata solo da gente del posto e da pochissimi turisti. Pertanto si può godere di una passeggiata tranquilla senza essere disturbati dai beach boys o dai venditori di souvenir. Ci sono strutture turistiche che lavorano con tedeschi, olandesi e anche con il turismo locale.

A Malindi trovi luoghi di interesse storico, ma non apprezzati qual si dovrebbe dal turista “casareccio”, come la Cruz Padrão fatta erigere dal navigatore portoghese Vasco da Gama, le Pillar Tombs entro le mura della Jamia Mosque, la Cappella Portoghese, nonché la Casa delle Colonne in cui è collocato uno strano esemplare di Coelacanthus. A Malindi il turismo, specie “nostrano”, privilegia i luoghi di ritrovo degli "evasori fiscali", nonché inneggianti al romanticismo d’altri tempi.
Tipico il locale di colei che, cacciatrice per diletto, ma non meno psicopatica di altri, sfogò la sua impotenza e rabbia repressa anche su esseri umani, paragonati agli "animali selvaggi", tentando inutilmente di placare i suoi tormenti interiori dettati dalla malattia che la condannò inesorabilmente al suo destino.

Ora ditemi … “Cosa ha a che fare il turismo con Mwtapa e Kikambala?”
Praticamente tutto!
Mentre con Malindi hanno solo due cose in comune:
1. se decidi di fare sesso prendi le solite precauzioni contro le infezioni da HIV ;
2. quel che è successo alle vittime di Kikambala può succedere ovunque, e quindi anche a Malindi e Watamu, così come a Catania e Treviso.

Ora ditemi … “Cosa hanno di diverso Mwtapa e Kikambala da Malindi?”
Praticamente una cosa sola!
A Mwtapa e Kikambala gli italiani si vedono come le mosche bianche!
Motivo? Ci dicono siano più propensi al “vizietto” che al “vizio”!

Casablanca Club Mtwapa
Casablanca Club Mtwapa

Ma, nonostante l'evidenza dei fatti messi in luce non solo in questa pagina, bensì in tutto il sito, italiani remissivi ed opportunisti blaterano solidarietà verso i poveri di questo Paese diseredati dal colonialismo post-moderno che loro stessi, ben consapevolmente, ogni giorno promuovono, mirando solo a proteggere il proprio tranquillo vivacchiare da beceri servi leccaculo e babbione accolturate (con la "o").


Quanto agli "untori e giornalai", quali vere e proprie "agenzie turistiche", parteggiano per una società locale disumana: anziché denunciare le diseguaglianze tribali promosse, oltre che dal popolo stesso, dai satrapi della politica, promuovono, con i loro "padroni", solo ed esclusivamente ciò che volge o potrebbe volgere a loro esclusivo tornaconto economico, così tradendo il "Popolo della Costa" ispirato a principi di libertà, uguaglianza, progresso, fratellanza.
E nel timore che il dissenso tra la gente alla scellerata politica di un Paese che detiene il primo posto in Africa per corruzione, possa pregiudicare anche gli ormai acquisiti privilegi del post-colonialismo quali proprietà private, attività commerciali o alberghiere e quant'altro, i "giornalai" rimangono nel più totale silenzio impedendo a questo Popolo di sviluppare con il loro aiuto una coscienza politica e nazionale propria e di essere capace di governarsi autonomamente.
Costoro, pensano solo al proprio orticello, pronti a difenderlo con le unghie e con i denti, menefreghisti totali per ciò che riguarda e pensano gli altri, ma quali "untori" diffondono il contagio, attraverso falsità, ipocrisie, diffamazione, nei più deboli e più suggestionabili, negli ormai "sdentati", "servi adulatori", "sacchi di merda", "cuckolds" e "assholes", nonché nelle "babbione rotte in culo" più saccenti che, in fatto di ignoranza e maleducazione, ne han da vendere!
Questa specie di "degenerati sub-umani" ancora non si è accorta non solo che Malindi non è il Kenya, bensì Pwani si Kenya ("La Costa non fa parte del Kenya")!
Una terra di cui io negro, scambiato (dal "giornalaio di Malindi" che si spaccia per Giriama) come "razzista" dalla pelle bianca,
... io negro, ripeto, rivendico la proprietà in quanto, dal 2013, appartenente ai gruppi etnici della regione della Costa: la terra che i governi del Kenya, che si sono via via succeduti, emarginandoci e fagocitando introiti, hanno dato ad "estranei".
Da qui la richiesta della Mombasa Republican Council (MRC) di separare Mombasa e la Costa dal Kenya per diventare uno stato indipendente. E tanto per comprendere, più che sapere, dove state vivacchiando, consiglio la lettura del blog "La Costa dei Negri"!

Non mancano di distinguersi “elementi di spicco” come Maria, ambientalista ed animalista forse italiana, ma solo per nascita, che nel suo post su Facebook, nel gruppo chiuso "Vivere in Kenya...racconti di vita keniota", scrive:
La “coda di paglia” di Freddie ha preso fuoco!
Eppure Kenya Vacanze scrive: «Lo stesso direttore di MalindiKenya.net ama troppo Malindi per non difenderla a qualsiasi costo, e asserisce: "...da mattacchione scrivo e dico quello che mi pare, ...io non ho padroni."
Ma come gli è stato fatto osservare, ognuno ha i suoi padroni, che in questo caso hanno interessi ben precisi per difendere Malindi e la sua rispettabilità. Per ogni altro argomento che non riguardi il tentativo di promuovere il turismo a Malindi, il portale merita di essere letto».
In vista delle elezioni in Kenya, ai lettori che chiedono informazione non penso interessi il possibile ballottaggio tra il Presidente in carica Uhuru Kenyatta ed il leader dell'alleanza d'opposizione Raila Odinga, l’arrivo dell’ex segretario di Stato americano John Kerry per monitorare le elezioni o i racconti di nonno Kazungu, bensì che Christopher Msando sia stato torturato ed ucciso come un animale. Una “pugnalata” inferta dalla “politica tossica” del Kenya al libero svolgimento delle elezioni.
Malindi di male in peggio!”, il blog rivelazione!
UNA VACANZA SENZA INTOPPI INIZIA SEMPRE DA UNA BUONA INFORMAZIONE!

Un “GRAZIE” a Maria e a coloro che hanno messo un like al suo post: Elia Gualeni - Helga Weiss - Vittoria Bongiovanni - Simon Kasena - Maria Grazia Gallo - Anna Argentiero - Piera Kane - Milagros Rizzotti - Riky Gjani - Ueding Angelika.
Solo 10 …pochi ma buoni!

Al-Shabab
Al-Shabab

9 CIVILI DECAPITATI IN KENYA


8 luglio 2017

Durante la notte tra venerdì 7 e sabato 8 luglio, sospetti militanti islamisti hanno decapitato nove uomini in un villaggio del distretto costiero di Lamu, in Kenya.
A riportarlo è stata l’agenzia di stampa Reuters che cita fonti della polizia locale. L’attacco è avvenuto a pochi giorni dall'uccisione di tre poliziotti nel vicino villaggio di Pandanguo da parte di militanti somali.

Le autorità keniote sostengono di aver rinvenuto nove corpi e un testimone, che ha chiesto di restare anonimo.

“Hanno attaccato i villaggi di Jima e Poromoko e hanno ucciso nove uomini, macellandoli come i polli, utilizzando dei coltelli”, ha riferito il testimone all'agenzia di stampa Reuters. Gli abitanti del villaggio sostengono che gli aggressori erano somali e che sono arrivati sul posto alle ore 23. Sono andati casa per casa alla ricerca di uomini non musulmani, li hanno radunati e poi li hanno decapitati.

I residenti avevano già avvertito la polizia della presenza di sospetti militanti del gruppo terroristico al-Shabab nella zona.

Gli Shabaab dal 2011 sconfinano in Kenya come rappresaglia all'invio di truppe di Nairobi in Somalia per sconfiggere il gruppo terroristico, che nell'ultimo anno è diventato il più sanguinario di tutta l'Africa. Solo nella zona di Lamu si stimano almeno 46 persone uccise da inizio anno in queste incursioni, che tuttavia avvengono anche in altre aree dove sono state prese misure di sicurezza (agenti e coprifuoco). Vi è una palese intensificazione degli attacchi in prossimità delle elezioni presidenziali keniote di agosto. Molti attacchi sono stati compiuti con bombe artigianali.

Secondo l’agenzia di stampa americana Associated Press, l’attacco è stato perpetrato proprio dai jihadisti somali legati ad al-Qaeda. Associated Press cita infatti James Ole Serian, il capo della task force delle forze speciali keniote anti-terrorismo. Terroristi somali hanno ripetutamente attaccato i civili kenioti negli ultimi anni, nel tentativo di rovesciare il governo legittimo di Nairobi e imporre la shari‘a, la legge islamica, nel paese africano.

 

Chiedevi perché in Kenya sempre più famiglie abbandonano il Cristianesimo e abbracciano l'Islam.

Militari armati di pattuglia alla stazione di polizia di Mombasa.
Militari armati di pattuglia alla stazione di polizia di Mombasa.

ASSALTO ALLA POLIZIA DI MOMBASA
Jihadiste somale uccise e bruciate dalla polizia


23 settembre 2016
La notizia dello sventato attentato terroristico alla stazione centrale di polizia a Mombasa lo scorso 11 Settembre ha destato clamore a varie latitudini specialmente per il simbolismo dell'azione nell'anniversario dell'attacco alle Twin Towers.
Si sarebbe trattato del primo attentato rivendicato dall'Isis in Kenya, perpetrato da tre giovani "jihadiste" di origine somala.

A ridosso dell'attentato, le cronache internazionali hanno riproposto la versione fornita alla stampa locale dalla polizia di Mombasa, qui di seguito riportata:
11 settembre - Tre donne hanno assaltato la sede centrale di polizia della città costiera. Le donne, coperte da hijab (velo islamico composto tecnicamente di due parti: copri-capo e abito di colore scuro definiti "burqa" nelle cronache nostrane; "bui bui" in lingua Swahili), sono entrate con il pretesto di denunciare il furto di un cellulare. Una volta all'interno, una di loro ha estratto un coltello e colpito un ufficiale alla gamba, mentre un'altra ha lanciato una bomba molotov, appiccando il fuoco. I poliziotti hanno reagito sparando e uccidendo le tre donne, due delle quali indossavano sotto l’hijab giubbotti anti-proiettile ed esplosivo. Nell'attacco due agenti sono rimasti feriti. Secondo il capo della polizia, le donne gridavano “Allahu akbar” (in arabo: Dio è il più Grande; mentre Allāh Akbar: Allah è il più grande) e “Siamo al-Shabaab” mentre venivano uccise, ma al momento non ci sono rivendicazioni.
12 settembre - La polizia di Mombasa ha reso noto oggi d’aver arrestato tre persone, rifugiati somali, considerati complici dell’attacco.

Riassumendo: il "commando" capeggiato da Tasnim Yakub Abdullahi Farah, sua sorella ed un'amica, avrebbe finto la denuncia del furto di un telefono cellulare allo scopo di fare irruzione in caserma e compiere l'attentato. Sotto il bui-bui, le donne «disarmate ma dotate di giubbotto antiproiettile» avrebbero nascosto bottiglie incendiarie. Nel tentativo di difendersi, gli agenti, tra cui una ragazza incinta, sarebbero rimasti feriti. In seguito al lancio di Molotov la polizia avrebbe «neutralizzato le terroriste» a colpi di arma da fuoco. Molti arresti sono seguiti a quest'azione rivendicata dall'Isis il 14 Settembre. Manoscritti attribuiti alle "martiri" sono stati messi in rete da simpatizzanti dello Stato Islamico.
Sulla stampa di Londra (The Daily Mirror e il tabloid The Sun) sono apparsi articoli sui legami tra le attentatrici di Mombasa e la primula rossa Samantha Lewhite, moglie di uno degli attentatori di Londra del luglio 2007, super-ricercata dall'intelligence britannica. A riprova del vincolo tra le giovani e lo Stato Islamico vi sarebbero, secondo la polizia, i risultati dei tabulati telefonici indicanti transazioni finanziarie tra le fallite kamikaze e Hanya Saggar, vedova di un religioso estremista, reclutatrice, secondo Nairobi, di aspiranti jihadisti. Senza eco sulla stampa internazionale, lo scorso 21 settembre, il quotidiano keniota The Star ha però sollevato seri dubbi sulla versione ufficiale della storia.
Secondo la denuncia dell'Organizzazione Muslim for Human Rights di Mombasa, citata da The Star, nella stazione di polizia si sarebbe sviluppata una colluttazione in seguito al tentativo da parte di un agente di spogliare del copri abito una delle giovani, che avrebbe reagito con un coltello. A quel punto la polizia avrebbe sparato per uccidere. Un video amatoriale, messo in rete dallo stesso quotidiano, mostra l'esecuzione a sangue freddo nel cortile della caserma, delle presunte attentatrici. Le donne, riverse a terra e inoffensive, sono finite a colpi di arma da fuoco. Una con le mani alzate. Il leader del Muslim for Human Rights, Khelef Khalifa, spiega che per coprire l'esecuzione extra giudiziaria, le donne sarebbero state cosparse di kerosene e date alle fiamme. Khalifa ritiene la versione della polizia a dir poco contraddittoria e attende l'esibizione di prove sulle armi e gli oggetti esplosivi impiegati nel presunto attentato. Nel confutare le versioni ufficiali, Khalifa tira in ballo la transazione finanziaria telefonica (pratica molto diffusa in Kenya) tra Tasnim Yakub Abdullahi Farah e Hanya Saggar esibita come prova in quanto avvenuta il giorno del fallito attentato. La somma, sostiene Khalifa, risulterebbe rispedita al mittente, segno dell'origine sconosciuta del denaro.
È plausibile che le donne fossero legate o simpatizzanti dello Stato Islamico, ed è certo che il Kenya sia nel mirino di organizzazioni terroristiche. Nairobi ha pagato un prezzo altissimo per l'invio di truppe nella confinante Somalia al fine di contrastare la minaccia posta all'intera Regione dal gruppo affiliato ad al-Qaeda al-Shabaab. Quest'ultimo ha di recente sviluppato fratture al proprio interno dato lo spostamento di alcuni militanti nella sfera di influenza di Daesh, creando cellule in Somalia e Kenya. Ma l'ennesima uccisione extra-giudiziale da parte delle forze dell'ordine di Mombasa fa solo il gioco dei terroristi.
Lo scorso luglio Human Rights Whatch (HRW) ha pubblicato un rapporto sugli abusi dell'anti-terrorismo in Kenya (Deaths and disappearances, abuses in counter-terrorism operations in Northestern Kenya). Kenneth Roth, direttore esecutivo della stessa organizzazione ha affermato che i diffusi casi di sparizioni e uccisioni extra giudiziarie in Kenya sono approvate ai massimi vertici dello Stato, con la totale impunità delle forze dell'ordine. Secondo HRW, i raid delle forze dell'ordine di Nairobi nel nord est-del paese prendono di mira giovani spesso solo in quanto musulmani o di origine somala. Per sventare possibili attentati e contrastare possibili attrattive verso gruppi "jihadisti", resta fondamentale il coinvolgimento delle comunità locali altrimenti omertose per il fondato timore di subire arresti per associazione familiare o culturale. HRW ritiene anche che l'esercito del Kenya (KDF) partecipi a operazioni anti-terrorismo su suolo nazionale senza approvazione da parte del Parlamento. All'indomani del fallito attentato di Mombasa il portavoce del governo Erik Kiraithe ha fatto appello al senso patriottico ed al dovere di denunciare sospetti. Khalifa (Muslims for Human Rights) chiede oggi la riesumazione delle salme delle uccise e un'indagine da parte dell'Independent Policing Overisght Authority, che dovrebbe vigilare sull'operato delle forze dell'ordine in Kenya. Due giorni fa sono state ricordate a Nairobi la vittime della strage terroristica al Westgate, consumatasi il 21 settembre 2013. I morti dopo 80 ore d'assedio di miliziani al-Shebbab furono almeno 67, i feriti tre volte di più.

La strategia del terrore di Stato non è servita a mitigare la minaccia terroristica in Kenya, eppure dall'agenda del Governo di Uhuru Kenyatta non spuntano piani alternativi agli attuali illeciti.
Sulla pagina foderata di in quaderno rinvenuto nella casa, a 300 metri dalla stazione di polizia, in cui era ospitato il commando formato dalle tre jihadiste, è stata rinvenuta una nota con scritto:
"Sappi che i soldati dello Stato Islamico sono ovunque. O sporco governo keniota, non credere che abbiamo dimenticato come spietatamente avete ucciso i nostri fratelli ... Ci impegniamo a rendere vedove le vostre donne ed orfani i vostri figli ." 

Il capo della polizia di Malindi Matawa Muchangi. Nella foto segnaletica Suleiman Mohamed Awadh.
Il capo della polizia di Malindi Matawa Muchangi. Nella foto segnaletica Suleiman Mohamed Awadh.

20 gennaio 2016
Quattro presunti terroristi sono stati uccisi dalla polizia keniota nella città costiera di Malindi (sono stati stanati in un’abitazione del villaggio di Kwa Chocha, alle porte della cittadina), mentre altri due sono riusciti a fuggire. Stando a quanto riferito dalle autorità, tra le vittime figura Suleiman Mohamed Awadh, 25 anni, uno dei "criminali più ricercati", sulla cui testa pendeva una taglia di 20.000 dollari. La lista dei ricercati era stata diffusa dopo l'attacco dei jihadisti Shabaab all'università di Garissa, lo scorso aprile, costato la vita a 148 persone.
Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, i sospetti sono stati uccisi dopo aver lanciato granate ed esploso colpi di arma da fuoco contro gli agenti, impegnati ieri mattina in un'operazione nella città turistica. "I terroristi erano pesantemente armati e hanno impegnato i nostri agenti in uno scontro a fuoco al termine del quale quattro di loro sono rimasti uccisi", ha detto il capo della polizia di Malindi, Matawa Muchangi. Gli altri due sospetti che sono riusciti a fuggire sono comunque rimasti feriti.
Dopo lo scontro a fuoco, la polizia ha rinvenuto nell'abitazione armi, telefoni cellulari, una lettera contenente una richiesta di fondi agli Shabaab somali e mappe di Malindi con evidenziate la stazione di polizia, un supermercato (il Nakumatt) e il Parco marino. Askanews

Che Malindi covasse serpi in seno lo si sapeva già dal 2014, quando il 29 gennaio la polizia uccise in zona Dalla il terrorista Ali Mohammed Delawa, mentre altre due persone riuscirono, seppur ferite, a fuggire. Mohammed era un ex agente di polizia GSU: era stato radiato dal corpo per la sua cattiva condotta prima di unirsi ai militanti di Al-Shabaab diventando uno dei membri principali del gruppo

Chiara è una donna di quarant'anni originaria della Liguria, ha sposato un keniota e insieme gestiscono un’attività turistica. «Stavamo per stabilirci qui, ora sto solo aspettando di tornare. Il nostro mondo è cambiato in un istante, provo rabbia e dolore». C’è il panico per il domani. C’è da avere paura di tutto!
«La situazione - spiega una fonte di intelligence - è oltre l’allarme rosso. Si attendono nuovi attentati sanguinosi».

Miliziani somali di Al Shabaab messi in fuga dal gesto di coraggio dei passeggeri musulmani.
Miliziani somali di Al Shabaab messi in fuga dal gesto di coraggio dei passeggeri musulmani.

22 dicembre 2015

“Ammazzateci tutti musulmani e cristiani, oppure lasciateli andare”. Con queste parole un gruppo di musulmani ha salvato alcuni kenioti di fede cristiana difendendoli da un assalto dei fondamentalisti islamici di Al Shabaab ad un autobus che viaggiava da Nairobi verso Mandera City, nel nordest del Kenya.
Tutto accade in pochi minuti. È appena passata l’alba, quando i terroristi somali attaccano a colpi di mitra il pullman. In quel momento a bordo si trovano almeno 60 passeggeri. Nell'assalto tre persone vengono ferite, una rimane uccisa.
Fermato il mezzo, i passeggeri vengono fatti scendere. Poi la decisione: “I non cristiani possono risalire” dicono i jihadisti. Ai cristiani è quindi ordinato di sdraiarsi sul ciglio della strada: vogliono ucciderli uno a uno.
L’ordine, tuttavia, non viene eseguito: i passeggeri musulmani si oppongono, chiedendo di lasciare andare anche i cristiani.
Di fronte a tanta determinazione i terroristi desistono dal loro intento e la strage viene evitata.

Non è la prima volta che gli Al Shabaab (letteralmente “i giovani”, gruppo affiliato ad Al Qaeda e radicato in Somalia) compie attacchi contro i cristiani nelle zone al confine tra Kenya e Somalia. Un episodio simile ma dall'esito tragicamente diverso era avvenuto circa un anno fa nella stessa zona: i terroristi presero d’assalto un pullman e uccisero 28 passeggeri non musulmani.

Andrea Maffi
Andrea Maffi

5 luglio 2015

Italiano ucciso a coltellate nella sua casa di Watamu.
Andrea Maffi, un operatore turistico originario di Villongo (Bergamo) è stato trovato morto a Watamu, località tra Malindi e Mombasa, in Kenya. L'uomo, 40 anni, è stato assassinato. Maffi, che viveva nella località turistica da una quindicina d'anni, da qualche giorno non rispondeva al telefono né ai messaggi.
Maffi aveva cominciato a lavorare nel Paese africano come animatore turistico muovendosi sempre nella zona tra Mombasa e Malindi. Poi a Watamu era diventato responsabile di tour organizzati e in particolare dei safari soprattutto per i gruppi di italiani.
Le condizioni del corpo (non solo la coltellata alla gola che è stata la probabile causa del decesso, ma anche numerosi segni lasciati su tutto il corpo), fanno pensare alla pista passionale o alla punizione per uno sgarro. Anche perché, a parte l’auto, non sono state toccate le proprietà di Maffi nella piccola casa che si era fatto costruire nel quartiere più popolare della cittadina costiera di Watamu.

Studenti cristiani massacrati a Garissa.
Studenti cristiani massacrati a Garissa.

2 aprile 2015
Uomini armati hanno preso d'assalto il Garissa University College di Garissa , in Kenya , uccidendo 148 persone e il ferimento di 79 o più.
Al-Shabaab, ramo di Al-Qaeda, ha assunto la responsabilità dell'attacco da parte del gruppo militante. Gli uomini armati hanno preso più di 700 studenti in ostaggio, liberando i musulmani e uccidendo coloro che avrebbero identificato come cristiani. L'assedio si è concluso lo stesso giorno, quando tutti e quattro gli attaccanti sono stati uccisi. Cinque uomini sono stati in seguito arrestati in connessione con l'attacco, e una taglia è stata posta per l'arresto di un sospetto organizzatore.
L'attacco è stato il più mortale in Kenya a partire dall'attentato all'ambasciata degli Stati Uniti nel 1998, ed è, nel complesso, il secondo con più vittime rispetto agli attacchi di Mombasa nel 2002, all'attacco del centro commerciale Westgate di Nairobi nel 2013, alle bombe sugli autobus di Nairobi nel 2014, alle bombe di Gikomba nel 2014, agli attacchi di Mpeketoni e di Lamu nel 2014.
Garissa si trova nella provincia nord-orientale a circa 200 km dal confine con la Somalia, è stato considerato come "uno dei luoghi più sicuri nella regione". Ospitava sia caserme che questure.
Al-Shabaab, un gruppo militante multietnico con base in Somalia e collegato ad Al-Qaeda, aveva ucciso più di 200 persone in Kenya nei due anni prima di questo evento. Questi attacchi hanno significativamente influenzato l'industria del turismo del Kenya, anche se, prima degli attacchi del 2002 a Mombasa che presero di mira i turisti, molti degli attacchi del gruppo militante erano fuori dei grandi centri di popolazione urbana.

Intanto emerge qualcosa di più anche sugli autori del criminale gesto. Fanno parte di un gruppo Al Muhajiroun, creato da Al Qaeda un paio di mesi fa e affiliato a Harakat al-Shabaab al-Mujahideen, il nome completo degli shabaab somali. Al Muhajiroun è guidato da Mohamed Kuno, leader degli integralisti nella regione del Juba nel mezzogiorno dell’ex colonia italiana, sulla testa del quale è stata messa una taglia di 20 milioni di scellini (200 mila euro). Al Muhajiroun è una sorta di branca operativa collaterale il cui compito è quello di organizzare attentati in Kenya e Tanzania.

Village Market Nairobi
Village Market Nairobi

3 aprile 2015
Si è saputo che nei giorni scorsi in Kenya sono stati sventati due attentati apparentemente organizzati da Al Muhajiroun. Il primo contro il centro commerciale Village Market di Nairobi, il secondo era stato pianificato contro il centro commerciale di Nyali, uno dei sobborghi di Mombasa, per le vacanze di Pasqua.

Venti giorni prima del micidiale attacco all'università di Garissa c’era stata un’avvisaglia assai preoccupante in Kenya. La polizia, su segnalazione dell'Intelligence, aveva bloccato un’auto con bordo jihadisti somali, il cui compito era quello di far esplodere il più bello, elegante e prestigioso centro commerciale di Nairobi.

Strada che da Garissa porta a Nairobi, 13 marzo pomeriggio.
Un’auto un po’ scassata viene fermata dalla polizia poco dopo la cittadina di Thika, famosa per le distese coltivate ad ananas di proprietà della Del Monte. Gli agenti circondano la vettura con molte precauzioni. Sanno che le due persone a bordo sono due aspiranti terroristi suicidi. Assieme a loro sull'auto c’è un arsenale: materiale esplosivo, munizioni e dispositivi elettronici utilizzati per far detonare ordigni al plastico.
La notizia viene tenuta riservata per evitare di provocare panico tra la gente, ma si viene a sapere che i due stavano progettando di fare esplodere la loro auto imbottita con esplosivi combinati (C4 e tritolo) di uso militare al Village Market, un complesso di negozi e centri di ricreazione prestigiosi, poco lontano dal compound delle Nazioni Unite, dove lavorano 5000 persone, la maggior parte delle quali straniere. Sarebbe stata una tragedia perché la bomba avrebbe prodotto uno scoppio quaranta volte superiore a quello di una auto-bomba devastante.

L’operazione antiterrorismo andata a buon fine il 13 marzo è stata condotta dalle tre agenzie di sicurezza dell’ex colonia britannica, i servizi di controspionaggio, la polizia antiterrorismo e l'Intelligence militare. Nel settembre 2013 i militanti somali shabaab (il nome completo è Harakat al-Shabaab al-Mujahideen) avevano messo a ferro e fuoco e distrutto il Westgate, il centro commerciale più moderno ed elegante di Nairobi. Ora stavano cercando di far fare la stessa fine a quello che ha preso il suo posto, il Village Market appunto.

Secondo un rapporto di Intelligence gli esplosivi di grande potenziale C4 e tritolo recuperati dai servizi di sicurezza che i due terroristi intendevano utilizzare è simile a quello sequestrato da una cellula sovversiva formata da cittadini iraniani, arrestati qualche tempo fa in Kenya e ora detenuti in un carcere quaggiù. Alcuni documenti declassificati rivelano che gli iraniani avevano intenzione di utilizzare la stessa miscela per “attacchi contro Israele, Stati Uniti, Regno Unito e Arabia Saudita”.
I due terroristi arrestati il 13 marzo appartenevano al gruppo Shabaab comandato da Adan Garar, ucciso nel tardo pomeriggio del 12 marzo da un drone americano all'attacco nella regione del Gedo, nel sud della Somalia ai confini con il Kenya. Adan Garar è stato indicato come uno degli organizzatori dell’attacco contro il Westgate del 2013, nel quale morirono 67 persone, almeno secondo il bilancio ufficiale.
Nei giorni scorsi il Pentagono ha confermato la morte di Garar, ucciso mentre si trovava nella sua auto nel villaggio Aqab-buul vicino la città di Diinsoor una delle roccaforti degli shabaab in Somalia. Un portavoce l’ha descritto come un “personaggio chiave” nell'organizzazione degli shabaab di cui era coordinatore delle operazioni esterne per perseguire gli obiettivi di Al Qaeda, cioè colpire gli interessi dell’Occidente e i suoi cittadini.

Massacro di cristiani in una cava nella zona Kormey a circa 10 miglia da Mandera.
Massacro di cristiani in una cava nella zona Kormey a circa 10 miglia da Mandera.

2 dicembre 2014
Il gruppo militante somalo al-Shabab islamico ha rivendicato la responsabilità per un massacro che ha lasciato almeno 36 morti, svolgevano il lavoro di cavatori vicino alla città keniota settentrionale di Mandera.
In una dichiarazione attraverso la pro-islamista Radio Andalus, al-Shabab rivendica l'uccisione di 40 kenioti cristiani per mano del gruppo chiamato "buon funzionamento". L'attacco è avvenuto nelle prime ore del mattino in una cava nella zona Kormey a circa 10 miglia da Mandera.
I membri della milizia una volta separati i lavoratori musulmani dai cristiani, hanno ucciso questi ultimi colpendoli alla testa o decapitandoli. Lo ha riferito il quotidiano Daily Nation citando fonti della sicurezza keniota. I militanti messo in guardia il governo del Kenya dall'uccidere musulmani innocenti, sottolineando che il gruppo avrebbe fatto tutto il possibile per rispondere a tali atti.
Il portavoce di Al-Shabab, Ali Mohamud Furia, ha detto che l'attacco è stato parte di una serie di operazioni programmate in Kenya.
La mattanza è avvenuta a 10 giorni di distanza dall'attacco di al-Shabab ad un autobus uccidendo 28 dei suoi 60 passeggeri dopo aver identificato le vittime come non-musulmani. Le ultime operazioni terroristiche hanno avuto luogo dopo settimane di tensioni tra polizia e giovani musulmani a Mombasa, il più importante porto del Kenya e vicino alle principali mete turistiche.
Al-Shabab, che ha annunciato nel 2012 la sua adesione formale ad al-Qaeda, sta combattendo per stabilire uno stato islamico in Somalia.

Attacco ai danni di un pullman del trasporto pubblico a Mandera.
Attacco ai danni di un pullman del trasporto pubblico a Mandera.

22 novembre 2014
Attacco a un autobus in Kenya: presunti militanti del gruppo somalo al-Shabaab avrebbero agito all'alba ai danni di un pullman del trasporto pubblico, a Mandera, nel nord del Paese. Saliti sopra al veicolo, i miliziani avrebbero fatto una vera e propria strage ai danni dei non musulmani: 28 i morti, ma ci sono anche diversi feriti. La notizia è stata confermata da fonti ufficiali.
I miliziani sarebbero stati un centinaio; hanno fermato il mezzo diretto a Nairobi. Secondo la Bbc, hanno poi riunito quelli che ritenevano non di religione musulmana, dando il via a una vera e propria esecuzione. La scelta è stata fatta a seconda che i passeggeri sapessero leggere o meno alcuni versi del Corano.
Sul bus, caduto nell'imboscata al confine con la Somalia, c'erano in totale circa 60 passeggeri, secondo un messaggio scritto su Twitter dalla Croce Rossa internazionale. Il capo della polizia del dipartimento di Mandera, Noah Mwavinda, ha detto: "Posso confermare che 28 passeggeri innocenti sono stati brutalmente uccisi dagli Shabaab". I funzionari di polizia hanno aggiunto che alcune delle vittime erano dipendenti pubblici che si dirigevano a Nairobi per le vacanze di Natale.
Al-Shabaab non ha smesso di compiere attentati in Kenya nonostante ai primi di settembre sia stato ucciso il leader Ahmed Abdi Godane da parte degli Stati Uniti, in un blitz aereo. Al suo posto è salito al potere Ahmed Omar, noto come Abu Ubeid.

I corpi ammassati delle vittime di Mpeketoni
I corpi ammassati delle vittime di Mpeketoni

16 giugno 2014
Nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 giugno almeno 48 persone sono state uccise in un attacco compiuto da un gruppo di uomini armati a Mpeketoni, città sulla costa del Kenya a poco meno di 300 chilometri a nord di Mombasa.
L’attacco è stato poi rivendicato dal gruppo estremista al-Shabaab, lo stesso che attaccò il centro commerciale Westgate a Nairobi lo scorso settembre facendo oltre sessanta morti. Nella notte gli shabaab hanno attaccato alcuni hotel e una centrale di polizia di Mpeketoni, e poi hanno incendiato alcuni edifici.
Secondo il sito del quotidiano locale Standard, i miliziani hanno rubato anche alcune armi e diversi mezzi dalla stazione di polizia e poi sono scappati verso la foresta. Il capo della polizia locale, Hamaton Mwaliko, ha detto a Reuters che gli uomini armati hanno compiuto l’attacco usando un furgone rubato nella vicina città di Witu. L’assalto, ha aggiunto il capo della polizia del Kenya David Kimaiyo, è avvenuto mentre gli abitanti di Mpeketoni e parte delle vittime stavano guardando una partita dei Mondiali in televisione.

Centro commerciale Westgate Nairobi.
Centro commerciale Westgate Nairobi.

21 settembre 2013
10 uomini armati hanno attaccato il lussuoso centro commerciale Westgate a Nairobi, uccidendo 63 persone e ferendone 175.
Il gruppo militante islamista Al-Shabaab ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, in linea con i loro avvertimenti seguenti l'operazione "Linda Nchi" (ovvero "proteggere la nazione") in Sudan nel 2011-2012.
Una settimana prima dell'attacco, la polizia del Kenya ha dichiarato di aver interrotto nelle sue fasi finali la pianificazione di un grande attacco e di aver arrestato due persone con giubbotti esplosivi contenenti cuscinetti a sfera, granate e fucili d'assalto AK-47. I due sospetti erano nel quartiere residenziale Eastleigh della capitale Nairobi, conosciuto come la "Piccola Mogadiscio", dove risiedono immigrati somali. Una caccia all'uomo è stata lanciata anche per altri otto indagati.


Sabato 21 settembre 2013 alle ore 12 (ora locale, UTC +3), uomini armati con volto coperto hanno attaccato il centro commerciale Westgate nel quartiere Westlands di Nairobi, mentre aveva luogo un evento per bambini. Almeno 2 ore più tardi sono cominciati i combattimenti armati con i poliziotti. Un primo rapporto ha indicato che circa 80 persone sono rimaste intrappolate nel seminterrato, mentre la polizia scortava altri clienti cercando di catturare gli assalitori.
Il segretario generale della Croce Rossa del Kenya Abbas Gullet ha dichiarato che i soccorritori non hanno potuto raggiungere alcuni dei punti cruciali nel centro commerciale. Rob Vanijk, un dipendente dell'ambasciata olandese, ha riferito che mentre stava pranzando in un ristorante è iniziato l'attacco con granate seguito poi da spari. Altri testimoni hanno detto che l'attacco è iniziato presso il salotto esterno di Artcaffe di fronte al centro commerciale. Le ambulanze presenti nel centro commerciale hanno cominciato a soccorrere le prime vittime.
I rapporti hanno indicato la presenza di bambini feriti che sono stati scortati fuori dalle guardie di sicurezza trasportandoli con i carrelli. Un filmato della "TV Nation" ha mostrato decine di persone in fuga da un ingresso posteriore. Il corrispondente Marco Lui del giornale "Bloomberg" ha riportato un'intervista: "Abbiamo sentito un rumore al piano terra e la gente ha iniziato a preoccuparsi, quando è avvenuto il secondo scoppio la gente era in preda al panico".
Altri testimoni oculari hanno detto che oltre a granate, i militanti hanno utilizzato i fucili AK-47. Venti persone sono state salvate da un negozio di giocattoli al piano superiore, mentre una donna che scrive su Twitter con il nome di "Shirley Ghetto" si è nascosta sotto i materassi nel centro commerciale.
Quando le truppe dell'esercito del Kenya sono arrivate, hanno usato gas lacrimogeni per cercare di stanare gli attaccanti. Al calar della notte, il centro commerciale è rimasto chiuso al pubblico, mentre i servizi di sicurezza cercavano piano per piano gli uomini armati, che avrebbero potuto nascondersi con degli ostaggi. Il giorno dopo le sparatorie erano ancora in corso, mentre venivano liberati diversi ostaggi visibilmente scossi.
Un testimone oculare ha detto che gli aggressori dicevano di lasciare andare i musulmani e colpire solo i non-musulmani. Ad altri è stato chiesto "chi è la madre del profeta?" per distinguere i musulmani dai non-musulmani. Il Sergente Maggiore Frank Mugungu ha detto di aver visto quattro maschi e una femmina tra gli attentatori, tra cui un somalo, mentre altri potrebbero essere stati kenioti e di altre nazionalità. Testimoni affermano di aver sentito parlare arabo o somalo. Il Telegraph Sunday ha affermato di aver visto i documenti delle Nazioni Unite, che avvertivano il mese scorso di un "tentativo terroristico di larga scala".
Dopo diverse ore, al-Shabaab ha rivendicato l'attentato. Secondo il Kenya Capital FM un attaccante è segnalato per essere sfuggito dopo che un testimone lo ha visto mescolarsi con le vittime mentre venivano salvati: "L'uomo è di origine araba, ha cambiato i suoi abiti al primo piano e ha lasciato il centro commerciale con le vittime mentre venivano salvati, quando l'ho visto al di fuori dell'edificio ho detto alla polizia questo è uno degli uomini armati, non hanno ascoltato la mia supplica, ma mi hanno chiesto di uscire".

Molti Stati e Organismi sovranazionali hanno espresso solidarietà con il governo e il popolo del Kenya.
L'Italia neppure ha fatto le sue "condoglianze al governo del Kenya, e soprattutto ai familiari delle vittime", tanto meno ha rilasciato dichiarazioni di condanna del "barbaro atto"!

 

Miliziani di al-Shabaab.
Miliziani di al-Shabaab.

Chi sono i miliziani di al-Shabaab  (Vedi anche al-Shabaab)

I miliziani di al-Shabaab sono apparentati con al Qaeda. Hanno iniziato a compiere esecuzioni e attentati in Kenya da quando soldati del Paese africano sono stati inviati in Somalia, nel mese di ottobre del 2011. Le autorità parlano di almeno 135 attacchi da allora, tra cui quello a Westgate Mall di Nairobi, con 67 morti, rivendicato proprio dai militanti e avvenuto nel settembre del 2013.
Il gruppo terroristico ha affermato di aver agito anche sulla costa del Kenya all'inizio di quest'anno, facendo 90 morti.
Le truppe keniote fanno parte della missione dell'Unione africana in Somalia, accorse per aiutare il fragile governo, sostenuto anche dalle Nazioni Unite. Proprio per combattere gli insorti di al-Shabaab. E nonostante l'Unione africana alla fine abbia scacciato i miliziani da Mogadiscio, gli attacchi e le esecuzioni in Somalia e nei Paesi confinanti sono proseguite.
Le forze alleate stanno però compiendo progressi: di recente, hanno conquistato la città portuale di Barawe. Oltre duecento studenti sono scesi in piazza a Nairobi e Garissa per chiedere maggiore sicurezza, dopo che le milizie jihadiste somale Shabaab la scorsa settimana hanno massacrato 148 persone nel campus dell'università di Garissa. Gli studenti hanno colpito con le mani le auto, cantando "Voi non siete al sicuro, voi non siete al sicuro". Alcuni studenti portavano fiori, altri hanno acceso candele.
Il ministro dell'Interno del Kenya, ha dichiarato che uno dei terroristi era figlio di un funzionario di governo: "Si chiama Abdirahim Abdullahi e ha massacrato I giovani cristiani nella strage dell'Università di Garissa".

Truppe di assalto keniote.
Truppe di assalto keniote.

9 dicembre 2014
Kenya, il governo ha ordinato 500 omicidi mirati di terroristi.

La polizia del Kenya ha assassinato quasi 500 presunti terroristi, nel quadro di un programma di omicidi extragiudiziali sostenuto dalle intelligence di Israele e Regno Unito. Lo rivela un'inchiesta esclusiva della televisione panaraba Al Jazeera.
Gli agenti di quattro unità di unità di polizia anti-terrorismo del Kenya (ATPU) hanno detto che la polizia avrebbe assassinato persone sospettate di terrorismo su ordine del governo.
Gli omicidi, centinaia ogni anno secondo un agente ATPU, erano ordinati dal Consiglio di Sicurezza Nazionale del Kenya. "Da quando sono stato assunto, ho ucciso oltre 50 sospetti. Certamente, sono orgoglioso perché ho eliminato dei problemi", ha detto alla televisione un altro agente.
Secondo questi poliziotti ATPU, il sistema giudiziario in Kenya è debole e li ha costretti a ricorrere agli omicidi poiché la polizia non è in grado di produrre prove sufficienti per processare i presunti terroristi. "Se la legge non può funzionare, c'è un'altra opzione ... eliminare", ha spiegato un agente ad Al Jazeera.
Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e i membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale - tra cui il vice presidente, il ministro della difesa e degli interni - hanno negato le accuse.
Secondo gli agenti ATPU, le informazioni che guidano Nairobi nel "programma di eliminazione" vengono fornite dai servizi segreti occidentali. Israele e Regno Unito offrono formazione, attrezzature e strumentazione per i poliziotti kenioti su come "eliminare" i presunti terroristi.
Anche Israele e il Regno Unito, precisa Al Jazeera, negano ogni coinvolgimento.

Porto di Malindi. Sullo sfondo il Pillar di Vasco da Gama
Porto di Malindi. Sullo sfondo il Pillar di Vasco da Gama

 

Resta inteso che, quelli sopra citati, sono solo alcuni degli episodi di violenza di questi ultimi tre anni. Bombe a mano e attentati dinamitardi hanno provocato morti e feriti in vari luoghi come ristoranti, mercati, autobus. Uomini armati hanno pure aperto il fuoco uccidendo persone nelle chiese, durante funzioni religiose. Stessa sorte hanno avuto persino alcuni posti di Polizia.

Al di la di ciò, resta comunque chiaro che il governo non riesce in alcun modo a contenere, né tanto meno a prevenire, attacchi terroristici da parte dei miliziani di al-Shabaab, che possono in qualsiasi momento colpire in ogni parte del Paese.
Non sono certo le distanze di Malindi da Garissa (347 Km), Mombasa (116 Km) e Nairobi (497 Km), a preservare il villaggio costiero e a permettere ai turisti di vivere una dimensione più umana. Immigrati somali abbondano anche a Malindi e certamente non ti vengono a raccontare come la pensino.
A Malindi non si è ancora parlato di terrorismo. Molti sono assalti ai turisti per catenine o cellulari commessi dalla microcriminalità, ma le rapine e le uccisioni avvengono per mano di feroci criminali comuni.

Peccato che certi "giornalai" si scordino di dire che si tratta di rapine a mano armata con un coltello puntato alla gola e più spesso con macete e kalashnikov, meglio noto come AK-47. Non sono esperienze del tutto entusiasmanti per un turista e che, per il buon nome di Malindi e gli interessi privati di coloro che cercano di promuovere il turismo a Malindi e dintorni, vengono alla luce solo quando ci scappa il morto!
C'è persino chi è pronto a giurare che non sia mai avvenuto un fatto di sangue, ma costoro al tramonto sprangano porte e finestre e come tutti pagano il servizio di sicurezza dalle 6 di sera alle 6 di mattina.
C’è stata una sparatoria, qualcuno è stato derubato e malmenato? Cosa vuoi che sia, tanto il turista, dopo i suoi sette giorni canonici di permanenza, chi lo rivede più. A Malindi non rimetterà più piede, quindi inutile parlarne!
Costoro cercano di confondere le acque dicendo: "Come in tutte le comunità italiane all'estero anche Malindi ha i suoi ex galeotti, qualche uomo d'affari non proprio raccomandabile e via dicendo. Qui sono arrivati amici degli amici della banda della Magliana, qualche bancarottiere fraudolento, e diverse "teste di legno"".
Farneticazioni e deliri di chi sa benissimo che, a parte le "teste di legno" e qualche "terrone leccaculo" della polizia, quei tempi sono finiti, morti e sepolti. 
Negli ultimi anni la situazione è decisamente degradata, non è più una meta idonea per investimenti, il malaffare e gli abusi di chi ha interessi a Malindi e dintorni sono all'ordine del giorno.

Malindi è ormai rassomigliante ad un "sepolcro imbiancato"!
Qui oltre alle "rapine nelle case, in cui si racimolano due telefonini, spiccioli di euro e qualche braccialetto", ci sono pure gli omicidi più efferati come quello dell'italiano Andrea Maffi ucciso a Watamu, aveva solo 40 anni. La dottoressa italiana Rita Fossaceca uccisa con un machete nell'Orfanotrofio di Mijomboni, aveva 51 anni.
Ma che ecatombe di italiani, pare che questi "attacchi" capitino solo a loro!
Fatti, questi, secondo voi, "bene informati", ma direi piuttosto "ipocriti", tutti viziati da "situazioni particolari". Il fatto è che non la "gente", ma gli italiani di Malindi vivono principalmente di turismo e la verità non può far altro che danneggiarlo!
Tutto quello che rimbalza e fa notizia anche in Italia, cercate sempre di stemperarlo o addirittura di non farne neppure menzione. È il caso, come qualcuno fa notare, degli incendi: dove sono bruciati 1 albergo e 260 abitazioni di turisti, la vostra conta dei danni si è ferma ad 1 albergo e 40 case.
Vi lamentate che il Ministero degli Esteri Italiano non smette di inviare comunicati "tendenziosi" sul Kenya in cui si sconsiglia di frequentare luoghi di aggregazione ed anche gli aeroporti, senza curarsi dell'effetto nefasto che possono avere sul turismo, quando, a vostro dire, gli attentati avvengono in luoghi assolutamente non frequentati da turisti e "soprattutto non per motivi legati all'islamismo estremo, ma per dispute politiche sulla costruzione del porto di Lamu e relativi interessi a livello di terreni". E concludete dicendo: "Certo, l'attenzione regna sovrana come in qualsiasi nazione che ospiti possibili islamici radicali", evidentemente voi vivete in un altro mondo!
"Ma il kenya sembra fare più notizia e sapete perché? Troppi interessi economici in questo paese con il PIL in crescita vertiginosa, e troppe aziende italiane che vorrebbero esportare il loro lavoro e i loro capitali a Nairobi e dintorni". Anche qui casca l'asino! Il PIL in Kenya è in "caduta vertiginosa" e nessuna azienda, tanto meno italiana, vorrebbe esportare lavoro e capitali a Nairobi e dintorni. Se si vocifera che una grande azienda, non certo tra le italiane poiché ormai inesistenti, ha interesse ad esportare i propri manufatti dal Kenya, il motivo è esclusivamente da ricercare nello sfruttamento della mano d'opera locale ed un sistema fiscale, se ben "oliato", di "manica larga".

Malindi: in front of Lawford's Hotel
Malindi: in front of Lawford's Hotel


Ma in fin dei conti, cosa ci viene a fare il turista a Malindi?

A Malindi c'è il mare, non certo la savana, laghi, isole o montagne. I mesi più indicati sono quelli in alta stagione, da dicembre a marzo (per gli affittacamere l'alta stagione è solo dicembre, quindi approfittatene). Ma non tutti i turisti sanno che le acque della costa di Malindi in alta stagione, di solito da dicembre a febbraio, diventano più torbide, a causa dei sedimenti fluviali ricchi di quarzo e pirite scaricati a mare dai 390 Km del fiume Athi-Galana-Sabaki, conseguenza del vento dominante, il kaskazi, in concomitanza con le piogge nella savana a nord di Nairobi.
Vedi nella sezione Malindi Beach, "l'Oceano si tinge di rosso", dalla foce del fiume sino al parco marino.
In verità (basta osservare il colore della sabbia) il Sabaki non trasporta solo quarzo e pirite dalla savana, ma tutto quanto, lungo il suo percorso di 390 Km, viene scaricato nello stesso o nei suoi affluenti in particolare dagli abitanti di Thika (vedi Quattordici Cascate), Nairobi ed i suoi slums, tra cui Kibera, Mathare Valley e Korogocho: un "mare di merda"!
Ma per chi è indicata una vacanza a Malindi? Certamente è confacente per chi affronta otto ore di volo con il solo scopo di praticare acquagym nelle vasche da bagno keniote, per le vecchie babbione del burraco o per chi cerca "compagnia" (vedi Cosa cercano gli Italiani a Malindi? e Beach Boys oggetti del desiderio) e per chi crede che il Kilimanjaro sia in Kenya.


"MALINDI? RIPULIRLA, DEMOLIRNE META’ E DARE SERVIZI, ALTRIMENTI E’ FINITA", questo il pensiero di Roger Jones, advisor del Ministero del Turismo incaricato di stendere in cinque mesi una relazione approfondita su come rilanciare il turismo in Kenya e rivoluzionare l’ente nazionale di promozione, non lascia scampo alla cittadina della Contea di Kilifi.
Ma in una visione più generale del Paese cosa dice la stampa estera come il quotidiano francese "le Monde" o il rapporto annuale 2015-2016 di Amnesty? Oltre a confermare le esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e altre violazioni dei diritti umani rivelate da Al Jazeera, hanno denunciato altri episodi di uccisioni illegali, stupri, violenze nei confronti di donne e ragazze (rimaste la prassi), nonché la promulgazione di articoli di legge contenenti disposizioni che limitano la libertà di parola e la libertà di stampa mettendo a rischio chiunque svolga inchieste, indagini o scriva articoli su tematiche riguardanti scandali di tangenti o corruzione. Il 10 novembre scorso, John Ngirachu, redattore degli affari parlamentari del Daily Nation, è stato arrestato da agenti del dipartimento indagini penali con l’accusa di aver violato la confidenzialità delle informazioni su una notizia che metteva in luce le discutibili spese del ministero dell’Interno.
La corruzione è la peste del Kenya. Imperante in ogni livello sociale è uno degli ostacoli più grandi che impedisce al Paese di svilupparsi. In effetti, è considerata una delle maggiori sfide che il popolo è tenuto a vincere per non rimanere un paese del terzo mondo. La corruzione colpisce in ogni dove, aumentando le diseguaglianze, scoraggiando i finanziamenti e gli aiuti esteri.
Ulteriori informazioni su Malindi e gli Italiani le potete ottenere leggendo la sezione Kenya Economia.
Personalmente vorrei informare i turisti che a Malindi il reato di calunnia è inesistente! Quindi se venite denunciati falsamente, in particolar modo dai locali, di un reato che non avete commesso, non sperate in una contro denuncia per calunnia! Quindi "mano al portafoglio" e cercate di chiudere la "questione" al più presto per non incorrere in guai più seri come il ritiro del passaporto (che impedisce il rientro nel proprio paese) o il carcere. Ricordo che non esistono Ambasciate o Consolati che possono "concretamente" intervenire. Molti italiani "residenti" ne sanno qualcosa a loro spese, e vivono nella speranza che capiti pure a coloro che, di fronte alle loro "disgrazie", rimangono del tutto indifferenti o, più realisticamente, sogghignano!
Quanto all'imprenditore Briatore, "è ben visto da tutti", cita DagoSpia. Ma chi l'ha mai visto in giro per Malindi negli ultimi 23 anni? Lo stesso dicasi per i suoi ospiti Vip che stanno agli "arresti domiciliari" al "Lion in the Sun" o al "Billionaire".
Come dicono all'"Osteria", «In Kenya, ma anche in Uganda e Tanzania, sta nascendo una classe media abbastanza facoltosa che ha voglia di divertirsi e di viaggiare. Il futuro di Malindi è nelle mani di questa gente».
Se volete la verità dovete sostituire la parola "Kenya" con "Nairobi" e cancellare "Uganda" e "Tanzania", almeno per oggi ed i prossimi 5 anni. Peraltro la "Tanzania" non rientrerà mai in questo schema, neppure quando il "Corno" si staccherà dal resto dell'Africa!

Cari Signori... il Kenya è uno degli angoli più belli e selvaggi dell'Africa sub sahariana, imprevedibile e capriccioso, spesso scomodo ma avventuroso, dove pace e violenza, splendore e miseria, bellezza e crudeltà sono le diverse facce di un’unica realtà. Ma se già occorre una buona dose di coraggio per vivere tra le sue bellezze ed i suoi squallori, nonché tra le sue contraddizioni, solo il turista più disinformato trascorrerà le sue vacanze a Malindi: il "buco del culo del Kenya"!

LA SICUREZZA  ANTINCENDIO A MALINDI 

7 luglio 2017
La sicurezza a Malindi è minata da sempre anche dagli incendi.
L'ennesimo è divampato nella prima serata di ieri al Sea View Resort di Malindi sulla Lamu Road.
Solo due motivi non hanno permesso che le fiamme si propagassero rapidamente al resto della struttura... ed oltre: i tetti non di makuti e la calma di vento, oltre all'operosità di coloro che sono accorsi in aiuto.
L'incendio è stato domato con secchiate d'acqua.
"È incredibile - ha commentato il manager italiano del Sea View - che in tutta Malindi non ci fosse un camion dei pompieri funzionante che potesse venire in nostro aiuto". Erano tutti "fuori uso"!
Ancor più eclatante, il fatto che anche le autopompe dell'aeroporto di Malindi non erano disponibili, perché in manutenzione. Vano ogni commento sulla trasformazione della pista di Malindi in aeroporto internazionale.