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Canidi


Licaone

Licaone (Lycaon pictus)
Licaone (Lycaon pictus)

 

Il Licaone (Lycaon pictus), "Mbwa-mwitu" in Swahili, detto anche cane cacciatore del Capo, che gli inglesi chiamano African Wild Dog (cane selvatico africano) o Hunting Dog, è l'unico rappresentante del genere Lycaon, che si distingue dal genere Canis per il minor numero di dita e per la dentizione tipicamente iper-carnivora.

Il nome è un riferimento al mitologico re Licaone che Zeus trasformò in lupo.

 

Animale scarno, dalle lunghe zampe, può misurare sino ad un metro di lunghezza, e 60 cm circa di altezza, possiede una testa di media grossezza, muso ottuso; orecchi diritti e grandi. Il licaone presenta solo quattro unghie nelle zampe anteriori e posteriori. Emana un odore di muschio. Il pelame appare corto e i radi peli lasciano intravedere la pelle.

Il muso, la regione tra gli occhi e gli orecchi risultano neri, mentre la coda si presenta giallo ocra alla radice, nera verso il mezzo e bianca all'estremità.

Una caratteristica è rappresentata dalle macchie nere e giallo ocra, irregolari e diversamente distribuite su tutto il corpo; quelle ocra e quelle bianche hanno sempre i margini neri.

 

Habitat ed abitudini del licaone:

Il licaone abita gran parte dell’Africa a sud del Sahara; sulle montagne orientali si spinge fin sopra il limite della vegetazione arborea. Conduce una vita nomade e quando il cibo scarseggia può coprire grandi distanze. Svolge la sua attività soprattutto all'alba e al crepuscolo. Durante le ore più calde della giornata si riposa in qualche tana o all'ombra di un cespuglio. Questo canide viene considerato come il carnivoro più feroce di tutto il continente africano. Prima non era difficile incontrare branchi di licaoni composti da un centinaio di esemplari, adesso invece raramente supera i 25 individui, questo a causa della caccia che si da all'animale.

Lo spettacolo offerto da un gruppo di licaoni che inseguono la preda è uno dei più avvincenti (o meno, secondo le proprie opinioni o punti di vista) ai quali si possa assistere nella boscaglia. La muta si avvicina silenziosamente alla vittima prescelta: gnu, zebre, gazzelle o antilopi. Al segnale del capo si separa in due gruppi, di cui uno insegue la preda finché questa cade nell'imboscata tesa dal secondo gruppo.

A questo punto tutti i licaoni si scagliano sulla bestia, già debilitata dai morsi subiti durante l’inseguimento, e iniziano a divorarla mentre è ancora viva. Non è molto veloce, tuttavia è tenace e resistentissimo. Durante la caccia, individui diversi si alternano continuamente al posto di comando, così da avere sempre forze fresche alla testa della muta. Le antilopi, che abitualmente si difendono dagli altri carnivori, fuggono terrorizzate davanti ai branchi di licaoni urlanti. Si dice perfino che queste mute riescano a mettere in fuga i vecchi leoni. Quando il licaone torna dalla caccia, non tenta minimamente di ripulirsi.

Non si vedono mai bere, neanche quando fanno il bagno. Pare che il bisogno idrico di questi animali sia molto ridotto. Le rare piogge, ma soprattutto la rugiada, bastano a dissetarli. Il licaone non sotterra mai i propri escrementi. I piccoli escono dalla tana solo per fare i loro bisogni.

 

Riproduzione:

Il periodo degli amori ricorre in novembre. La gestazione della femmina si protrae per 63-80 giorni, durante i quali maschi e femmine vivono insieme. La coabitazione si protrae anche dopo il parto. I piccoli, che possono raggiungere il cospicuo numero di 8, vengono alla luce in una buca scavata dalla madre. Nascono ciechi, ma già alla terza settimana saltellano; vengono svezzati dopo cinque settimane, dato che i denti aguzzi pungono le mammelle della madre. All'età di cinque settimane pesano 2, 5 Kg. I genitori rigurgitano il cibo per nutrirli, la qual cosa provoca vere e proprie lotte tra i cuccioli. Sopravvivono solo i più robusti, dopo aver eliminato i più deboli. Gli adulti si dimostrano benevoli nei confronti dei piccoli. I giovani licaoni seguono la muta durante la caccia, ma le piccole zampe non permettono loro di correre troppo in fretta, per cui solitamente arrivano quando la preda è già morta. Gli adulti si scostano permettendo ai piccoli di mangiare per primi, sorvegliandoli e all'occorrenza proteggendoli dagli altri carnivori. Presi in giovane età, i licaoni si abituano a tollerare la presenza del guardiano, comunque senza che si possa parlare di un vero addomesticamento. Sin dalla prima gioventù hanno una vivacità incredibile. Questi canidi possono riprodursi facilmente in cattività.


Otocione

Otocione (Otocyon megalotis)
Otocione (Otocyon megalotis)

 

L'Otocione o volpe dalle orecchie di pipistrello (Otocyon megalotis) è una piccola volpe della savana africana dall'Etiopia al Sud Africa.

In inglese si chiama Bat-eared Fox, in Swahili "Mbweha masikio". È l'unica specie del genere Otocyon.

 

L'otocione è una volpe di piccole dimensioni: altezza al garrese 30 cm, lunghezza 55 cm (90 cm contando la coda), peso 3–5 kg. Ha zampe lunghe, più simili a quelle dello sciacallo che a quelle delle volpi europee. Ha un manto folto e morbido, argentato con sfumature scure; le zampe e parte del muso sono nere. Sul muso ha anche una mascherina più chiara.

 

La "volpe dalle orecchie di pipistrello" deve il suo nome alle orecchie molto grandi (intorno ai 13 cm) e arrotondate. I denti sono piuttosto piccoli rispetto a quelli degli altri canidi.

 

L'otocione è diffusa in gran parte dell'Africa; si adatta a qualsiasi ambiente di savana anche arida. Si nutre all'80% di insetti; attacca i termitai, gli sciami di locuste o sta nei pressi di branchi di zebre o antilopi per nutrirsi degli insetti che trova nei loro escrementi. Oltre agli insetti, può occasionalmente nutrirsi di uova, piccoli animali (uccelli e roditori) o frutta. I suoi principali nemici naturali sono gli uccelli da preda.

 

Gli otocioni sono animali notturni. Vivono in piccoli gruppi familiari composti da una coppia e i loro cuccioli, in genere 4-5.

La gestazione dura 2 mesi, e la femmina partorisce fino a 6 piccoli, da settembre a novembre. La vita media dell'otocione è intorno ai 20 anni.

 

Gli otocioni erano un tempo considerati una sottofamiglia di canidi a sé (Otocyoninae). È controversa la questione del grado di affinità effettiva che esiste fra gli otocioni e le vere e proprie volpi (genere Vulpes).


Iena

Iena macchiata (Crocuta crocuta)
Iena macchiata (Crocuta crocuta)

 

La Iena, "Fisi" in Swahili, Hyena in inglese,  è un mammifero dell'ordine dei carnivori di media grandezza inclusa nella famiglia Hyaenidae.

 

 Sebbene somiglino a grossi canidi (cani, lupi, sciacalli e volpi), le iene in realtà formano una famiglia biologica a sé stante e in realtà più vicina agli Herpestidae o Viverridi (la famiglia della mangusta, del suricato e della genetta) e persino con i Felidi.

 

Il loro olfatto è sviluppatissimo, riescono a percepire la presenza di una carogna o di sangue fresco a centinaia di metri di distanza: le iene sono inoltre abilissime a osservare il volo degli avvoltoi per individuare le carcasse d'animali morti. Lo storico e vescovo francese Jacques de Vitry scrisse che al tempo delle Crociate in Terrasanta si diceva che le iene imitassero la voce umana per attirare le loro vittime.

 

La loro organizzazione è matriarcale. Ad eccezione del protele, che vive solitario o in coppia, le iene sono animali socievoli, che formano branchi ("clan") comandati generalmente da una grossa femmina e formati da individui molto uniti tra loro (anche una decina), che difendono strenuamente il loro territorio di caccia.

Amano rifugiarsi sotto terra ma sono mediocri scavatrici: preferiscono sfruttare le tane altrui (come quelle dei grossi oritteropi), oppure cavità naturali tra le rocce e le radici, dove le femmine partoriscono i loro piccoli. Le femmine maturano piuttosto tardi (2-3 anni) e partoriscono da 1 a 6 cuccioli, al cui sostentamento collaborano spesso gli altri membri del clan, portando cibo alla famiglia e difendendo la tana. I cuccioli vengono allattati a lungo e si possono considerare svezzati non prima d'un anno d'età.

 

Le iene sono considerate comunemente gli spazzini della savana, le principali divoratrici, insieme a sciacalli e avvoltoi, dei cadaveri dei grandi animali abbattuti dai predatori. Effettivamente questi carnivori svolgono un ruolo di "polizia sanitaria" in natura, riuscendo a divorare quasi per intero le carcasse dei grossi erbivori grazie alla formidabile forza di denti e mascelle e alla capacità di processamento dello stomaco (in pratica solo corna e peli non vengono digeriti).

Tuttavia è errato ritenere che esse si cibino solo di animali morti. Se è vero infatti che le iene brune e striate basano gran parte della loro dieta sulle carogne, è anche vero che le iene maculate (le più conosciute) sono soprattutto delle cacciatrici. Il protele crestato, infine, si nutre di insetti. Le iene sono abili rapinatrici delle prede altrui, in particolare di quelle dei leopardi e dei ghepardi; con il leone l'esito degli scontri è sostanzialmente in parità (a volte riescono a depredarlo sopraffacendolo in branco, altre volte sono i gruppi di leoni a rubare le prede uccise dalle iene), mentre un concorrente molto difficile da affrontare è il licaone, o cane selvatico colorato, che vive in branchi molto uniti e ha quasi sempre la meglio sulle iene, riuscendo ad allontanarle.

 

Le iene, al pari di sciacalli e avvoltoi, sono sempre state negativamente connotate, anche se tale fama è sostanzialmente immeritata. Alla iena si associano i concetti negativi di codardia, tradimento e opportunismo; spesso indicata nelle profezie come messaggera di morte e di sfortuna, la iena è invece socievole, buona nutrice dei propri cuccioli, coraggiosa e valida cacciatrice, anche se spesso è costretta a cedere le prede al cospetto di carnivori più grossi.

Ci sono stati casi di allevamento e riproduzione in cattività di alcune specie di iene ed alcuni esemplari vengono spesso usati come comparse in alcuni film horror. Tutte le iene risentono della caccia da parte dell'uomo soprattutto per la pelle ma anche come oggetto d'inseguimento e poi abbattimento durante i safari. Risentono anche della distruzione del loro ambiente naturale.

 

Solo quattro specie sopravvivono: la Iena maculata, Iena bruna e la Iena striata (che insieme formano la sottofamiglia Hyaeninae), e il Protele crestato, che è l'unico membro della sottofamiglia Protelinae

Qui elencate le specie presenti in Kenya:

Iena macchiata (Crocuta crocuta)
Iena macchiata (Crocuta crocuta)

Iena maculata

La Iena macchiata (Crocuta crocuta), "Fisi ndogo" in Swahili, nota anche come Iena ridens o Iena maculata, è una iena indigena dell'Africa subsahariana.

 

La iena macchiata è il membro dell'ordine Carnivora più sociale, avendo i gruppi composti del maggior numero di membri e i comportamenti sociali più complessi. La sua organizzazione sociale infatti dimostra più somiglianze con quella dei primati cercopitechi (babbuini e macachi) che agli altri carnivori nel numero di membri, struttura gerarchica, e nella frequenza di incontri sia tra i parenti che tra gli esemplari non imparentati. Il sistema sociale della iena macchiata però è più competitivo che cooperativo: l'accesso al cibo, l'opportunità d'accoppiarsi e il tempo per i maschi per lasciare il gruppo dipendono tutto sull'abilità di dominare altri membri del gruppo. Le femmine curano solo i loro propri cuccioli invece di assistere gli altri, e i maschi non dimostrano alcun interesse paterno. La società di questa iena è matriarcale; le femmine sono più grosse dei maschi, e li dominano.

 

È un animale di grande successo, essendo il carnivoro di taglia grossa più comune d'Africa. Il suo successo sta d'un lato alla sua adattabilità e il suo opportunismo; è principalmente una cacciatrice, ma si nutre anche di carogne, avendo la capacità di digerire pelle, ossa e altri prodotti animali. In termini funzionali, la iena macchiata è il carnivoro che trae il più nutrimento possibile d'una carcassa. Dimostra grande flessibilità nei suoi comportamenti venatori e alimentari in confronto agli altri carnivori africani; caccia sia da sola che in gruppo. Durante la caccia, le iene macchiate s'infiltrano nelle mandrie allo scopo di selezionare un individuo d'attaccare. Quando poi la preda viene selezionata, le iene l'inseguono per lunghe distanze, spesso per chilometri a 60 chilometri orari.

 

La iena macchiata ha una lunga storia d'associazione con l'umanità; esistono rappresentazioni artistiche di esso risalenti al Paleolitico superiore, inclusi dipinti rupestri nelle Grotte di Lascaux e Chauvet. La specie ha una reputazione soprattutto negativa sia nella cultura occidentale che il folklore africano. Nella prima, viene considerata come una bestia brutta e codarda, mentre nell'ultimo viene vista come una creatura avara, golosa e stupida, ma allo stesso tempo possente e pericolosa. La maggior parte delle percezioni occidentali sulla iena macchiata hanno origine nelle scritture di Aristotele e Plinio il Vecchio, benché non venne raffigurata in termini necessariamente moralistici. Giudizi esplicitamente negativi verso la specie originarono nel Fisiologo, dove venne raffigurata come un ermafrodita tombarola. 

 

È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. È la iena che si può osservare più comunemente in Africa, spesso anche di giorno malgrado sia più attiva la sera, immancabile nei documentari naturalistici.

 

Abitante delle savane e dei territori selvaggi dell'Africa sub-sahariana, la iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale. L'efficienza dell'apparato cardio-circolatorio e il cuore di grandi dimensioni aumenta la loro capacità di resistenza alla fatica e gli permette di mantenere per lunghe distanze una velocità di 10 km/h senza stancarsi. Durante gli inseguimenti, sono state cronometrate velocità superiori ai 50 km/h mantenute per oltre 3 km. Sono buone nuotatrici, capaci di controllare il loro galleggiamento e di muoversi sul fondo degli stagni trattenendo il respiro. Se non si considera la coda, che può variare da 25 a 36 cm di lunghezza, le dimensioni di questo animale sono comprese tra i 120 e i 150 cm; l'altezza al garrese tra i 75 e i 90 cm. Nel Serengeti, il peso dei maschi (usualmente più snelli delle femmine) varia tra i 45 e i 68 kg; quello delle femmine tra i 50 e 78 kg. Nell'Africa del Sud le femmine raggiungono spesso i 90 kg, mentre i maschi 75 kg. La pelliccia ha un colore bruno giallastro, con macchie nere. La testa è massiccia, con il muso più scuro, che deve la sua particolare forma alla possente mascella e ai forti denti, capaci di frantumare anche le ossa più dure. Questo animale è inoltre dotato di un olfatto e un udito molto sviluppati: spiccano per dimensione i padiglioni auricolari esterni grandi e dalla forma rotondeggiante. L'apparato genitale delle femmine è particolare e curioso, impossibile da distinguere da quello del maschio. È mancante di una vagina esterna e le labbra sono fuse per costituire una specie di sacco scrotale. Il clitoride è allungato e simile a un pene (pseudo-pene), mentre nel punto in cui il maschio ha lo scroto, la femmina presenta due sacche piene di tessuto fibroso (un falso scroto).

 

Le iene si riuniscono in clan matriarcali di dimensioni variabili, pur non esistendo un vero capo, vengono rispettate senza eccezioni le gerarchie. Le femmine, più grosse e pesanti dei maschi, vincono quasi sempre le dispute per aggiudicarsi il cibo. Allo stesso modo dei maschi di altri animali, le femmine esibiscono gli organi sessuali nei rituali di saluto e per decidere la dominanza nell'ambito del gruppo.

 

Tra le iene non si formano vere e proprie coppie e la femmina è ricettiva per tutto l'arco dell'anno in momenti precisi: può arrivare ad attrarre fino a una quindicina di maschi, che si disputano il diritto di accoppiamento. Ma non è finita: i vincitori devono essere accettati dalla femmina, motivo per cui devono avvicinarlesi in modo remissivo, se non vogliono essere rifiutati furiosamente. La iena macchiata partorisce da uno a tre cuccioli, relativamente già sviluppati alla nascita, all'interno di gallerie scavate dalla madre oppure occupando quelle di altre specie. A volte piccoli di femmine diverse convivono nella stessa tana, ma riconoscono perfettamente la voce della madre e rispondono esclusivamente al suo richiamo. Prima di mangiare alimenti solidi, i giovani cominciano già a giocare con le frattaglie; lo svezzamento avviene tra i 12 e i 16 mesi, mentre la maturità sessuale viene raggiunta a 2 anni dai maschi e a 3 dalle femmine.

 

La iena è il principale «spazzino» presente sul nostro pianeta e non si lascia sfuggire assolutamente nulla che incontri sul suo cammino: delle carogne di cui si ciba lascia solamente le corna e vomita sotto forma di borra le unghie e i peli, in virtù della straordinaria efficacia tanto delle mascelle quanto dei succhi gastrici. La iena macchiata è il carnivoro più vorace che si conosca: in un solo pasto può divorare cibo per oltre un terzo del suo peso (più di 20 kg di carne), in media mangia 2–3 kg di carne al giorno ma può rimanere una settimana intera a digiuno. A differenza di quanto si pensa, le iene macchiate si nutrono in prevalenza delle prede che catturano direttamente (fino a un 90% per alcune popolazioni). In realtà è più frequente che siano i leoni ad approfittare dei bottini delle iene che non il contrario. In genere le prede preferite sono gnu e zebre, ma possono giungere ad attaccare bufali, ma con alto rischio, visto che tali animali sono capaci di ucciderle anche con una sola carica. La iena macchiata è un'ottima cacciatrice di gruppo e solitamente sfinisce le prede con lunghi inseguimenti, sfruttando la sua grande resistenza. Comunque le iene maculate non disdegnano le carcasse di animali morti che a volte arrivano a rubare agli stessi leoni quando possono sfruttare vantaggio numerico.

Risente dell'espandersi della desertificazione dovuto all'inquinamento e del bracconaggio.

Iena striata (Hyaena hyaena)
Iena striata (Hyaena hyaena)

Iena striata

La Iena striata (Hyaena hyaena), "Fisi milia o Fisi miraba" in Swahili, è l'unico carnivoro del genere Hyaena, cui appartengono numerose sottospecie, ascritto alla famiglia degli Ienidi, diffuso principalmente in Africa e in Asia, nelle regioni aperte e steppose.

 

La iena striata e le sue numerose sottospecie abitano tutta l'Africa settentrionale, centrale e orientale eccetto le regioni più torride del Sahara, nonché l'Asia sud-occidentale, ed erano particolarmente diffuse in Arabia e in India. In queste regioni, però, la consistenza numerica della specie va nettamente diminuendo, malgrado la sua straordinaria resistenza, per l'avanzare della civiltà, che sempre più estende le coltivazioni o i centri abitati. Preferisce le savane aride ed i deserti pietrosi, purché ci sia un po' d'acqua per dissetarsi.

 

La suddivisione della iena striata in varie sottospecie in genere non viene accettata ma sono state riscontrate delle differenze fra le varie popolazioni di un areale così vasto. Le iene dell'Asia Minore, Asia centrale e Sub-continente Indiano riscontrano infatti maggiori dimensioni rispetto a quelle della Penisola Arabica, del Nordafrica e dell'Africa orientale. Inoltre le iene asiatiche, data la taglia maggiore tendono ad avere abitudini meno "spazzine", dando caccia ad animali di grande taglia come cavalli, cinghiali o asini selvatici.

 

La iena striata è un carnivoro dalla struttura tozza e massiccia, soprattutto nel capo e nella parte anteriore del corpo, dove una formidabile muscolatura si accompagna alla solidità dello scheletro. La grossa testa termina in un muso relativamente appuntito, dalle labbra molli, carnose e lateralmente cascanti. Le orecchie, ben sviluppate, terminano a punta. Gli arti anteriori sono più lunghi dei posteriori, e tutti terminano con quattro dita munite di unghie non retrattili. La coda, lunga circa 40 cm, è interamente rivestita di folto pelame; la lunghezza del corpo, esclusa la coda, può giungere fino a 1,10 m e il peso medio è di circa 35–36 kg. Il mantello è costituito da un pelo lungo, folto e duro, con un colore di base grigio-giallastro, segnato da strisce verticali nere che zebrano i fianchi e attraversano gli arti. Il muso, parte della gola, le orecchie e l'ultima parte degli arti sono neri. Lungo la regione vertebrale, dalla nuca fino alla base della coda, il pelame si allunga a formare una criniera erettile, nera nella parte anteriore del corpo e per il resto grigia, striata di nero.

 

Ha costumi notturni, schivi e riservati, evita il contatto con l'uomo e, malgrado la sua diffusione, è molto difficile da osservare. La iena striata è piuttosto rara nelle zone a vegetazione arborea, mentre è più frequente nelle regioni aperte, nelle macchie, nella boscaglia rada e nelle zone steppose, soprattutto dove il terreno è ondulato e collinoso, sì da permettere all'animale di trovare ricovero in cavità o entro grotte. Si tratta, infatti, di un animale poco coraggioso e aggressivo, vivente per lo più a coppie o in piccoli nuclei familiari, e quindi nell'impossibilità di imporsi sfruttando la forza di un branco numeroso, come avviene invece per le iene macchiate.

 

Una delle più diffuse leggende relative alla iena striata, ma riferita anche a tutte le specie di Ienidi, riguarda il loro presunto ermafroditismo; una tale credenza nacque dalla particolare conformazione degli organi genitali femminili, dotati di un clitoride particolarmente sviluppato e simile nell'aspetto a un pene. La femmina partorisce una sola volta all'anno dopo una gestazione di 84 giorni, da uno a cinque piccoli. Il parto avviene in una tana e la cucciolata rimane piuttosto a lungo sotto la custodia materna. I piccoli non hanno alcuna delle ripugnanti caratteristiche degli adulti: il loro pelame è scuro, morbido, il musetto grazioso, e l'odore da essi emanato non è nauseante. Essi, inoltre, nascono con gli occhi aperti, i denti in parte sviluppati, e sono subito capaci di camminare. Quando sono in grado di provvedere a se stessi, i giovani vengono abbandonati dalla madre.

 

La iena striata si ciba comunemente di animali morti di morte naturale e delle carcasse lasciate da altri carnivori. Per questo motivo il suo cibo è molto povero ed è spesso rappresentato solo da ossa, che vengono tuttavia frantumate dalle formidabili mascelle di cui è provvista. Gli esemplari che vivono nelle vicinanze dei villaggi possono compiere delle razzie tra gli animali domestici di modeste dimensioni, ma più frequentemente si accontentano di rifiuti; per tale motivo queste iene sono particolarmente apprezzate dagli indigeni, che affidano loro il compito di spazzini del villaggio. Una tale alimentazione non esclude però che la iena dia la caccia a prede vive, rappresentate in genere da piccoli erbivori. I suoi movimenti sono lenti e silenziosi, tanto che essa può introdursi nei luoghi abitati e allontanarsene senza essere vista né sentita.

Risente dell'inquinamento dei rifiuti di cui si nutre e della caccia.

Protele (Proteles cristata)
Protele (Proteles cristata)

Protele

Il Protele (Proteles cristata), "Fisi ya nkole" in Swahili, è un piccolo mammifero insettivoro originario dell'Africa orientale e meridionale. È l'unica specie del genere Proteles.

 

Il protele è un membro della famiglia degli Ienidi; le sue uniche differenze dalla vera iena sono le seguenti: zampe anteriori con cinque dita invece di quattro, orecchie relativamente più grandi e muso più stretto. Anche le mandibole e i denti sono più deboli di quelli della vera iena. Il corpo, un po' più grande di quello di una volpe, ossia 48–50 cm alle spalle, pesa dai 9 ai 14 kg. Il pelo ha un colore giallo-grigio, con strisce nere, tranne le zampe che, al disotto del ginocchio, sono completamente nere. Inoltre il pelo è lungo sul dorso e sul collo. Questa specie di criniera è di solito liscia e appiattita, ma quando il protele è spaventato i peli si drizzano intorno al collo o, in casi estremi, su tutta la linea mediana del dorso. Il nome afrikaans del protele (e in iglese), "Aardwolf", significa «lupo di terra».

 

In Africa il protele occupa un areale disgiunto: le due grandi aree in cui esso è suddiviso, una nell'Africa orientale e nord-orientale e l'altra nell'Africa meridionale, distano tra loro 1500 km. La distribuzione è determinata in gran parte dall'areale delle termiti del genere Trinervitermes, che costituiscono la principale fonte di cibo del protele.

L'areale settentrionale si estende dalla Tanzania centrale all'Uganda nord-orientale, all'Etiopia e alla Somalia, per poi restringersi lungo le coste di Eritrea e Sudan fino a raggiungere l'estremità sud-orientale dell'Egitto.

L'areale meridionale si estende su gran parte dell'Africa meridionale, fino a comprendere l'Angola sud-occidentale, lo Zambia meridionale (a sud del fiume Kafue) e il Mozambico sud-occidentale, ma la specie è del tutto assente da Malawi, Tanzania meridionale e gran parte dello Zambia. Nel Lesotho la presenza della specie non è mai stata accertata, ma la sua esistenza è probabile.

 

Il protele è un animale timoroso, notturno, che raramente è possibile vedere allo stato libero. La sua dieta altamente specializzata consiste principalmente di poche specie di termiti (del genere Trinervitermes). Il protele sembra localizzare la sua preda soprattutto dal rumore, ma la secrezione, dall'odore intenso, emessa per difesa dalle termiti soldato, costituisce per lui uno stimolo in più. Le termiti vengono catturate con rapidi movimenti della lunga lingua. Essendo la saliva che copre la lingua appiccicosa, insieme al cibo viene ingerita anche una gran quantità di terra.

Il comportamento del protele - inclusi il tempo di massima attività, il sistema di nutrimento e il sistema sociale - è influenzato dalla sua dipendenza dalle termiti. Per la maggior parte dell'anno i periodi di attività del protele sono simili a quelli delle Trinervitermes, che sono poco pigmentate e non possono esporsi alla luce del sole, per cui vengono fuori nel tardo pomeriggio e nella notte. Le termiti si nutrono in colonna e il protele può leccarne una gran quantità in una sola volta. Certi eventi stagionali, come l'inizio delle piogge nell'Africa orientale e le fredde temperature del pieno inverno nell'Africa meridionale, sembrano limitare l'attività delle termiti. Allora i proteli spesso trovano un cibo alternativo nelle termiti più grandi della specie Hodotermes mossambicus, che sono più pigmentate e che si possono trovare anche durante il giorno localmente distribuite nelle vaste aree in cui si nutrono. Queste termiti non rappresentano la fonte di cibo preferita durante l'anno, poiché sono attive soprattutto in inverno e perché gli individui che si nutrono sono distribuiti in aree più ampie delle Trinervitermes.

I proteli possono mangiare altri insetti oltre alle termiti o alle formiche e in qualche caso particolare piccoli mammiferi, uccelli di nido o carogne, che però costituiscono una parte minima della loro dieta.

 

I proteli cacciano solitari. Questo perché le Trinervitermes si nutrono in piccoli e fitti gruppi di 25–100 cm, attraverso un'area vasta. Una coppia adulta di proteli occupa un'area di 1–2 km² con la sua ultima cucciolata. Un protele intruso può venire cacciato via fino a una distanza di 400 m, e se l'intruso si trattiene si tengono dei combattimenti molto seri. La maggior parte dei combattimenti hanno luogo durante la stagione degli amori, nella quale se ne verificano uno o due alla settimana. I combattimenti sono accompagnati da latrati rauchi o da una specie di ruggito con la criniera e i peli della coda completamente sollevati. A parte gli incontri aggressivi, il sistema territoriale sembra essere mantenuto anche attraverso la demarcazione.

Ambedue i sessi hanno ghiandole anali ben sviluppate che possono venire estroflesse per lasciare una piccola scia nera di circa 5 mm di lunghezza, sui fili d'erba, di solito vicino a un termitaio. I proteli lasciano i segnali olfattivi di demarcazione durante la notte mentre vanno in giro nei loro territori di caccia. Quando si muovono all'interno dei loro territori, essi lasciano segnali odorosi solamente una volta circa ogni 20 minuti, passando sopra a vecchie tracce olfattive o intorno alle tane e ai mucchi di letame, dove essi lasciano un segnale olfattivo fino a cinque volte in una sola visita. La frequenza dei segnali aumenta in modo drastico quando stanno nutrendosi o pattugliando i confini del territorio, lasciando un segnale ogni 50 m. In questo modo un individuo può depositare 120 segnali in due ore. Questa alta frequenza dei segnali è ancor più pronunciata durante la stagione dell'accoppiamento.

 

Le tane possono essere vecchie tane di oritteropo o di porcospino, o spaccature nella roccia, ma più spesso sono dei buchi dalle dimensioni tipiche, che il protele stesso può avere scavato od ottenuto allargando la tana di una lepre saltatrice.

I proteli spesso visitano le vecchie tane, ma ne usano solo una o due contemporaneamente e cambiano tana dopo un periodo che va da un mese a sei settimane. Durante la stagione fredda essi si recano nella tana dopo il tramonto e dormono qualche ora. In estate restano fuori dell'ingresso della tana di notte e vanno sottoterra durante il giorno. Sebbene i proteli abbiano un rigoroso sistema territoriale, molti maschi sono inclini a spostarsi nei territori adiacenti, soprattutto durante la stagione delle nascite, quando i maschi residenti, come i maschi confinanti, possono accoppiarsi con le femmine. I piccoli, di solito 2-4, nascono in primavera o in estate. Vengono alla luce con gli occhi aperti ma sono indifesi ed escono dalla tana sotterranea solo dopo 6-8 settimane.

Durante i primi pochi mesi, quando i piccoli sono ancora nella tana, il maschio può trascorrere fino a sei ore per notte a guardia della tana, mentre la femmina esce in cerca di cibo. A circa 3 mesi di età i piccoli iniziano a nutrirsi di termiti, accompagnati almeno da uno dei due genitori; più tardi, verso i 4 mesi, essi possono passare gran parte della notte nutrendosi da soli. Di solito dormono nella stessa tana della madre, mentre il maschio può dormire con loro o in un'altra tana. All'inizio della successiva stagione della riproduzione, i giovani si allontanano dal territorio dei loro genitori e, quando nasce la nuova generazione, iniziano a nutrirsi in aree lontane dalla tana: la maggior parte dei quasi-adulti si è già allontanata dalla zona.

Nonostante questa migrazione annuale dei proteli, il ripopolamento delle aree per loro adatte è molto limitata dalla persecuzione umana. I proteli sono stati uccisi talvolta a fucilate nell'errata credenza che attaccassero il bestiame.

Un protele può mangiare fino a 200.000 termiti in una notte e poiché le Trinervitermes rappresentano una vera rovina per gli allevamenti di bestiame, la specie merita di essere protetta nelle aree in cui si trova in condizioni di essere minacciata.


Sciacallo

Sciacallo striato (Canis adustus)
Sciacallo striato (Canis adustus)

Con il termine Sciacallo, "Bweha" in Swahili, Jackal in inglese, si identificano impropriamente tre (secondo alcuni quattro) diverse specie di mammiferi appartenenti al genere dei Canis, e le relative sottospecie.

Questa definizione non ha alcun valore scientifico e tassonomico, ma viene ugualmente utilizzata molto spesso per definire tali specie, che presentano delle notevoli somiglianze morfologiche tra loro.

Tali specie sono:

Canis aureus (sciacallo dorato)

Canis adustus (sciacallo striato)

Canis mesomelas (sciacallo dalla gualdrappa)

Solo le specie Canis adustus e  Canis mesomelas  sono presenti in Africa.

 

Tutte le specie di sciacallo sono contraddistinte da una taglia contenuta, minore di quella dei lupi. Possiedono una dentatura robusta, con lunghi canini e zampe lunghe e affusolate, entrambi adattamenti utili per la caccia, specialmente ad uccelli e a piccoli mammiferi. La conformazione delle zampe, in particolare, li rende dei buoni corridori, capaci di mantenere un'andatura costante che può arrivare anche ai 16 km/h per un lungo periodo di tempo.

Malgrado le somiglianze morfologiche, comunque, le varie specie di sciacallo non risultano, sul piano filogenetico, più strettamente imparentate tra loro di quanto non lo siano i diversi membri del genere Canis.

 

Gli sciacalli occupano una nicchia ecologica simile a quella dei coyote americani, in quanto sono predatori di piccoli animali e, soprattutto, mangiatori di carogne. Sono animali notturni, attivi prevalentemente all'alba e al tramonto.

La società degli sciacalli è costituita intorno ad una coppia monogama che occupa e difende un territorio ben definito. Gli sciacalli sono infatti ferocemente territoriali, ed una coppia respinge con forza le intrusioni di altri esemplari nel proprio territorio, delimitato da marchi fatti con le urine e con le feci. Un territorio tipico è grande abbastanza da permettere la crescita di due o più cuccioli, che vivono con i genitori fino all'età adulta per poi abbandonarli e cercare a loro volta un proprio territorio.

In alcune rare occasioni più sciacalli si riuniscono in un branco, ad esempio per nutrirsi di una carcassa particolarmente grande, ma nella maggior parte dei casi cacciano da soli o in coppia.

 

Gli sciacalli sono diffusi principalmente in Africa, in un'area che va dal Nordafrica fino alle savane sub-sahariane. 

Con la sola eccezione del Canis simensis, in grave pericolo di estinzione, le altre specie di sciacallo sono molto diffuse nelle rispettive aree di distribuzione e sono soliti spingersi anche molto vicino agli insediamenti umani, cercando cibo tra i rifiuti delle discariche.

 

La notevole diffusione dello sciacallo, unita alla sua abitudine di cibarsi di animali morti, ha fatto di questo animale una presenza importante nella cultura e nell'iconografia. Gli Egizi identificavano con uno sciacallo il dio Anubi, signore della morte e dell'oltretomba. Nel linguaggio comune, il termine "sciacallo" viene spesso usato in senso denigratorio per riferirsi a persone, soprattutto per indicare chi trae in qualche modo giovamento dalle difficoltà altrui. Deriva da quest'uso anche la parola sciacallaggio, che si riferisce a chi depreda la proprietà altrui in occasione di catastrofi o altri eventi eccezionali. Hanno una connotazione negativa di questo tipo la maggior parte dei riferimenti allo sciacallo nella finzione, dal romanzo di Dickens "Racconto di due città" (in cui il personaggio di Sydney Carton è soprannominato "Lo Sciacallo") ai fumetti Marvel dell'"Uomo Ragno", in cui "Sciacallo" è lo pseudonimo di un super-criminale.

Nel romanzo "Il presagio" (di David Seltzer) il protagonista, Damien l'Anticristo, è stato partorito da una femmina di sciacallo.

Sciacallo striato (Canis adustus bweha)
Sciacallo striato (Canis adustus bweha)

Sciacallo striato

Lo Sciacallo striato (Canis adustus), Side-striped jackal in inglese, è un membro della famiglia Canidae originario dell'Africa centrale e meridionale.

 

La colorazione dello sciacallo striato varia dal bruno grigiastro al marroncino, con una striscia bianca che va dalle zampe anteriori fino all'anca ed una coda scura con la punta bianca. Lo sciacallo striato può pesare tra i 6 ed i 13 kg. I maschi tendono ad essere più grandi delle femmine. Sono animali sociali che vivono in piccoli gruppi familiari, comunicando tra loro con guaiti, «grida» e versi simili a quelli del gufo. Sono notturni e sono raramente attivi durante il giorno.

 

Gli sciacalli striati vivono nelle aree boschive umide ai confini con praterie, macchie e paludi.

Si nutrono di frutta, insetti e piccoli mammiferi, come ratti e lepri, ed uccelli. Possono nutrirsi anche dei piccoli di animali più grandi, come facoceri e gazzelle. Seguono spesso i grandi felini per impadronirsi delle loro prede, ma non sono mai stati visti cacciare grosse prede da soli.

 

La stagione degli amori dipende dalla posizione geografica; ad esempio, in Africa meridionale comincia a giugno e termina in novembre. Gli sciacalli striati hanno un periodo di gestazione che varia tra i 57 ed i 70 giorni, dopo i quali la femmina mette al mondo tra i 3 ed i 6 piccoli. Raggiungono la maturità sessuale tra i 6 e gli 8 mesi di età e si allontanano dalla madre ad 11 mesi. Gli sciacalli striati sono tra le poche specie di mammiferi che si accoppiano sempre con lo stesso partner, formando coppie monogame.

 

Esistono sette sottospecie di sciacallo striato, tre di queste vivono in Kenya:

Canis adustus bweha (che vive in Africa orientale, Kisumu-Kenya)

Canis adustus laterals (che vive in Kenya nell'altopiano Uasin Gishu )

Canis adustus notatus - Sciacallo striato dell'Africa Orientale (che vive in Kenya, nella piana di Loita)

Sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas)
Sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas)

Sciacallo dalla gualdrappa

Lo Sciacallo dalla gualdrappa o sciacallo dal dorso argentato (Canis mesomelas), Black backed jackal in inglese, è un carnivoro della famiglia dei Canidi.

 

Questo Canide di colore fulvo ha una sella nera sul dorso e sulla coda, pelosa e nera.

 

Questa specie è presente in due distinte aree dell'Africa: nel corno d'Africa (Djibouti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Kenya e Tanzania) e nell'Africa meridionale (Angola, Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sudafrica e Swaziland).

I suoi habitat sono la savana e le boscaglie di Acacia.